“Dallo zolfo al carbone” candidato al Globo d’Oro 2009

Pubblicato su Cinema, Eventi con i tag , , il Giugno 30, 2009 da Dario Adamo

Piovono i successi per un’opera nata in una zona storicamente connotata dalla siccità. “Dallo zolfo al carbone” il documentario del regista siciliano Luca Vullo, dopo avere partecipato in concorso al David di Donatello, entra trionfalmente (e inaspettatamente) nella lista dei candidati per il Globo d’oro 2009.

Questo riconoscimento, tra i più importanti premi cinematografici italiani insieme al David di Donatello e al Nastro d’Argento, è assegnato ogni anno fin dall 1959 dai giornalisti stranieri dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, la più grande organizzazione di corrispondenti esteri nel mondo con una copertura di oltre 800 organi di informazione per 54 paesi rappresentati.

Su un totale di cinquantasei film visti dai giornalisti, nella sezione “Migliore Documentario” fa capolino il titolo dell’opera di Luca Vullo, che si dovrà contendere il riconoscimento con “Mi mancherai- Ricordo di Sandro Pertini” di Vittorio Giacci, giornalista, scrittore e autore nonché ex direttore degli studi di Cinecittà e “Noi che siamo ancora vive” di Daniele Cini, autore e regista di importanti reportage naturalistici e minifiction realizzati per Rai e Mediaset.

Tra i concorrenti per le altre categorie non mancheranno all’appello i pluripremiati e stranoti Sorrentino e Garrone, così come Marco Bellocchio reduce dall’ultimo festival di Cannes con il suo Vincere e Pupi Avati che concorrerà per la neo-categoria (fenomeno quello della nuova sezione inaugurato già in occasione dei Nastri d’Argento) “Migliore Commedia” con “Gli Amici del Bar Margherita”. Durante la serata di premiazione che si svolgerà giovedì 2 luglio con inizio alle 19.30 presso la Villa Massimo, Accademia Tedesca a Roma, verranno assegnati anche due riconoscimenti speciali, i Globi alla carriera, che andranno a Lina Wertmuller e Carlo Lizzani. A Gabriele Muccino andrà invece lo European Golden Globe.

Non può che fare piacere la presenza di un regista esordiente come Luca Vullo in una competizione importante come è quella del Globo d’Oro, che vedrà riuniti i consueti nomi del cinema mainstream , mentre da un angolo nascosto cominciano ad affacciarsi nuovi talenti in cerca dei meritati riconoscimenti. Questa candidatura è sicuramente un dato importante, sintomo di una rinnovata fiducia che potrà dare nuova forza a chi nel proprio lavoro si è servito solo di talento e perseveranza per emergere e farsi notare.

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Biografilm Festival 2009: i vincitori della competizione

Pubblicato su Cinema, Eventi con i tag , , il Giugno 16, 2009 da Dario Adamo

Con il party di chiusura di ieri sera si è conclusa la quinta edizione del Biografilm Festival 2009, che quest’anno ha visto la partecipazione di un gran numero di appassionati i quali, giorno dopo giorno hanno seguito proiezioni e incontri, con la costante possibilità di interagire con i protagonisti dell’evento, sempre presenti e ben disposti nei confronti di tutti.

La giuria dell’edizione 2009 composta da Roberta Ronconi, Michela Gallio, Stan Warnow e Spiros Stathoulopoulos durante la mattinata dell’ultima giornata ha decretato vincitore del Lancia Award|Biografilm Festival 2009 Jeremiah Zagar, autore di In a Dream, film sulla vita di Isaiah Zagar, padre del giovane regista e artista eccentrico che con i suoi mosaici ha decorato parte della città di Philadelphia. Un documento di vita che come un diario si va sviluppando giorno per giorno, passando per i momenti più difficili di un artista che ha anteposto spesso il suo lavoro alla sua famiglia con il risultato di rischiare spesso la caduta definitiva e salvato sempre per un soffio dai figli affettuosi e da una moglie molto comprensiva.

Il Best Life Award|Biografilm Festival 2009 per il miglior racconto biografico è andato invece a Persona non grata di Fabio Wuytack anche questa volta figlio del protagonista del suo racconto Frans Wuytack prete, manovale e artista che decide di cambiare la sua vita intorno agli anni ‘60 preferendo ad una vita agiata e regolare, la lotta per la causa delle Favelas venezuelane che gli ha comportato l’esilio negli anni ‘70.

