Nessuna verità (Body of lies, 2008). Regia di Ridley Scott. Con Leonardo DiCaprio, Russel Crowe, Mark Strong. Al cinema dal 21 novembre

Quanto peso e che valore hanno oggi le informazioni? Basti pensare alla dipendenza da pc e rete internet che si è ormai creata in un qualsiasi utente medio che non riesce a stare per più di due giorni senza comunicare in istant messaging o controllare la propria mail. Ed è tutta informazione inutile, quella. Eleviamo al quadrato, o anche al cubo, il grado di importanza di tale informazione e forse riusciremo ad immaginare che peso abbia la trasmissione di dati e aggiornamenti per l’agenzia di servizi segreti più importante al mondo. Una notizia in meno, una bomba in più. Un computer acceso in ritardo, una vita spenta in anticipo. A voler essere ottimisti.

L’agente speciale in missione è Roger Ferris (Leonardo DiCaprio), l’uomo migliore di cui dispone la CIA, che, in continua e fervente comunicazione telefonica con il suo superiore, il veterano Ed Hoffman (Russel Crowe), si trova sulle tracce di uno scaltro terrorista che ha già messo a segno non pochi attacchi, organizzando bombardamenti di grossa portata, qua e là per il Medio Oriente. Ferris è la pedina sul campo, quello che rischia di saltare in aria un giorno sì e l’altro pure, Hoffman la mente che controlla e organizza tutto da casa, tra moglie preoccupata e pargoli ubbidienti. Tra i due si mette in mezzo il capo del Dipartimento dei Servizi Segreti giordani, Hani Salaam (un duro e determinato Mark Strong), un uomo per cui l’onestà nei rapporti di lavoro è la prima cosa, un “aspetto essenziale”, se si vuole raggiungere un obiettivo. E’ l’obiettivo è lo stesso per Stati Uniti e Giordania, afferrare il cattivo, ma le strategie non sempre coincidono e quando si tratta di una collaborazione, alla prima divergenza di opinioni, scatta l’apocalisse. A farne le spese è sempre il giovane Ferris, la cui unica paradossale fortuna è l’essere stato azzannato da due cani rabbiosi, incidente che gli farà conoscere una dolcissima infermiera del posto (l’attrice iraniana Golshifteh Farahani, al debutto nel cinema americano), a cui dimostra di tenere come non ha mai fatto. Il rischio è trascinarla con sé nei suoi loschi affari da “consigliere politico”, ma alla fine nell’inghippo ci cade da solo, e ben in profondità. L’unica lezione da trarne è “fidarsi e bene, non fidarsi è meglio”.

Tratto dall’omonimo romanzo del giornalista statunitense David Ignatius, “Nessuna Verità” (titolo originale “Body of lies”)supera il semplicista meccanismo della spy-story più gettonata e riesce a scavare a fondo non solo nei personaggi, ma anche nelle complesse dinamiche dei loschi giochi a compromesso forzato tra potenze e superpotenze. Merito sicuramente del materiale di partenza, il romanzo di un professionista dell’informazione che ha lavorato per 10 anni su questioni relative alla CIA e al Medio Oriente, ma anche di un attento lavoro di trasposizione dello sceneggiatore premio oscar William Monahan (“il bene e il male – The Departed”), che è riuscito a dare compattezza e ritmo a un film, che non si limita soltanto a dirci che la guerra è sbagliata a forza di mitra e bombe a mano. La tensione è alta non solo per il fatto che ci siano di mezzo terroristi arabi dal martirio facile, ma anche perché in ogni momento si dubita di fare affidamento sull’alleato sbagliato.

Oltre agli stranoti e sempre in forma DiCaprio e Crowe, una grande prova dell’attore inglese cinematografico e televisivo Mark Strong, nella parte dell’uomo tutto d’un pezzo e dall’astuzia acuminata, che devi riuscire a guardare negli occhi, se vuoi che ti risponda. Un Ridley Scott da “ottima annata” e di buoni propositi, che riempe di ferite il povero Leonardo e di gelato il già robusto Crowe.

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