Archivio per luglio, 2008

“Sorelle di sangue”. Buona la prima per Teatri di Pietra 2008

Posted in Eventi on luglio 25, 2008 by Dario Adamo

Breve ma intenso, come un temporale estivo dopo una siccità prolungata. Elisabetta Pozzi cattura il pubblico con il suo vitale monologo per tutto il tempo dello spettacolo in questa serata inaugurale di Teatri di pietra 2008 al parco archelogico “Palmintelli” di Caltanissetta.

Gli spettatori sembrano avere gradito questa rivisitazione del mito greco riguardante la sorella dimenticata?ignava? di Elettra, Cristotemi,personaggio venuto fuori nuovo e per la prima volta responsabilizzato e messo in luce dalla buona miscela dei testi del poeta Ghiannis Ristos, conosciuto bene dalla Pozzi (Fedra e Il Funambolo e La Luna) e dello scrittore-drammaturgo Hugo Von Hofmannsthal.

Buona la prima pertanto, nella speranza che le prossime opere in rassegna attraggano tanti altri nisseni per i quali restare in città significherà anche il piacere di aspettare la sera e il suo fresco teatro all’aperto.

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Enzo Biagi e Pier Paolo Pasolini. Riflessioni di un Intellettuale.

Posted in Varie on luglio 24, 2008 by Dario Adamo

L’ intervista di uno tra i più grandi giornalisti mai vissuti, Enzo Biagi, allo scrittore-regista-profetico intellettuale, Pier Paolo Pasolini. Pillole di situazionismo debordiano sulla funzione (o meglio disfunzione) dei mass media come strumento alienante e omologatore, l’impossibilità della democrazia televisiva, l’utopia di una vera libertà di parola. La indiscutibile validità di posizioni prese decine di anni fa e terribilmente valide ancora oggi. Profezie d’Autore.

Last Minute Marocco (2006). Regia di F.Falaschi

Posted in Cinema on luglio 23, 2008 by Dario Adamo

Un anno avanti, il 2006. Ma se continuiamo così andremo indietro, terribilmente indietro. Menomale che c’è Mastrandrea a dire di non preoccuparci, che forse due risate ce le possiamo fare con lui, ma giusto due, senza esgarare, perchè per il resto c’è poco da salvare, il festival dei luoghi comuni, di spiazzanti stereotipi già visti, tra l’altro.

Non ce n’erano già abbastanza? Notte prima degli esami, Notte prima degli esami oggi, Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te… e chi più ne ha, più ne metta. L’importante è rispettare certi canoni, certi topic (o stereòtopic, permettettemi il conio), certi ruoli fissi che tentano di dipingere con gesso e marmo e non a colori la realtà, screditando, se vogliamo, la multiformità della nostra, italica ( e non sempre romanaccia, andiamo) società.

Tre Giovani (Daniele De Angelis,Nicolas Vaporidis e Lorenzo Balducci)  vanno in Marocco in cerca di libertà?avventura?esperienze?, con la solita fissa dello sciupare femmine con il tatto del macho italiano e con il proposito di evadere da genitori stressanti e realtà piatta/soffocante. Va in cerca dei Giovani il padre di uno di loro, Valerio Mastrandrea appunto, che inciamperà in mille disavventure e in una donna del luogo, chiaramente bella, ovviamente d’esotico fascino.

Sembra di averlo/i visto/i e il finale è, nemmeno a dirlo, a lieto fine. Al secondo lungometraggio da regista Francesco Falaschi cade troppo facilmente nel muccinismo spicciolo e nelle tautologie giovanilistiche di oggi, dallo spasmo per la marjiuana alle serate in discoteca. Anche il tentativo di parlare di multiculturalismo va male. Pazienza, sarà per un’altra volta.

L’orizzonte degli eventi (2005). Regia di D.Vicari

Posted in Cinema on luglio 23, 2008 by Dario Adamo

Dopo alcuni film appartenenti alle decadi passate e dalle grandi firme autoriali, era ora che rivolgessi lo sguardo al presente, al cinema di oggi. Al nostro cinema e ai nostri registi, che tanto hanno da mostrarci e raccontarci (e speriamo ne abbiano ancora per molto per tenere alto il nome di un paese, senza soffrire crisi d’identità malsane).