Una menzione speciale da parte della giuria è stata assegnata al coinvolgente racconto di Petra Seeger, In Search of Memory, film sui successi e sull’incredibile personalità del Premio Nobel per la Medicina Eric Kandel, uomo dalla risata travolgente che ha fatto della ricerca scientifica sulle sinapsi e sull’immagazzinamento della memoria un obiettivo costante, non smettendo mai di amare la sua vita, i suoi cari e il suo passato.

Per quanto riguarda il film più amato dal pubblico l’Audience Award|Biografilm Festival 2009 è andato a Garbage Warrior di Oliver Hodge, film su un architetto ostinato e controcorrente, Micheal Reynolds, che fin dal primo giorno di attività professionale ha creduto solo nel suo modo di costruire abitazioni (con materiali di riciclo, lattine e pneumatici), scontrandosi sempre con l’ottusità della macchina burocratica e con le leggi anti-sviluppo sostenibile, riuscendo però poi a convincere qualcuno delle sue buone ragioni.

Infine un premio speciale per il 5° Biografilm Festiva| International Celebration of Lives è andato a Protagonist di Jessica Yu, mentre Il premio Lancia Celebration of Lives|Biografilm Festival 2009 è stato consegnato a Elliot Tiber, autore del libro da cui il regista Ang Lee ha attinto per il suo ultimo film, presentato in anteprima europea durante il festival, Taking Woodstock.

Quasi un’intera settimana di biografie e racconti di vita non sembrava essere bastata ieri sera per la gente che con grosse difficoltà e con un po’ di amarezza ha dovuto abbandonare la Manifattura delle Arti, luogo che per sei giorni è riuscito a ricreare un’atmosfera accogliente e ospitale in sintonia con il Woodstock/leitmotiv di quest’anno. La speranza è quella di rivedersi l’anno prossimo con la stessa buona qualità di film in concorso e con il medesimo entusiasmo bifronte, di ospiti e pubblico.

Woodstock al Biografilm Festival. Il Director’s Cut del documentario di Wadleigh

Pubblicato su Cinema, Eventi con i tag , , il Giugno 11, 2009 da Dario Adamo

Quanti sanno cosa è (stato) Woodstock? Quanti possono immaginare veramente cosa abbia significato per gli organizzatori e per i partecipanti, quale sia stata l’entità reale (impressionante) dell’evento, cosa si possa provare a vedere dal vivo The Who, Janis Joplin, Jimi Hendrix e molti altri nell’arco di nemmeno tre giorni?

Nel 1969 un giovane regista esordiente di nome Micheal Wadleigh era lì per riprendere quell’evento epocale e l’anno successivo vinse un meritatissimo oscar come miglior documentario con il suo Woodstock. Quest’anno esce in DVD (data prevista 23 giugno) una mirabile edizione aggiornata Woodstock: Three Days of Peace & Music-The Director’s Cut lunga ben 218 minuti che il pubblico del Biografilm Festival 2009 ha avuto modo di vedere in anteprima a termine della prima giornata dell’evento.

L’inconsueta durata del documentario avrebbe potuto spaventare i partecipanti del festival che invece, come in preda ad uno stato di estasi lisergica, non sono usciti dalla sala fino all’una di notte, vittime accondiscendenti di una magica empatia che si è creata con il pubblico che nel 1969 stava seduta su una collina ad ascoltare alcuni tra i più grandi artisti di sempre.

Ad entrare subito in sintonia con l’atmosfera ha contribuito la presenza ad inizio proiezione del regista Micheal Wadleigh, impegnato per l’intero pomeriggio a scattare foto per tutto il cortile della cineteca e a scambiare due chiacchiere con tutti coloro che ne avessero avuto voglia, accompagnato dal “padre” di Woodstock Artie Kornfeld, il montatore del documentario Stan Warnow e il fotografo di scena Barry Z Levine che hanno voluto salutare il pubblico, suggerendo di godere del film prestando particolare attenzione ai testi delle canzoni e invitando ad alzarsi in piedi, ballare e fare qualsiasi cosa si volesse durante la proiezione.

Sono bastati pochi minuti perchè il viaggio a ritroso nel tempo cominciasse e ci si sentisse parte di quella cosa chiamata Woodstock: sintomatici a riguardo gli applausi alla fine di ogni concerto ripreso con maestria dal regista e la sua troupe (tra cui figura un giovanissimo collaboratore di nome Martin Scorsese), gli accompagnamenti canori della platea per i brani più noti o le due dita alzate su richiesta di Sly and The Family Stone. Ad aprire le danze ieri come allora Richie Havens salito per primo su un palco ancora in costruzione, mentre la gente cominciava a riempire quella vasta distesa di terra. Il resto è storia, che dopo quarant’anni fa ancora piacere rileggere attraverso le immagini sapientemente montate da Stan Warnow: le performance di Jefferson Airplane, The Who, Canned Heat, Joe Cocker, Santana, Ten Years After, Ario Guthrie, Sha-na-na, Country Joe passando per molti altri ed arrivando al grande concerto serale di Janis Jolplin e all’ultimo, attesissimo, ma arrivato solo la mattina del lunedì quando già la collina di Bethel era semivuota, di Jimi Hendrix.

