Una notte, 2007. Regia di Toni D’Angelo. Con Nino D’Angelo, Riccardo Zinna, Salvatore Sansone

Il primo passo è quello più importante: può conferire la vittoria in una corsa su breve distanza, può lasciare sul posto un difensore che seppur abbastanza forte di gambe, non si aspettava tanta rapidità. Il primo passo spiazza e affonda. Ma non ci scordiamo che una squalifica può arrivare a causa di una falsa partenza…se questa viene ripetuta più di una volta.

Toni D’Angelo, il figlio della “celebrità” partenopea Nino, è alla sua prima volta da regista. “Una notte”è il suo primo passo, la sua prima partenza. Il film è ambientato a Napoli, dove si ritrovano cinque vecchi amici che non si vedono da tanto tempo e che, a causa della prematura scomparsa di un altro loro caro amico, si riuniscono e passano una notte insieme, proprio come facevano quando erano più giovani. Tra esigenze e scelte personali, i cinque non vivono più nel bel capoluogo campano: città come Bologna, Milano, Roma offrono più occasioni, più possibilità ed è così che se è possibile andare via, non si ci pensa due volte. Ma è bello ritrovarsi, ricordare come si sognava da giovani, come ci si divertiva ed è questo quello che tentano di fare. Durante la notte c’è chi strafa, chi esagera, chi cerca di recuperare, chi si confida al primo sconosciuto/a, chi aiuta e chi si fa aiutare. L’accompagnatore d’eccezione è un tassista gentile e paziente, come pochi se ne incontrano di questi tempi, che li intrattiene con riflessioni povere, ma a loro modo intense e li porta da un lato all’altro della città, dal ristorante tipico alla festa in villa, fino all’immancabile spiaggia dove è possibile fermarsi per poi riprendere…fino al mattino.

Una regia dinamica e se vogliamo abile, un buon montaggio per una storia che però non riesce ad essere profonda come meriterebbe. Le storie individuali sono sommariamente complicate e poco verosimili. Un po’ tutti falliti, chi nel lavoro chi nell’amore (e chi in entrambe), un po’ tutti goffamente disamorati della vita e sull’orlo di una crisi di nervi, d’identità o d’affetti che sia. Ognuno si lancia in questa notte dedicata all’amico scomparso in maniera confusa, a tentoni, affogando genericamente i loro problemi in un miscuglio di eccessi, rimpianti e ripensamenti. Il tassista Raffaele, tra saggezza popolare e sentita accondiscendenza, si comporta da buon Caronte notturno, traghettando anime in pena, dispensando consigli dove e quando può.

A parte un breve omaggio al Vesuvio e una rapida carrellata su un grande ammasso di “monnezza”, Napoli non è troppo in vista, ma del resto non era nelle intenzioni del regista mettere la città al centro di tutto: “Volevo raccontare una Napoli diversa, gli aspetti oleografici non mi interessavano” ci dice Toni D’Angelo, che abbiamo incontrato in occasione della presentazione del film al cinema Lumière insieme ai componenti del gruppo che hanno partecipato alla realizzazione della colonna sonora, suoi amici ed ex compagni di studio qui a Bologna, dove ha studiato. “Girare di notte a Napoli non ha rappresentato un grosso problema, mentre le difficoltà maggiori sono arrivate con la post-produzione e la distribuzione” continua Toni, che si è dovuto confrontare con un budget ristretto (poco più di centocinquanta mila euro) e l’assenza di una rete di distribuzione.

La fiducia per questo giovane esordiente figlio d’arte c’è tutta, perché sebbene la storia non riesca a coinvolgere fino in fondo, la mano e un certo stile registico fanno capolino e si lasciano comunque apprezzare. Falsa partenza o meno, si tratta pur sempre di un esordio. Squalificarlo per così poco sarebbe da arbitro ecuadoriano malfidato.

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