Archivio per febbraio, 2009

Giulia non esce la sera. Regia di G. Piccioni. Con V. Mastrandrea e V. Golino

Posted in Cinema with tags , , on febbraio 27, 2009 by Dario Adamo

Il nuoto è sempre stato considerato uno sport completo: tonifica i muscoli del corpo in maniera omogenea, fa bene alla schiena, ottimo per il cuore ed è un eccellente antidoto contro l’antiestetica cellulite. Ma forse doveva ricomparire Giuseppe Piccioni, dopo cinque anni d’assenza dal suo ultimo La vita che vorrei (2004), per farci scoprire le possibilità nascoste della piscina come luogo non solo di abnegazione sportiva, ma anche di competizione umana e di riscoperta di se stessi, dove c’è chi insegna e c’è chi impara, non solo a muovere bene il corpo, ma anche a restare a galla nonostante tutto.

Guido (Valerio Mastrandrea) è uno scrittore non proprio vitale, ma comunque di successo, che con il suo ultimo libro si è meritato di entrare in finale per un importante premio letterario. Di tanto in tanto accompagna la figlia in piscina, ma presto si accorgerà che ad avere bisogno di grandi bracciate ed esercizi respiratori sarà proprio lui, con tutti gli affanni dell’ultimo periodo. L’istruttrice che si prenderà cura di lui sarà Giulia (Valeria Golino), una donna affascinante, ma un po’ cupa, spenta, che passa tutto il giorno in piscina, ma che “non esce mai la sera”. Ben presto si scoprirà che dietro quest’impedimento si nasconde qualcosa di più grosso, che ha a che fare con un passato altrettanto buio ed è così che Guido se ne sentirà in qualche modo attratto e inizierà ad aiutarla, sentendosi via via più coinvolto e attratto.

Tocco leggero ma allo stesso tempo deciso quello di Giuseppe Piccioni, che con Giulia non esce la sera, riesce a raccontare una storia di riabilitazione sentimentale e affettiva, dove non è mai troppo tardi per recuperare e dove c’è ancora tempo per le possibilità e le occasioni, senza esagerare nei toni e trovando la giusta dimensione narrativa, scavando con perizia ed estraendo dai propri personaggi il necessario, senza cadere nella banalità o nell’espressionismo delle emozioni. Guido e Giulia si incontrano lì dove bisogna sbracciare per non affondare e in qualche modo riescono a portare questo espediente anche sulla terra ferma, dove muovendosi con più vigore e sicurezza riescono a fare più strada e più velocemente. Ciò non li porterà a risolvere del tutto i loro problemi, né il loro è un percorso che li conduce alla redenzione completa o alla catarsi finale, ma senza dubbio è una grande, unica vasca nella piscina della consapevolezza.

Meritevole d’encomio il solito Mastrandrea che pellicola dopo pellicola si conferma una certezza per i registi che lo scelgono e per il pubblico che con lui ha imparato a sorridere anche delle piccole sconfitte che sa dipingersi sul volto battuta su battuta. Non temete dunque se accanto alla voce “genere”leggerete “drammatico”, ci penserà lui a sdrammatizzare senza intaccare il risultato finale. Soddisfatti e rimborsati.

Ti ricordi di Adil? Regia di Mohamed Zineddaine. Anteprima all’Officinema Festival di Bologna

Posted in Cinema on febbraio 22, 2009 by Dario Adamo

Nei sogni d’ emigrazione si annidano desideri di rivalsa, di rivincita, di recupero. Si tengono tutti dentro, stretti stretti, impilati e compressi, fino a quando non si ha la possibilità di decomprimerli, liberarli, dare loro vitalità e contingenza in terra straniera, in terra sognata e finalmente raggiunta.

Adil porta dentro di sé tutto ciò, speranze e illusioni, e andare via dal Marocco per raggiungere la tanto agognata Italia è l’unica cosa per la quale vale la pena spendere energie. La possibilità di partire è nelle mani del fratello Faouzi che dal belpaese va e viene continuamente e che a Bologna possiede già una casa e alcuni “agganci” importanti. Finalmente anche Adil riesce a raggiungere la penisola, complice un brutto incidente che ha costretto il fratello alla sedia a rotelle e ad una costante assistenza, ed è così che può dare inizio alla realizzazione dei suoi sogni. Ma confuso e disorientato, Adil, tra la richiesta di un permesso di soggiorno ad un avvocato di dubbia affidabilità e i loschi traffici del fratello, imparerà presto che le cose non sono così facili come immaginava, né l’Italia sembra essere quel bel paese che ha imparato a sognare.

Ti ricordi di Adil? è il secondo lungometraggio del cineasta marocchino trapiantato in Italia Mohamed Zineddaine, artista, ma anche critico e giornalista, che oltre al cinema ha tra le sue passioni il teatro e la fotografia (alcune delle sue mostre sono state presentate a Bologna, Palermo, Marsiglia, Casablanca, Belgrado, Firenze e Cagliari) e che dopo Reveil, torna a lavorare per il grande schermo con una storia di ordinaria immigrazione, ma che tenta anche di innescare riflessioni di più ampio respiro sul difficile rapporto Nord-Sud e sulla necessaria e difficile convergenza Oriente-Occidente.