Le scene dei concerti si alternano alle interviste ai ragazzi che vi hanno partecipato e alla gente del luogo in parte piacevolmente sorpresa dell’educazione e della civiltà dei giovani “fricchettoni” e in parte disgustata per un festival che permetteva “a ragazzini di quindici anni di dormire in una tenda”.

Le opinioni su quei giorni e su ciò che ne è conseguito come si sa sono le più varie e controverse, da chi ci ha visto la riunione di giovani che cercavano le risposte alle domande della loro vita in quella reunion tutta sesso, droga e libertà a coloro che la considerano un evento-segno, in grado di fornire un confine nella recente storia della musica e della civiltà tra un prima woodstock e un dopo woodstock. Una cosa è certa: fu impressionate viverlo allora ed è altrettanto sconvolgente ri-vederlo oggi, pur nella magra consolazione di fruirne attraverso delle immagini. Di qualità.

“Dallo zolfo al carbone”entra nelle aule universitarie: il regista Luca Vullo invitato come docente dagli atenei di Padova e Bologna

Pubblicato su Cinema, Eventi il Giugno 2, 2009 da Dario Adamo

Lo scorso 27 maggio il giovane regista Luca Vullo è stato invitato dal prof. Mirco Melanco dell’Università degli Studi di Padova per un incontro con gli studenti del DAMS impegnati in un laboratorio che ha come scopo la realizzazione di un documentario dedicato alla memoria del grande Dziga Vertov, nell’ottantesimo anniversario del film girato a Mosca “L’uomo con la macchina da presa”.

Luca Vullo con il successo ottenuto grazie al suo ultimo lavoro “Dallo zolfo al carbone”, oltre ai consueti riconoscimenti presso festival e rassegne, in questi ultimi tempi ha anche ricevuto numerosi apprezzamenti da parte di molti docenti universitari di cinema. Per l’incontro, l’autore ha fornito indicazioni necessarie riguardo le tecniche di sceneggiatura, ripresa e montaggio per la realizzazione di un film documentario.

Per il giovane regista nisseno non si tratta della prima volta nella prestigiosa veste di docente universitario: lo scorso 20 aprile infatti, Luca Vullo è stato invitato a partecipare ad una lezione del corso di Promozione e Marketing del Prodotto Audiovisivo tenuto dalla Prof.ssa Veronica Innocenti dell’Università di Bologna. In quell’occasione si è discusso con gli studenti riguardo le strategie produttive e le tecniche di distribuzione pensate per il documentario low-budget “Dallo zolfo al carbone”.

Le due esperienze accademiche dell’autore tessono inoltre un filo invisibile che lo lega all’esperienza di un suo famoso concittadino, noto alla quasi totalità degli studiosi di cinema: Lino Miccichè, tra i più importanti critici cinematografici italiani di tutti i tempi, senza avere mai portato a termine gli studi universitari (nota in comune, al meno per il momento, con il giovane cineasta di Caltanissetta) cominciò molto presto la sua attività di docente, arrivando nel tempo a ricoprire incarichi presso le università di Trieste, Siena, Parigi – Sorbonne e Roma III. Semplici casualità che fanno comunque ben sperare sull’attività del giovane regista.

Domenica 24 maggio inoltre il documentario è stato proiettato presso il Centro civico Centeleghe di Collegno, in provincia di Torino, nell’ambito della dodicesima rassegna del Festival Cinemambiente. L’incontro, organizzato in occasione della giornata mondiale dell’ambiente e con la collaborazione del Centro studi “La Casa Sicilia”, ha visto la partecipazione oltre che dell’autore, delle autorità comunali e degli organizzatori dell’evento, anche quella dell’ultimo cantastorie siciliano, Nonò Salomone.

Sempre a Torino il documentario “Dallo zolfo al carbone” è stato proiettato, alla presenza del regista, lo scorso giovedì 28 maggio presso L’Archvio Nazionale Cinematografico della Resistenza. La proiezione è stata parte di una serie di appuntamenti riguardanti la rassegna “Costituzione e Cittadinanza al cinema” che durerà fino al 21 giugno.

