In principio erano le mutande (1999). Regia di Anna Negri

Chiamatela fissazione, ossessione, tormento. Chiamatela, se volete, costruzione sociale, invenzione culturale, impressione individuale. Se credete, potete spingervi a classificarlo come razionale progetto comune o contrariamente, come infatuazione del tutto istintiva temporanea o duratura che sia. Potete crederci o non crederci, crticarlo o esaltarlo. In tutti i casi, l’Amore è stato e continua a essere preoccupazione di tutti. Esiste o no? E tutti, almeno una volta, lo hanno cercato.

C’è chi poi si dispera e ne fa davvero una questione di vita o di morte, come se fosse la scommessa più grande a cui si possa partecipare. Irma (Teresa Saponangelo), per esempio, napoletana di nascita e genovese d’adozione ne fa quasi un obiettivo professionale e si ostina a cercarlo ovunque, dentro un bar o all’uscita dell’acquario, le circostanze sono solo un dettaglio di poco conto. Non è da meno la sua migliore amica Gina (Stefania Rocca), compagna di sventure e sopravvivenza, che inizia la sua ricerca da un’improbabile star della musica e la finisce con uno spigoloso, seppur dolce e onesto camionista. Insomma il motto è “I soldi non fanno la felicità (tra un lavoro e un altro le due amiche si accontentano di quello che passa l’ufficio di collocamento), ma l’Amore si!”E se poi sto benedetto amore entra dalla finestra con una divisa da pompiere, non c’è che accoglierlo e credere in lui, fino in fondo.

Il primo lungometraggio di Anna Negri, figlia del noto filosofo marxista Toni Negri, diverte e appassiona, giocando maliziosamente con le sue due protagoniste, belle e brave in maniera differente. L’una, l’esile e un po’ più incerta Stefania Rocca, resta defilata e offre una spalla di conforto e d’appoggio alla verace e appassionata Teresa Saponangelo, che tra un involtario tentato suicidio e un incerto incendio doloso, soffre, si dispera, sorride e si fa amare in un solo abbraccio dal suo pompiere e dal suo pubblico.

Una regia che predilige le inquadrature ravvicinate, medi e primi piani, in comunicazione costante con i volti  delle sventurate nelle loro espressioni ora ingenue, ora appassionate, umanamente sofferenti e realisticamente trasognanti. Una storia che barcolla tra vita reale e sogni rincorsi, ma senza scadere mai nelle imprecisioni delle favole raccontate male, sempre ben tenuta a galla dalla bravura degli attori e dalla coerenza delle parti.

So per certo che qualcuno parlerebbe senza troppi indugi di bella favoletta moderna sull’amore, ma non renderebbe merito a quello che questo film possiede in più: una giusta commistione tra dramma e commedia, il sorriso compiaciuto per le storie di vita quotidiana raccontate a colori. Certo, c’è l’Amore e non è sempre vero che chi lo cerca (come fa Irma) poi alla fine lo debba per forza trovare. Sarebbe troppo facile così, ma può pur sempre funzionare.

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Una Risposta to “In principio erano le mutande (1999). Regia di Anna Negri”

  1. Fino a qualche settimana fa, associavo al cognome Negri solo la figura di Toni, teorico dell’Autonomia e fondatore di Potere Operaio. La figlia, ha dichiarato durante la presentazione del suo nuovo film Riprendimi, di non aver mai letto i libri di suo padre per non farsi influenzare…che peccato,non sai che ti perdi… Anna ascolta papà, che tra le altre cose sarebbe molto contento di constatare che hai molto chiaro il concetto di “esproprio proletario”. Concordo pienamente con la recensione di Dario Adamo’s corner, inoltre trovo interessante la capacità della regista di saper coniugare vita sentimante e disagio sociale. Uno spaccato di quotidianità precaria fatta di sfruttamento e umiliazioni. Precarietà ,che si espande come un tumero maligno, dalla condizione lavorativa fino ad arrivare alla sfera intima, che si spera sia indenne dalle logiche del mercato e che invece….

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