Girato metà a Casablanca e metà a Bologna, il film soffre di un leggero squilibrio tra la prima e la seconda parte, cioè tra le scene ambientate in Marocco e quelle girate a Bologna: a parte le due differenti scelte per quanto riguarda le tecniche di ripresa, movimentati travelling da un lato e piani-sequenza in steady-cam dall’altra, il film sembra creare subito delle buone premesse costruendo interessanti percorsi narrativi che però non trovano un armonioso compimento nel seguito della storia, cioè quando i protagonisti giungono in Italia. Le cose per Adil si fanno sempre più complicate, ma non si capisce bene a causa di chi e per quali ragioni. Fanno la loro comparsa in scena inseguitori, capi religiosi, strani pseudo-protettori di cui non si comprende la funzione o gli obiettivi.

Polifonica e interessante la genesi di questo lungometraggio: prodotto dalla società marocchina Ouarzazate Production, il film ha beneficiato di un contributo di tre milioni di euro stanziato dal Centre Cinématographique Marocain (CCM) e qui in Italia ha ricevuto il supporto fondamentale della Bologna Film Commission e del laboratorio “L’Immagine Ritrovata” della Cineteca di Bologna che ha curato la post-produzione. Fondamentale è stata anche la collaborazione delle Associazioni Officina Cinema Sud Est e Amici di Giana promotrici di un premio, di cui l’anno scorso Zineddaine è stato vincitore, che si propone di offrire una possibilità a tutti quei registi migranti che si trovano oggi nel nostro paese.

Ex (2009). Regia di Fausto Brizzi. Con Claudio Bisio, Silvio Orlando, Fabio De Luigi, Nancy Brilli

Posted in Cinema on febbraio 6, 2009 by Dario Adamo

L’amore dà, l’amore toglie. Anche il cinema. Si può dare consistenza, vigore, ritmo a una storia che si lascia seguire con trasporto, con attenzione, con una buona dose di passione così come si può togliere ognuno di questi elementi e svuotare un film come si farebbe con un deumidificatore pieno fino all’orlo, ormai in procinto di straripare. Certo, in questo caso si tratta di una necessità tecnica e funzionale. Nel caso del film significa invece mancare di rispetto nei confronti di chi al cinema tutte quelle cose le vuole vedere, ha bisogno di avvertirle per sentirsi coinvolto e appagato. Per carità, poi c’è anche chi del vuoto ne fa religione e pratica vitale, chi nel vuoto si sente comodo perché c’è tanto spazio attorno.

Ci sono otto coppie, ognuna con i propri problemi relativi al trattamento di fine rapporto sentimentale: Caterina (Brilli) e Filippo (Salemme) si rivolgono a un giudice (Orlando) per la causa di divorzio, ma soprattutto per un affidamento dei figli che nessuno dei due vuole; lo stesso giudice torna a casa e non ha pace con la moglie Loredana (Signoris) che non sopporta più e che pianta in asso per andare a vivere nella casa in affitto del giovane figlio tornando giovane come non mai, mentre l’altra figlia (Capotondi) invece va in nuova Zelanda, lasciando il suo fidanzato triste e solo a Parigi (in un monolocale di fronte il Moulin Rouge!). Paolo (De Luigi) invece non si sente libero di amare la sua nuova compagna (Cassel), una giovane e provocante dj, perché perseguitato dall’ultimo ex della stessa (Gassman), un poliziotto duro come l’acciaio. Sergio (Bisio), un “felicemente divorziato” da otto anni, scomparsa prematuramente la moglie torna a vivere con le due giovani figlie che non sa come gestire, tra richieste d’eccessiva libertà e restrizioni al menù del giorno. Infine una coppia con un piede già sull’altare (Gerini e Tognazzi), è a rischio scoppio proprio al cospetto del prete (Insinna) che li dovrebbe consacrare marito e moglie, ma che nasconde un passato da Ex di prima qualità, anzi da dieci e lode.

Gli ingredienti per condire una sfiziosa commedia degli equivoci in pieno stile italian(s) ci sono tutti, anzi forse ce ne sono troppi, così come grande è il rischio di banalizzare impietosamente su tutto ciò che riguarda i rapporti tra uomini e donne, sui divorzi, sugli allontanamenti con conseguenti crisi da relazione a distanza, proto-corna eccetera eccetera. E’ c’è voluto davvero poco a fare centro, nel senso di passare in rassegna tutte queste situazioni e collezionare cento punti nel grande bersaglio dei luoghi comuni, dal difficile rapporto genitori-figli, tra finti imbarazzi e docili concessioni, al professore universitario che approfitta della sua posizione per fare strage di studenteschi cuori volubili, alla moglie che recrimina insoddisfazione, al marito che rivendica libertà.

Il tutto visivamente contraddistinto da una fotografia da spot pubblicitario (ora della Scavolini – cucine per voi, ora da pubblicità tim con tanto di festa in villa bianca su spiaggia ocra) e da un’ambientazione a tratti sconcertante, come le improbabili aule universitarie con tanto di cuoricini videoproiettati, i monolocali da dodicimila euro d’affitto mensile in pieno centro parigino, ma abitati da giovani guide turistiche con incarichi d’ambasciata intercontinentale e le australiane ville dei sogni (di barbie). Sogno o son desto? Il pubblico se la ride ed è questo che conta, il botteghino è salvo e tutti vissero felici e contenti. L’amore trionfa sempre, alla fine.