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Corto Circuito – Il cinema contempraneo nella rete. Convegno internazionale di studi

Pubblicato su Cinema, Eventi il Maggio 27, 2009 da Dario Adamo

Si è chiuso ieri il convegno internazionale di studi “Corto circuito – il cinema contemporaneo nella rete” tenutosi presso i laboratori DMS di via Azzo Gardino 65a , curato da Michele Fadda e dedicato al compianto Franco La Polla. L’incontro, che ha occupato quasi interamente le giornate del 25 e 26 maggio, ha concluso inoltre l’attività 2009 del Centro La Soffitta – Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna.

Nei due giorni di lavori sono intervenuti professori dalle più importanti università italiane e non solo, che hanno fornito il loro contributo concentrandosi sui diversi aspetti che caratterizzano il cinema contemporaneo, sia nelle sue problematiche di ordine teorico, sia nelle sue implicazioni tecniche legate all’innovazione tecnologica.

“Di cosa parliamo quando parliamo di cinema contemporaneo” è stato il titolo della relazione introduttiva, nonché il principale nodo da sciogliere per i vari intervenuti al convegno che hanno portato il proprio punto di vista su un tema tanto vasto, quanto spigoloso e stimolante. C’è chi, come il prof. Guglielmo Pescatore dell’Università “ospitante”di Bologna, si è preoccupato maggiormente di rilevare alcune importanti trasformazioni nel sistema mediale, soffermandosi su fenomeni quali la convergenza digitale, la scalabilità dei contenuti e la serializzazione, cogliendo in questi ultimi la rivoluzionaria subordinazione del medium al messaggio (con buona pace di Marshall McLuhan). Ma non sono mancati gli apporti più “pratici”, come i riferimenti ai cambiamenti avvenuti nei modi di ripresa, nelle fasi di pre e post produzione nell’ambito della realizzazione audiovisiva portati inesorabilmente dal digitale, di cui si è occupato il prof. Vito Zagarrio dell’università di Roma Tre o ancora la reciproca influenza che si realizza oggi tra due realtà solo apparentemente distanti tra loro, come quelle del cinema e del videogioco che danno origine a “oggetti” di straordinaria innovatività, come nel caso preso in esame dal prof. Ruggero Eugeni dell’università cattolica di Milano.

Si è parlato anche di “elaborazione del canone 2.0”, cioè di cosa cambia nelle classifiche (pubblico e critica) dei film più visti, imperdibili o essenziali nell’era del cinema contemporaneo, a partire dalle quali il prof. Roy Menarini ha costruito un’interessantissima analisi che sta alla base del suo prezioso intervento. Non è mancata nemmeno la politica, trattata sia direttamente, cioè nella sua influenza che questa ha sui generi cinematografici (“modi della circolazione neomediale del cinema politico italiano” a cura dei prof. Giacomo Manzoli e Francesca Negri), sia nei termini di un’attenzione rivolta alle retoriche che accompagnano le uscite dei film, che creano attese o spezzano illusioni, ma che inevitabilmente nell’era contemporanea fanno parte degli oggetti stessi, si accompagnano fino a creare qualcosa di unico con il film (si tratta del contributo offerto da Andrea Bellavita).

Sicuramente però, ciò che ha piacevolmente sorpreso tutti i presenti è stato l’intervento, avvenuto nella tarda mattinata del secondo giorno di lavori, del più giovane tra i relatori, l’unico a cui non è possibile far precedere la sigla prof., ma che per un giorno se la sarebbe meritata “ad honorem”, legittimata dell’esaustività, nonché dalla complessità del suo intervento su un genere cinematografico di difficile collocazione, il global cinema. Si tratta di uno studente universitario, Giorgio Avezzù, vincitore l’anno scorso dell’importante premio di critica cinematografica “Adelio Ferrero”, invitato a partecipare al convegno e che ha fornito sicuramente un importante contributo all’incontro. Importanti temi poi sono stati affrontati nel proseguo della giornata, parole come “esperienza” e “memoria” hanno attraversato i discorsi di Leonardo Gandini e Luca Malavasi, passando per gli interventi dei docenti stranieri provenienti dall’Université Paris III Sorbonne Nouvelle, Jean Loup Bourget e Laurent Jullier che si sono occupati rispettivamente dell’influenza della pittura nel cinema contemporaneo e della post-moderna modalità di ripresa (ma che affonda le sue radici ne cinema di Abel Gance) definita Run and Gun Style.

Proveniente dalla lontana università della Pennsylvania il prof. Timothy Corrigan ha affrontato un sottogenere di tutto interesse come quello a cui appartengono i cosiddetti “Essay films” (film – saggio), all’interno di un’ampia discussione su un cinema che si definisce contemporaneamente riflessivo e rifrattivo; un curioso caso di rimediazione e “dialogo” tra generi è quello descritto dalla prof.ssa Maria Roberta Novielli nella sua trattazione riguardante quei particolari romanzi per cellulare nati in Giappone, che la “scalabilità” di cui ha parlato il prof. Pescatore ha permesso che diventassero prima manga e poi finalmente un film.

