Gli amanti del circolo polare (Los amantes del circulo polar, 1998). Regia di J.Medem

Otto e Ana hanno qualcosa in comune e non si tratta solo di un nome che si può leggere anche alla rovescia. Sono indissolubilmente legati, fin da piccoli. Sarà stato il caso o il destino a volere questo incontro, ma il dato è che si tratta di un’unione solida come il ferro. Che poi tale rapporto si sia anche trasformato in un Amore intenso, palpitante e longevo è questione di ostinazione e testardaggine, spontaneo lavorìo di due cuori in simbiosi.

Il padre di Otto, Alvaro (un convincente Nancho Novo), comunica al figlio la ormai prossima  e incombente separazione dalla madre. Sono cose che succedono, ma Otto non inghiotterà il boccone con così tanta facilità e un evento del genere lo segnerà per tutta la vita. Lo renderà più instabile, più testardo, più duro con se stesso e con gli altri. Allo stesso modo la madre di Ana un giorno dopo la fine delle lezioni a scuola, va a prendere la propria bambina e porta con sè una brutta notizia: il padre è morto in seguito a un terribile incidente d’auto.

Da questo incredibile incrocio di eventi, ma anche a causa  di un fanciullesco messaggio d’amore su un aeroplanino di carta, avviene la conoscenza fra le due mezze famiglie. Da un lato Otto e suo padre, dall’altro Ana e sua madre. Da lì a poco le due metà formeranno un’unica famiglia, con la piccola particolarità che coloro che dovrebbero comportarsi come fratellastri, saranno sotretti a nascondere un amore che li lega quasi morbosamente. L’improvvisato gruppo familiare non sarà esente da problemi di ogni ordine e tipo, tra separazioni, morti precoci (la madre di Otto) e tradimenti, tutte cose che non gioveranno alla giovane coppia di innamorati. Otto ruba non pochi soldi al padre e scappa, “piglia il volo” e si allontana da Ana. Non si incontreranno (almeno coscientemente) per molto tempo. Uno sguardo profondo ci suggerisce che un incontro alla fine ci sarà, ma non come era stato previsto.

Il regista di Lucia y el sexo e di Caotica Ana (c’è da sospettare che qualcosa lo leghi a questo nome palindromo) impressiona per la sua classe registica. Una costruzione che ricorda un po’ Memento di Nolan, per questo andirivieni tra infanzia ed età adulta, tra un passato che sembra presente e un presente avvolto in una fredda nebbia d’inverno. La storia d’amore si lega alle trame dei suoi personaggi che fanno tuttuno nell’incedere del film che appassiona, commuove e saltella tra sogno a realtà senza disturbare lo spettatore o danneggiare la sceneggiatura. Julio Medem conferma le sue qualità da promettente cineasta in carriera che aveva già fatto notare con Tierra, dirigendo bene i due giovani attori Fele Martinez (Otto) e Najwa Nimri (Ana) e costruendo un’ottima ambientazione trasognante ma credibile.

Una parabola sull’amore eterno (e non finchè dura, ma a lungo nel tempo), ma anche un semplice e leggero trattato sulla forza del destino e l’influenza del caso nella vita di ognuno. Le coincidenze, gli incontri, la sorte sono elementi tanto presenti quanto incidenti per tutti, nessuno escluso. Fanno nascere amori, favoriscono conoscenze, ci intromettono o escludono da disgrazie o miracoli. Danno possibilità, tolgono opportunità e purtroppo non siamo noi a decidere quando giocare o restare in panchina.

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4 Risposte to “Gli amanti del circolo polare (Los amantes del circulo polar, 1998). Regia di J.Medem”

  1. Caotica Ana è dedicata alla sorella, morta, del regista. I quadri mostrati durante il (fantastico) film sono realizzati da lei, alcuni con riadattamenti.

  2. […] (recensione sul blog di Dario D’adamo) […]

  3. […] (reseña en el blog de Dario D’adamo) […]

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