Capita frequentemente che si ascolti per molto tempo un artista, se ne conoscano a memoria canzoni e ritornelli, si vada ai suoi concerti con passione ed energia restando piacevolmente colpiti anche di come riesca a coinvolgere dal palco in uno spettacolo dal vivo, ma si sappia poco di chi è veramente, cosa fa e (ahimè!) cosa pensa.
Quando un cantante raggiunge un certo livello (di fama e di levatura artistica), viene, che lo voglia o no, investito come da poteri speciali. In quel momento si sta facendo ambasciatore del suo genere musicale nel mondo e conseguentemente del messaggio che normalmente vincola quella musica. Lo faceva magistralmente Bob Marley quando girava il mondo e promuoveva la musica reggae come portatrice di messaggi quali l’Amore, la pace e la fratellenza tra i popoli. Quello che diceva, faceva. Quello che pensava, cantava. Senza scarti, coerentemente e con vero ardore. Ma era Bob Marley.
Oggi ci sono altri artsiti, oggi il numero Uno al mondo della musica reggae è senza ombra di dubbio Alborosie che, cresciuto artisticamente in Italia con i Reagge National Tickets, vola in Jamaica e da lì dopo alcuni anni di rodaggio, esplode e conquista fama mondiale con questa sua nuova identità, con questo suo alter ego un po’ gangsta, alquanto lontano da quel bianco rastaman che cantava “Il Mondo” e “Il rimedio”.
Quest’anno è salito sul palco del Sikula Reggae Festival, realizzando uno spettacolo che ha strappato i consensi che si meritava, strabiliando con quella voce su cui ha dovuto sicuramente lavorare tanto, così come ha fatto con quell’inglese trasformato in ottimo jamaican english.
Il fatto che canti in questa criptica, ma tanto amata lingua di cui tutti i reggae lovers sono infatuati, non lo esula dal compito (per lo meno quando si trova in Italia) di rispondere ad alcune domande, utilizzando quel bell’italiano che gli ha insegnato mammà. Certo, qualche suono gli esce un po’ jamaican, ma almeno sappiamo e capiamo bene quello che dice.
L’intervista rilasciata qualche momento dopo il concerto tenutosi a Rosolini è a cura di uno dei ragazzi di Siciliantagonista.org, che non può farsi scappare l’occasione di rivolgere qualche domanda al number one neo-jamaicano, così da potere sapere qualcosa in più su questo successo vivente, ambasciatore della musica reggae nel mondo. Il risultato è quantomeno sconcertante, soprattutto per coloro che vogliono conoscere le opinioni di un big sui temi “scottanti”di questi ambienti, come per esempio la tanto discussa omofobia e la legalizzazione della marjuana.
La traccia audio dell’intervista è ascoltabile qui, a testimonianza del fatto che non si tratta di illazioni gratuite o di maligne supposizioni
Andiamo con ordine:
Il messaggio originale della musica reggae: Alborosie afferma di essere politicizzato, anche se fino ad ora non si è espresso al massimo. Dovremmo aspettare il suo prossimo lavoro per sentire parlare di tematiche forti: si pronuncerà sui paesi che utilizzano la violenza contro altri paesi e si spinge pure oltre, affermando che parlerà anche dell’Italia e della sua preoccupante situazione politica, del Vaticano e dell’esercito.In ogni caso dice di “non essere commerciale e di non farlo per soldi”anche se qualche bell’ambiente di lusso tra donne stupende, alcool e anelloni d’oro, nei suoi video si lascia vedere senza troppi imbarazzi.
L’omofobia: uno dei pezzi forti. Alborosie ha “un approccio molto europeo nei confronti dell’omofobia”cioè, come spiega subito dopo, non è interessato alle abitudini sessuali degli altri. Quindi? Noi europei siamo così tolleranti da non provare sdegno e orrore nei confronti di quelli che in Jamaica massacrano a sangue gli omosessuali o, ancor peggio, li vogliono vedere bruciare come paglia secca? Noi siamo così aperti culturalmente che ogni comportamento razzista, sessista, violento va bene purchè si faccia in privato e lontano dai nostri liberal-occidentali occhi? Forse si dovrebbe spiegare ad Alberto che l’omofobia non è una scelta sessuale, ma è un’avversione ossessiva e spesso crudele per gli omosessuali, qualcosa di molto diffuso in Jamaica e spesso inneggiato nei pezzi dancehall dei suoi colleghi. Lui, da artista seguito e famoso potrebbe spendere due parole d’amore universale contro tutti questi abusi ma purtroppo è soltanto un “uomo piccolo”che non può giudicare. Che sia ben chiaro comunque gli piacciono le donne, ci mancherebbe altro…
Da Stena a Alborosie, quanti passaggi? “Stena è mio padre, Alborosie è ilfiglio, senza il padre non c’è il figlio”. Complimenti mamma, hai un figlio jamaicano e non ne eri al corrente! Insomma Alberto non ha mai cantato con i Reggae National Tickets, lo starete confondendo con una altro. Lui è Alborosie punto e basta. La domanda mette in difficolta il giornalista, ma Albo lo incoraggia e lo mette su un altra strada, quello della marjuana.
Parliamo di marijuana allora. Ci piace perchè è illegale, perchè è qualcosa di proibito e ci attrae per questo. Se non fosse illegale del resto…. Ma come? E il buon vecchio Peter Tosh con la sua Legalize it e tutti gli altri che negli anni hanno combattuto per avere la marijuana legale, così da togliere almeno questo al controllo delle organizzazioni criminali, della mafia? Chi va in carcere per qualche grammo, chi passa guai inutili per una canna che, come il saggio Alborosie sa bene, non fa male a nessuno e non uccide? Niente di tutto questo lui vuole “la coltivazione industriale e l’ esportazione globale, nazionale e internazionale”, ma comunque illegale, contro il sistema, contro Babylon. Sembra di sentire un ragazzino che ha appena finito di leggere qualche saggio sull’anarchia ed è tutto infervorato per le elucubrazioni sul sistema da abbattere o da eludere. Vabbè.
Un sogno e un incubo. L’ultima perla. Il sogno di Alberto è di “vedere la musica tornare in piedi come una volta”( e fin qui diciamo che va bene) “dove ci sono i soldi,dove la gente ha i soldi, dove i ragazzi hanno i soldi in tasca e possono andare ai concerti”. Non vogliamo inasprirci proprio alla fine, ma vi assicuro che è dura. Ipotizziamo benevolmente quindi che Alberto voglia solo una più giusta ed equa ridistribuzione, un attenzione maggiore ai paesi poveri, meno scompensi tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri(vedi l’Etiopia d’oggi). Escludiamo quindi un inconscio capitalista e un Morfeo che disturbi i sogni di Albo con paperonesche piscine piene di dollari. “I soldi sono solo carta stampata e stampali sti cazzo di soldi!”Alè, tutti con i soldi, che, deduciamo, fanno la felicità. Addio messaggio originale del reggae.
Con questo articolo non si è voluto sparare a zero in maniera gratuita e illegittima su Alborosie che resta un grande cantante, il cui personalissimo stile insieme a delle grandi doti canore lo hanno portato in cima alle classifiche di tutto il mondo. Si tratta semplicemente di un invito a conoscere e a capire le intenzioni, gli obiettivi e le pulsioni degli artisti, i quali a volte peccano un attimino di sufficienza e superficialità, forse senza rendersi conto che quando si arriva in alto si è in qualche modo responsabili di qualcosa di grande, cioè di quel messaggio originale di cui si è accennato a inizio dell’intervista. Che il tempo porti consiglio.