Chiude la seconda giornata di lavori e, quindi, il convegno di studi, l’intervento della prof.ssa Monica Dall’Asta che si è avvalsa in maniera non volontaria e non programmata di un appassionato interlocutore “nascosto” tra gli uditori seduti in sala: il prof. Francesco Casetti, noto praticamente alla totalità degli studenti e docenti di cinema italiani e non, che ha avuto la possibilità di scontrarsi, seppur affettuosamente, con l’ultima relatrice del convegno su questioni di carattere generale relative alla riconfigurazione del quadro attuale degli studi sul cinema. A testimonianza del fatto che quando si parla di cinema contemporaneo risulta difficile (almeno per ora) lasciarsi imprigionare da classificazioni rigide o tassonomie stabili, sarà perchè come ha voluto affermare con forza Casetti il terreno di gioco è cambiato e sta continuando a cambiare, sarà perchè quel terreno è continuamente martoriato dai frequenti terremoti che si susseguono alla velocità delle odierne connessioni internet.

Biografilm Festival – International Celebration of Lives. Bologna dal 10 al 15 giugno

Pubblicato su Cinema, Eventi il Maggio 14, 2009 da Dario Adamo

Avrà luogo a Bologna dal 10 al 15 giugno presso la Manifattura delle Arti la quinta edizione del Biografilm Festival – International Celebration of Lives, che quest’anno rende un particolare omaggio al festival rock più famoso della storia, quello tenutosi a Woodstock nell’agosto del 1969.

Alla conferenza stampa tenutasi martedì 12 maggio presso la Cineteca di Bologna è stato presentato il programma riguardante i focus e le grandi anteprime del festival che per cinque giorni si occuperà di celebrare con incontri, proiezioni e seminari le vite di alcuni dei personaggi che con la loro attività, artistica e non, hanno contribuito a cambiare questo mondo.

Per quanto riguarda le grandi anteprime del festival, il direttore della manifestazione Andrea Romeo è sembrato particolarmente orgoglioso di presentare il trailer di Taking Woodstock, attesissimo film in concorso questa settimana al Festival di Cannes, del celebre cineasta di origine taiwanese Ang Lee (Il banchetto di nozze, Ragione e Sentimento, I segreti di Brokeback Mountain). Il film ha come protagonista Elliot Tiber, interpretato dal giovane Demetri Martin, che nel 1969 fu costretto ad aiutare i suoi genitori per rimettere in piedi uno sfortunato motel che si trova nel bel mezzo delle montagne di Castkill, dove da lì a poco avrà luogo il più importante concerto della storia. La commedia è tratta dall’autobiografia omonima di Elliot Tiber, che sarà ospite della manifestazione e che presenterà anche il suo libro edito da Rizzoli.

Nella sezione Biografilm 2009 oltre a Taking Woodstock, verrà presentato The Fall, film onirico e fiabesco prodotto da David Fincher e Spike Jonze e diretto da Tarsem Singh che tratta dell’inusuale incontro in un sanatorio tra una bambina e un soldato. Quest’ultimo comincia a raccontare una favola ricca di personaggi alla piccola la quale si immedesimerà a tal punto da non riconoscere più il limite tra sogno e realtà. Surfwise è invece il biopic diretto da Doug Pray che descrive le avventure di Dorian “Doc” Paskowitz che ha passato la sua vita alla ricerca dell’onda perfetta, portandosi dietro moglie e nove figli a attraversando California, Hawaii, Messico arrivando perfino ai reef israeliani. Per gli appassionati di thriller mozzafiato il Biografilm Festival propone un film che fu una vera e propria rivelazione a Cannes nel 2007: si tratta di P.V.C.-1 del greco Spiros Stathoulopoulos, girato in un unico piano sequenza da cardiopalma della durata di 85 minuti che racconta una vicenda realmente accaduta a una donna e alla sua famiglia vittime di un atto di terrorismo. Ci si sposterà tra Cuba, il Sud America fino ad arrivare in Europa per ripercorrere il cammino che ha fatto una delle immagini più popolari del mondo, la fotografia del Che scattata dal cubano Alberto “Korda” Dìaz che diventò un simbolo di rivoluzione, di lotta e di protesta, indossata e sventolata in ogni parte del pianeta, nel film di Trisha Ziff e Luis Lopez Chevolution. The Night James Brown Saved Boston di David Leaf (U.S vs John Lennon) riporterà gli spettatori alla notte del 5 aprile del 1968, dove a Boston poche ore dopo l’assassinio di Martin Luther King il concerto dei uno dei più grandi artisti di sempre, James Brown, riuscì a sedare una rivolta imminente e pericolosissima.

