“Sardinia Blues”di Flavio Soriga. BOMPIANI, pp. 276 – 16,00 euro

Faccio uno strappo alla regola, un’eccezione. Inizialmente mi ero promesso ed avevo annunciato “pubblicamente” di scrivere di cinema ed eventi culturali per non perdermi troppo nei meandri dell’informazione culturale e non disorientare troppo i fruitori dei miei umili contenuti. Ma quando un libro raggiunge la portata di evento (personale in questo caso, si intende) mi sembra giusto parlarne e renderlo noto ai web-navigators che si imbattono nel mio blog.

Il libro/evento in questione è Sardinia Blues e l’autore si chiama Flavio Soriga. Sardo di nascita e cuore, romano d’adozione, il giovane scrittore è nato a Uta (CA) nel 1975 e ha all’attivo altri due libri Diavoli di Nuraiò (Il Maestrale , 2000) e Neropioggia (Garzanti, 2002) che lo hanno portato alla conquista rispettivamente del Premio Italo Calvino e al Premio Grazia Deledda Giovani.

Il ritmo, innanzitutto. Questo libro trascina, incatena, traina e ci accompagna deliziosamente e senza spingere con pressione nelle avventure di questi tre personaggi Pani, Licheri e Corda. Tre cognomi e tre ballerine per le quali i giovani soffrono ancora e che stentano a dimenticare. Tre pirati, come si autodefiniscono, che cercano di tirare avanti (anche non proprio legalmente a volte) dopo una gioventù un po’ bruciata, un po’ malinconica, ma pur sempre verace, autentica.

Una malattia, l’Anemia Mediterranea, forse più conosciuta come Thalassemia, per i continentali, fa un po’ da filo conduttore, ma senza mai appesantire o fare la facile voce grossa del vittimismo semplice. Una compagna, non voluta nè ben accetta, di una vita comunque normale, con i suoi alti e suoi bassi, gli amori e le soffernze. Una vita, tutto incluso, banalità quotidiana e decisioni difficli inculse.

I punti non ci sono in questo testo e del resto le virgole svolgono benissimo il loro lavoro: trattengono, poco, e rilanciano in quello che è il fiume degli eventi che scorre in una Sardegna non solo estiva e “vippaiola”, ma anche paesana e semplice, poco asfaltata e routinaria, discotecara quanto basta. Dalla quale a volte è necessario scappare, emigrare, per necessità o Amore che sia.

Un libro da bere come i coca-rhum della discoteca Peyote della storia e che vi disseterà, senza il rischio di sottrarvi preziosi punti della patente. Al massimo potete perdere d’cchio un bellissimo tramonto d’estate, perchè distratti e allo stesso tempo attenti alla lettura, ma senza troppi rimorsi.

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