Di italiano c’è molto in questo film di Daniele Vicari, regista di un primo successo con Velocità massima. C’è il mondo precario della ricerca universitaria italiana, dove quei pochi eletti tra gli studenti più promettenti fanno a morsi tra di loro pur di andare avanti e arrivare in alto, anche a costi etici e professionali. Ci sono i paesaggi italiani, c’è il Gran Sasso abruzzese, con i suoi dorsi grandi e i suoi fianchi vasti, con le sue storie di pastori immigrati sfruttati da altri immigrati, senza pietà e senza legge.

Max (Valerio Mastrandrea), stakanovista ricercatore-fisico nucleare dedica tutto il suo tempo al Progetto Helios, esperimento cui partecipano poche altre persone tra cui la bella e brava, compagna e avversaria, Anais (Gwenaelle Simon) con cui vive e condivide questa esperienza. L’esperimento, dai difficili presupposti e obiettivi, asciuga le energie del ricercatore-promesso professore universitario, che a un certo punto arriva addirittura a barare con la scienza (e questo non si fa, e uno scienziato lo dovrebbe sapere). La crisi lo porta al tentato suicidio, avvenimento che gli farà conoscere un’ altra realtà che stava giusto sopra la sua testa, cioè sul Gran Sasso, di cui lui conosceva solo le viscere. Infatti un pastore albanese lo mette in salvo, tra paura e diffidenza, e Max infine gli promette una ricompensa che potrebbe salvare la vita al povero immigrato, messa a rischio da alcuni padroni in possesso del suo passaporto.

Regia pulita e abbastanza attenta, un Mastrandrea cupo e serioso ci guida all’interno della sua stessa crisi, battibeccando non poche volte con una decisa e corretta Gwenaelle Simon (ce la ricordiamo anche in Alla rivoluzione sulla due cavalli di Sciarra). La colonna sonora si stende bene su tutto il film, facendo spalla ai colori cupi delle gallerie autostradali e degli interni abitati, da cui Max fugge… verso i quali Max tornerà.

Orizzonti di gloria (Paths of glory, 1957). Regia di S.Kubrick

Posted in Cinema on luglio 20, 2008 by Dario Adamo

Antimilitarismo militante quello di Stanley Kubrick. Come parlare delle insensatezze della guerra, degli infimi giochi di potere tra potenti, del valore della vita umana durante gli scontri armati con occhi aperti e cuore in mano, con intelligenza e kubrckiano tocco da maestro.

Un’offensiva durante la prima guerra mondiale sul fronte franco-tedesco fa da motore alla vicenda: un generale francese ordina un quantomeno improbabile attacco al “formicaio” tedesco, inarrivabile e difficilmente attaccabile, assaporando già una promozione in caso di vittoria. Il colonello Dax (Kirk Douglas), responsabile delle operazioni, si oppone, vedendo la fatuità e la scarsa utilità strategica del colpo. L’attacco ha luogo ed è un completo disastro, come previsto. La colpa cade sulla codardia dei militari e sarà un testardo e tenace Douglas a tentare di difendere le ragioni del comportamento dei suoi uomini, tre dei quali condannati addirittura alla pena capitale.

Il lungometraggio, censurato in Francia fino al 1974, si ispira a fatti realmente accaduti e narrati nel romanzo di Humphrey Cobb. Memorabili alcuni momenti, come gli scontri dialettici tra il colonello e suoi superiori, la scena dell’esecuzione e la sequenza finale. (L’unica donna che interpreta una parte nel film, la giovane e attraente tedesca Susanne Christian, diventerà la prima e unica moglie del regista statuintense).

Film di guerra senza nemico visibile (la truppa tedesca non si vedrà mai), perchè lo scontro è interno, endogeno, autogenerato. E per questo più duro, indigeribile, insensato. Come la guerra, dipinta qui come teatro di duelli sotterranei e personali, campo di battaglia solo per i soldati armati, sofferenti e insanguinati e non per i capi, ingordi calcolatori di strategie individuali, accecati dall’oro delle loro immeritate medaglie.