I Focus di quest’anno invece saranno tesi a celebrare la vita di cinque personaggi che a vario titolo sono stati protagonisti del Novecento e che meritano di essere narrati e riscoperti: uno al giorno, si partirà mercoledì 10 con la straordinaria avventura dei fratelli Warner, creatori di una delle più importanti case di produzione cinematografica hollywoodyane, si uscirà un attimo dall’ambito prettamente cinematografico per ricordare, nell’Anno Internazionale dell’Astronomia, il genio di Galileo Galilei, si parlerà poi durante le altre giornate di Klaus Kinski, Groucho Marx e Andrea Pazienza.

Previsti anche degli “eventi collaterali” come il Groucho Marx party di sabato sera, la Bio Balkan Night, con la Fanfara Burek in concerto allo Zò Cafè venerdì 12 e lo spettacolo teatrale tratto dal fumetto Pompeo di Andrea Pazienza, a cura di Davide Grassetti nella serata conclusiva di domenica.

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The Brothers Warner. Regia di Cass Warner. Anteprima europea

Pubblicato su Cinema il Maggio 13, 2009 da Dario Adamo

Quando si sente “Warner Brothers” la prima cosa a cui viene da pensare è probabilmente un simpatico coniglietto di nome Bugs Bunny che cerca di scappare da un non molto convinto cacciatore con bombetta e naso a patata chiamato Taddeo. Ma cosa c’è dietro a quel grosso scudo con le iniziali WB che apriva (e apre ancora) ogni puntata di alcuni tra i più celebri cartoni animati mai esistiti, così come molti dei capolavori del cinema classico hollywoodiano?

Cass Warner ha voluto ripercorrere la storia di una delle più importanti case di produzione cinematografiche esistenti al mondo e per farlo ha iniziato sfogliando tra gli album di famiglia. Nipote del presidente e fondatore Harry, Cass dà avvio al suo racconto ripensando agli ultimi momenti passati insieme al nonno, di cui ancora sembra possedere nitidi ricordi.

Perchè la storia della Warner Bros, non è solo il susseguirsi di vicende artistiche, produttive e distributive contraddistinte dai fisiologici periodi d’ascesa e di declino che accompagnano molte delle aziende impegnate nell’industria cinematografica. E’ anche, e forse prima di tutto, la storia di un sogno coltivato in famiglia, l’evoluzione di un’idea che ha preso corpo lentamente, grazie all’abnegazione di quattro fratelli tanto diversi da loro, ma anche molto determinati, caparbi e volenterosi.

Quattro fratelli di origine polacca Harry, Albert, Sam e Jack,  giunti nel Nuovo Mondo a inizio Novecento, intuiscono quasi contemporaneamente che quel fenomeno che attirava un grande numero di persone in una sala buia dove venivano proiettate delle “immagini in movimento” aveva delle potenzialità incredibili da far emergere e sui cui investire. E così che, messi insieme i pochissimi soldi di cui disponevano, aprirono una piccola sala da novantanove posti facendosi prestare le sedie dalla agenzia di pompe funebri di fianco che chiudeva poco prima dell’apertura di questo nuovo “cinema”.

Con questo umile tentativo inizia l’avventura dei Warner Brothers, guidati dal fratello maggiore Harry che, poco dopo, ebbe anche l’ eccezionale intuizione che l’inserimento del sonoro in quelle immagini in movimento avrebbe determinato un significativo cambiamento e un decisivo passo in avanti. Dagli anni trenta in poi i successi furono continui e numerosi, dalle produzioni di film impegnati nel sociale che scossero molti americani, alla realizzazione dei primi gangster movies (Nemico pubblico, Una pallottola per Roy, che lancia attori come James Cagney e Humphrey Bogart), passando per importanti musical quali Quarantaduesima strada e La danza delle luci fino alla fortunata serie di cartoni animati Looney Tunes che ancora oggi intrattengono i bambini di tutto il mondo.

Ma come ogni storia di successo che si rispetti, come tutte le più importanti biografie familiari placcate con l’oro della popolarità, anche le avventure dei fratelli Warner che avevano basato tutto sulla loro unione di intenti e il loro profondo legame, nonché sulle loro diverse capacità e attitudini che insieme formavano un team resistente su ogni fronte, furono minate da momenti di incertezza e debolezza. Al successo di un capolavoro come Casablanca si alternavano le accuse di filocomunismo, alla stagione d’oro di Hollywood si opponevano i disastri della Grande Depressione e alla crescita di un progetto figlio di più padri si cominciarono a manifestare le prime gelosie dei genitori più attenti o forse solo più egoisti.

