Non pensarci (2007). Regia di G. Zanasi, con Valerio Mastrandrea, Anita Caprioli, Caterina Murino.

Come raccontare un dramma familiare che si complica sempre più di giorno in giorno insieme alle vite dei singoli protagonisti che precipitano in caduta libera verso il baratro, con i toni leggeri della contemporanea commedia alla Virzì, facendo sorridere lo spettatore a intervalli regolari per tutta la durata del film. Sicuramente un buon soggetto, un film ben scritto. Ma soprattutto un attore multitasking, capace nel medesimo istante di dare vita a un’espressione del viso così triste da far crepare dalle risate. Quell’uomo è Valerio Mastrandrea, uno dei migliori attori del cinema di casa nostra.

Stefano (Valerio Mastrandrea per l’appunto) vive ormai da quattro anni a Roma nel vano intento di incidere un cd con la sua punk-rock band (che non ha mai fatto cover!), ma quando un bel giorno torna a casa dopo un concerto finito troppo presto e scopre la sua ragazza con il chitarrista di un altro gruppo (un imbarazzato Edoardo Gabriellini), decide di tornare a casa, in una più protettiva, ma scialbetta Rimini. Lentamente si accorge che dietro l’apparente tranquillità familiare si nascondono non poche buche, pronte a trasformarsi in giganteschi crateri. Il grassoccio fratellone (Giuseppe Battiston), ormai responsabile dell’azienda di famiglia rischia l’esaurimento nervoso e ha ipotecato praticamente tutto, mentre i suoi dipendenti non vedono uno stipendio da tre mesi. Il padre, lontano ormai dagli impegni di lavoro, trova conforto nelle verdi colline di un campo da golf. La sorella, sospettata di omosessualità ha lasciato l’università per dedicare la sua vita ai delfini; la madre infine frequenta corsi di felicità e autostima, guidata da improbabili santoni vestiti di bianco. Insomma non proprio la situazione ideale per staccare la spina dallo stress metropolitano. Dovrà caricarsi di responsabilità, cercare di arginare dove può e limitare i danni. Gli sviluppi saranno molteplici, complicati e sorprendenti.

Un bel risultato viene dall’aver accoppiato uno scapestrato trentenne che cerca di svoltarla a Roma, Mastrandrea, con l’imbranatello, problematico e poco responsabile Battiston, goffamente innamorato di una prostituta e alle soglie di una brutta depressione. Ma anche il resto si difende a spada tratta, un cast perfetto per il ritratto della famiglia venuta su amorevolmente, ma pronta a crollare senza preavviso sul prato del loro bel giardino. Ma è alla famiglia che si ritorna, si ricorre e su cui si può ancora sperare, quando tutto al di fuori delle mura domestiche è contaminato e marcio. E allora perchè non salvarla?

Non Pensarci è la dimostrazione che non c’è bisogno di spendere ingenti somme di denaro per dare vita a bei film, che divertono, ammiccano, raccontando storie vere realisticamente riconoscibili. Ridiamo delle incrinature della vita, dei passi falsi e delle sviste che portano a collassi. Riconosciamo la realtà di provincia con le sue certezze di superficie, le sue controllate dinamiche interne, ma spesso alquanto cedevoli. Menomale che c’è Mastrandrea, umano figlio e amico di famiglia.

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