Il cielo sopra Berlino (Der Himmel uber Berlin,1987). Regia di Wim Wenders

Nel cinema gli angeli sono stati di tutti i tipi: angeli dell’inferno(1930), ribelli(2003) o perfino con la pistola (1961). Ma mai sono stati dei cronisti dei pensieri altrui, reporter dell’attività intellettuale degli sconosciuti, silenziosi testimoni dei logorii interni di ognuno. Sempre un po’ invidiosi della condizione umana, pesante e presente, ma unica perchè vera. Loro, i custodi di un anima immortale, a volte troppo grave da portare appresso, perchè eterna.

In questo film di Wim Wenders del 1987 gli angeli sono due, uno biondo e uno castano, entrambi con impermeabile, cappello e giovanile codino. Sorvolano il cielo di Berlino, si fermano ad ascoltare i variegati pensieri dei passanti e annotano tutto, come fossero inviati speciali al festival della vita. Accompagnano anziani intellettuali nelle loro passeggiate pomeridiane, scrutano la mente di promettenti suicidi, osservano i giochi infantili dei bimbi per strada. Ma ad uno di loro, capita anche di entrare in un circo e, in vena di peccati umani, innamorarsi di una bella trapezista.

A questo punto Damiel( Bruno Ganz) avverte con più forza quello che già sentiva da tempo: il peso di una vita eterna e invisibile, sorda alle esperienze tangibili. Vuole diventare umano e ci riesce, beccandosi al risveglio un colpo in testa infertogli dalla sua stessa armatura, unico souvenir della vita passata. Durante le prime “ore di vita” si rende perfino conto che come lui in giro ce ne sono molti di ex-angeli passati a nuova esistenza, anche tra la gente famosa, come il riflessivo e profondo Tenente Colombo (Peter Falk), che si trova a Berlino per girare un film sulla Germania nazista. Damiel cerca la donna e la trova in un ancestrale epilogo d’amore.

Un film in versi, se consideriamo i dialoghi profondi a cura di Peter Handke, ma che non sono lontani dalle considerazioni tutte terrestri di Wenders. Riflessioni sull’Amore e sui rapporti individuali, l’afannosa ricerca della platonica metà della mela che ci sforziamo di immaginare continuamente e che a volte può materializzarsi. Quei gesti umani di spontanea tenerezza, l’attenzione verso l’altro, ma anche l’introspezione profonda.

Un bianco e nero che non disturba e che prende colore quando la vista da angelica diventa umana, una Berlino a tratti moderna e viva (fine anni ottanta) nelle passeggiate delle due anime croniste e devastata dalla guerra quando i passanti si buttano nei ricordi. Per molti potrà risultare di disturbo il registro alto e i toni poetanti che si stendono tra l’altro per più di due ore, ma molti altri apprezzeranno invece la dolcezza di una favola moderna che punta il dito contro la solitudine e la superficialità nei sentimenti.

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2 Risposte to “Il cielo sopra Berlino (Der Himmel uber Berlin,1987). Regia di Wim Wenders”

  1. no entiendo todo lo que dices pero es una de mis peliculas favoritas
    Un beso

  2. controreazioni Says:

    Si è anche una delle mie pelllicole preferite.

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