La nipote Cass, fondatrice della Warner Sisters Productions, si è servita di sequenze filmiche inedite, video tratti da molti incontri istituzionali a cui parteciparono i quattro fratelli, foto pubbliche e private, e soprattutto interviste a conoscenti e amici, familiari e attori ancora oggi molto noti, per ricostruire la vicenda di quella che per molti è solo un’effigie, un marchio, tanto famoso quanto sconosciuto. Dietro quello scudo ci stanno invece sforzi e debolezze di una storia prima che produttiva umana e personale, ricca di aneddoti divertenti e poco conosciuti. Un modo di andare dietro le quinte sfogliando un album di famiglia, dove poter incontrare da Bette Davis a Bugs Bunny, da James Dean a un dodicenne di nome Dennis Hopper.

“Dallo zolfo al carbone”continua la sua corsa: vince il Primo Premio al Festival Memorie Migranti di Gualdo Tadino mentre a Miami viene proiettato in concorso al IV Sicilian Film Festival

Pubblicato su Cinema, Eventi con i tag , , , il Aprile 28, 2009 da Dario Adamo

Dallo zolfo al carbone di Luca Vullo, il documentario che ha l’onore di essere il più premiato in Italia nel 2008 non smette di ricevere riconoscimenti nemmeno nel 2009.

Dopo essere entrato nell’importante lista dei documentari di lungometraggio in concorso per il Premio David di Donatello di quest’anno, dove insieme a Dallo zolfo al carbone comparivano i nomi delle opere di registi come Bertolucci, Monicelli e Calopresti, il giovane regista Luca Vullo ha ricevuto il primo premio della quinta edizione del Festival Memorie Migranti, organizzato dal Museo Regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti” di Gualdo Tadino e che avuto come testimonial d’eccezione Piero Angela, Daniele Lucchetti e Santo Della Volpe. Il voto è stato praticamente unanime per una giuria che ne ha particolarmente apprezzato “la varietà dei documenti presentati e la capacità di organizzare l’esposizione in modo coerente, nonchè il ritmo incalzante e la colonna sonora che ha opportunamente corredato il lavoro: profondo, attento ed emozionante”.

Mentre tutto ciò succedeva in Italia giovedì 23 aprile, qualche giorno prima negli Stati Uniti il documentario veniva proiettato in concorso alla quarta edizione del Sicilian Film Festival che come le edizioni precedenti si è tenuto nella calda e soleggiata città di Miami. Il documentario che tratta i difficili temi legati alla condizione dell’emigrato (sfruttamento, identità, integrazione), ha avuto quindi la possibilità di varcare l’oceano e raggiungere anche coloro che nel nuovo mondo si sono rifatti una vita, ma che probabilmente con la testa e con il cuore non hanno mai voluto abbandonare la loro amara terra natìa.

Sabato 2 maggio Dallo zolfo al carbone sarà inoltre proiettato a Milano (Circolo Arci La Scighera, via Candiani 131) all’interno della rassegna cinematografica internazionale “Borderlands – Terre di confine”, che vedrà la partecipazione di diversi autori provenienti da tutta Europa di cui verranno presentati film, corti o documentari.

Il mondo di Horten. Regia di Bent Hamer. Con Bard Owe

Pubblicato su Cinema con i tag , , il Aprile 22, 2009 da Dario Adamo

In un mondo che non fa altro che parlare delle scarse prospettive dei giovani e di un Futuro che per loro si rende sempre più incerto, c’è anche qualcuno lassù (Norvegia) che vuole rivolgere un pensiero appassionato e sincero a coloro che dopo una vita di lavoro si sono guadagnati “il meritato riposo” e che si preoccupano del loro futuro guardando un po’ al passato e recuperando dove possibile.

Odd Horten (Bard Owe) dopo quarant’anni di onorata carriera spesa a condurre un treno che è stata la cosa più importante della sua vita, va in pensione con tanto di onorificenza speciale e party offerto dalla compagnia. Da quel giorno Odd saluta per sempre una vita scandita da un ritmo regolare come lo scorrere delle lancette di un orologio e si lascia sorprendere dalle avventure che il nuovo giorno sarà disposto a offrirle, sia che si tratti di salire su un aereo che ha sempre avuto la paura di prendere o di investire su nuove e intriganti amicizie. Tentar non nuoce e meglio tardi che mai sembra essersi detto Odd, che a stare seduto su una sedia a guardare la tv non ci pensa proprio.

