Papà…è in viaggio d’affari (otac na službenom putu, 1985). Regia di E. Kusturica

Come si cresceva nella Sarajevo di inizio anni ’50. Come si amava e si litigava nella Repubblica Jugoslava del Presidente Tito ormai ostracizzato dai russi e uscito fuori dal Kominform, tra coloro che non sapevano ancora se accogliere il nuovo o ancorarsi saldamente al vecchio. Come si finiva male quando una semplice frase poteva diventare facile indizio di eresia e non si esitava un attimo a mandare la gente verso sconvenienti “viaggi di lavoro”…o d’affari, che dir si voglia.

A fare da reporter e cronista di quel controverso periodo è Malik (il piccolo Moreno De Bartoli), un bambino di sei anni che desidera un vero pallone di calcio, con cui poter sognare di essere un campione della sua nazionale e che è costretto, come tutti i bambini di quel tempo, a farsi circoncidere per iniziare a diventare uomo, proprio come suo padre. Ma chi è già adulto in quegli anni (proprio come suo padre), forse preferirebbe essere libero di giocare a pallone, invece di preoccuparsi non solo di quello che dice, ma probabilmente anche di quello che pensa. Basta una frase scappata per sbaglio, un incauto commento, un pensiero fuori asse e si viene subito spediti in viaggio d’affari, cioè in un campo di lavoro. Per due anni. Da qui le tensioni, le invidie, i rancori saltano fuori a iosa, tra mogli e mariti, tra cognate e cognati, tra fratelli e sorelle, alcuni perché nascondono la verità, altri perché vogliono conoscerla a tutti i costi. E il povero Malik, affetto tra l’altro da un sonnambulismo che lo fa uscire di notte come un piccolo automa per le strade bagnate di Sarajevo, non può che assistere silenzioso e inerme, mentre si prende la sua prima cotta per una deliziosa biondina con cui fa i compiti dopo la scuola, ma che è disgraziatamente corrosa da un male che la costringe a cambiare tutto il sangue che le scorre nelle vene. Alla fine qualcosa si sistema e qualcos’altro no, qualcuno ancora non smette di tradire e qualcun’ altro invece riceve in dono il suo tanto agognato pallone di cuoio, così da concederci un tenero sorriso prima di salutarci e lasciarci ai titoli di coda.

Gìà saltato agli onori della cronaca con il suo primo lungometraggio Ti ricordi di Dolly Bell? quattro anni prima, che gli fece vincere il Leone d’Oro di Venezia, Emir Kusturica nel 1985 esce unanimamente trionfante anche a Cannes, dove gli viene consegnata la Palma d’oro come miglior film in concorso per questo divertente e spregevolmente sarcastico Papà… è in viaggio d’affari.

Giocato tutto su quell’ironia e sul tono grottesco che saranno poi suoi personali marchi di fabbrica, il regista serbo confeziona un film che a rigor di genere dovrebbe essere classificato come drammatico per la storia che ha scelto di raccontare e per l’ambientazione, ma che invece fa spesso ridere rumorosamente il pubblico che assiste alla proiezione. Ma riesce a fare di più. Perché non si può non restare teneramente commossi dall’innocentissima storia d’amore tra due bambini che spogli non solo dei vestiti, ma anche di qualsiasi vergogna, fanno il bagno nella stessa vasca. Perchè è difficile non soffrire (e magari buttare lo sguardo lontano dallo schermo) insieme ai due fratellini Malik e Mirza durante la loro cerimoniale circoncisione che aprirà loro la strada della vita adulta. Perché è impossibile non ammicare compiaciuti alla scelta di fare percorrere a un astuto sonnambulo un notturno percorso che lo porterà fin dentro il letto della sua giovane amata.

Un autore che dopo questo film regalerà numerose altre perle di cinema alto e grottesco al tempo stesso, zingaro e cosmopolita, stravagante e convincente, dall’ immediatamente successivo Il tempo dei gitani, passando per il monumentale Underground e l’esilarante Gatto Nero Gatto Bianco, fino al recente omaggio a uno dei calciatori più controversi e imponenti di tutti i tempi, cioè Maradona, di cui Kusturica è fan e amico. Per non parlare della sua carriera da musicista con i No Smoking Orchestra, gruppo fondato a Sarajevo nel 1980…

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