“Teatri di pietra 2008”. Caltanissetta tra Cicerone, Shakespeare e Platone. Dal 26 luglio al 6 agosto.

Posted in Eventi on luglio 19, 2008 by Dario Adamo

Qualche post fa dicevo di essere tra quelli che torna. E quando si torna, vive la speranza di rivedere persone conosciute, luoghi cari, ma anche eventi di cui si conserva un buon ricordo, un’impressione positiva. Teatri di pietra è uno di quegli eventi.

Nel neo-ricavato parco archeologico “Palmintelli” di Caltanissetta, avrà luogo anche quest’anno la mini-rassegna teatrale Teatri di Pietra 2008. Quattro gli appuntamenti che compongono la manifestazione, tra il 24 luglio e il 6 agosto.

Apre giovedì prossimo Sorelle di Sangue, rappresentazione basata sulla storia di una delle figure meno indagate dalla drammaturgia classica, cioè Cristotemi, sorella minore di Elettra, tratteggiata appena dagli autori, simbolo dell’Ignavia, semplice spettatrice senza ruolo e senza parte, che assiste muta e indolente alla tragedia che colpisce la sua famiglia. Elisabetta Pozzi prende spunto dal Cristotemi del greco Ghiannis Ristos e dall’Elektra di Hugo Von Hofmannsthal, per dare vita alla sua danzante reinterpretazione del mito.

Seguiranno il 25 luglio “Contro Catilina attentato allo Stato“, di Cinzia Maccagnano, tratto principalmente dalle catilinarie di Cicerone e contaminato da Aristofane, Euripide, Catullo, Sallustio e il più contemporaneo Ibsen;il 30 luglio “Giulio Cesare o della Congiura“, un addattamento drammaturgico di Maurizio Panici dalla classica tragedia shakespeariana Giulio Cesare. Chiude la rassegna il 6 agosto “L’Apologia di Socrate”, dal classicissimo testo di Platone, interpretato tra gli altri da un rassicurante Alessio Benedetti Sardelli (ha collaborato di recente con Proietti e Albertazzi) e diretto da Riccardo Massai.

Che le aspettative non siano disilluse e che Caltanissetta possa risentire un po’ meno della congenita assenza del mare grazie al fresco vento dell’arte greco-romana.


Papillon, 1973. Regia di Franklin J. Schaffner

Posted in Cinema on luglio 18, 2008 by Dario Adamo

Scappare, fuggire, evadere. A tutti i costi, perchè la reclusione è orrenda e la libertà è il bisogno più grande dell’uomo, primario come il cibo, e non ha prezzo, anche fosse la vita stessa, anche fosse l’ultima volta. Tentarci per riuscirci, vivere per vedere.

L’aitante e odisseo carcerato è il coriaceo Henri “Papillon” Charrière (Steve McQueen), il quale ingiustamente condannato viene spedito nel bagno penale della Guyana, in Sudamerica. Durante il viaggio si imbatte in un occhialuto e furbo Luis Dega (Dustin Hoffman), con il quale nascerà un profondo rapporto di collaborazione prima e una grande, duratura amicizia poi. Papillon (porta un tatuaggio a farfalla sul petto), resiste tenacemente ai maltrattamenti del carcere, all’isolamento, agli stenti, mentre il più fortunato Dega, trova un’occupazione da collaboratore nel carcere attraverso le sue doti “diplomatiche”, senza mai dimenticarsi dell’amico che sconta pene più dure. Il desiderio di fuggire seduce anche Dega e insieme mettono a punto il piano d’evasione, riuscito a metà.

Nella trasposizione dall’autobiografico best-seller alla pellicola, Schaffner poteva arrischiarsi leggermente di più, invece di restare ligio a una certa regolarità a tratti ripetitiva. Grosso budget, speso in maniera regolare e ragionata. Grandi le interpretazioni delle due indiscusse star di Hollywood, Golden Globe di quell’anno per McQueen. Un film rispettoso di regole, pubblico e trama originale.