Il mondo di Horten è l’ultimo lungometraggio di Bent Hamer, presentato all’anteprima inaugurale della rassegna “Luci d’inverno – Autori e tendenze del cinema scandinavo d’oggi” in programmazione al Cinema Lumière di Bologna dal 23 al 29 aprile 2009.

Il regista Bent Hamer, noto al grande pubblico per il bukowskiano Factotum riesce nell’intento di raccontare una piccola storia che ha come protagonista un novello pensionato, appassionando e facendo sorridere con sorprendente spirito di coinvolgimento, nonostante l’utilizzo di quello humor freddo e distaccato di certo cinema nordeuropeo. Pur descrivendo il difficile tema dell’abbandono legato alla terza età e alla pensione, Hamer propone un bizzarro ottimismo da non intendere come sterile sentenza retorica su improbabili maniere di viversi quello che resta della vita (perchè meglio tardi che mai…), ma da leggere come piccolo omaggio all’età più matura di un essere umano. Ciò si traduce anche nella realizzazione di un film “buono per tutti”,giovani e adulti, che diverte senza vantare di essere commedia e che appassiona pur non essendo un dramma.

Fatta eccezione per la proiezione di giovedì 23 aprile al Cinema Lumière, la distribuzione nelle sale italiane è prevista per metà giugno, tra il 15 e il 19 del mese.

Louise Michel. Regia di B.Delépine e G.Kervern. Con Yolande Moreau e Bouli Laners

Pubblicato su Cinema con i tag , il Aprile 3, 2009 da Dario Adamo

In epoca di crisi la caccia al ladro si trasforma nella caccia al capo, alla ricerca dei responsabili che hanno mandato in malora famiglie intere in ogni parte del mondo. La disperazione latente ha portato già a sequestri (a volte simbolici, a volte reali) di direttori generali o responsabili del personale. E se la rabbia e la frustrazione si spingessero ancora oltre, cosa succederebbe?

Hanno voluto giocare su questa non troppo improbabile ipotesi i registi francesi Benoit Delépine e Gustave Kervern, dando vita a una suggestiva black comedy a cui hanno dato il nome di un’ anarchica francese di fine ottocento, Louise Michel.

Una decina di operaie di una fabbrica nella regione della Picardia dopo essere state subdolamente tranquillizzate dai superiori con un regalino extra fuori salario, si ritrovano improvvisamente senza impiego. Della fabbrica dove lavoravano resta solo la struttura esterna, mentre macchinari e attrezzature sono scomparse nel nulla, insieme a direttore e vice. Disperate, le operaie si riuniscono per decidere cosa fare con quello che resta loro dei quarant’anni passati a cucire e rassettare, ovvero duemila euro di liquidazione a persona. Le proposte sono molte, dai rinvestimenti in nuove attività a esperimenti artistici alquanto discutibili, fino alla soluzione che mette tutte d’accordo: pagare qualcuno per fare fuori il grande capo, colui che le ha messe tutte sul lastrico. Louise, apparentemente la più mansueta, si occuperà di selezionare il sicario (Michel) e portare a termine la missione, tra scambi di persona, equivoci e paradisi fiscali.

Grottesco e surreale Louise Michel affronta il tema più discusso dai media di quest’ultimissimo periodo, ovvero le prime e più visibili conseguenze della crisi, licenziamenti di massa e compulsiva ricerca dei colpevoli, prendendo spunto da una serie di sketch televisivi che i due registi Benoit Delépine e Gustave Kervern avevano già ideato alcuni anni fa’ (con grande e intuitiva preveggenza su quello che sarebbe successo da lì a qualche tempo).

Semplicissimo nella regia e nella messa in scena (molta camera fissa e prossemica misurata e sobria), il film a tratti può dare l’impressione di andare avanti in maniera cabarettistica e squinternata, con il susseguirsi di gag disomogenee in quanto a gusto e comicità, ma valutato nel suo complesso è un apprezzabile (e provocatorio) tentativo di rappresentare ciò che potrebbe succedere da un momento all’altro se i buoni smettono di fare i buoni (a ragion veduta) e cominciano a perseguitare i cattivi in un’ improvvisa , famelica e invertita caccia ai gatti da parte di orde di topolini senza più nemmeno una briciola di formaggio.

Premiato al Sundance Film Festival di quest’anno con una menzione speciale della giuria per l’originalità e al Festival di San Sebastian del 2008 per la migliore sceneggiatura, Louise  Michel sarà nelle sale italiane dal 3 aprile 2009.