Giulia non esce la sera. Regia di G. Piccioni. Con V. Mastrandrea e V. Golino

Il nuoto è sempre stato considerato uno sport completo: tonifica i muscoli del corpo in maniera omogenea, fa bene alla schiena, ottimo per il cuore ed è un eccellente antidoto contro l’antiestetica cellulite. Ma forse doveva ricomparire Giuseppe Piccioni, dopo cinque anni d’assenza dal suo ultimo La vita che vorrei (2004), per farci scoprire le possibilità nascoste della piscina come luogo non solo di abnegazione sportiva, ma anche di competizione umana e di riscoperta di se stessi, dove c’è chi insegna e c’è chi impara, non solo a muovere bene il corpo, ma anche a restare a galla nonostante tutto.

Guido (Valerio Mastrandrea) è uno scrittore non proprio vitale, ma comunque di successo, che con il suo ultimo libro si è meritato di entrare in finale per un importante premio letterario. Di tanto in tanto accompagna la figlia in piscina, ma presto si accorgerà che ad avere bisogno di grandi bracciate ed esercizi respiratori sarà proprio lui, con tutti gli affanni dell’ultimo periodo. L’istruttrice che si prenderà cura di lui sarà Giulia (Valeria Golino), una donna affascinante, ma un po’ cupa, spenta, che passa tutto il giorno in piscina, ma che “non esce mai la sera”. Ben presto si scoprirà che dietro quest’impedimento si nasconde qualcosa di più grosso, che ha a che fare con un passato altrettanto buio ed è così che Guido se ne sentirà in qualche modo attratto e inizierà ad aiutarla, sentendosi via via più coinvolto e attratto.

Tocco leggero ma allo stesso tempo deciso quello di Giuseppe Piccioni, che con Giulia non esce la sera, riesce a raccontare una storia di riabilitazione sentimentale e affettiva, dove non è mai troppo tardi per recuperare e dove c’è ancora tempo per le possibilità e le occasioni, senza esagerare nei toni e trovando la giusta dimensione narrativa, scavando con perizia ed estraendo dai propri personaggi il necessario, senza cadere nella banalità o nell’espressionismo delle emozioni. Guido e Giulia si incontrano lì dove bisogna sbracciare per non affondare e in qualche modo riescono a portare questo espediente anche sulla terra ferma, dove muovendosi con più vigore e sicurezza riescono a fare più strada e più velocemente. Ciò non li porterà a risolvere del tutto i loro problemi, né il loro è un percorso che li conduce alla redenzione completa o alla catarsi finale, ma senza dubbio è una grande, unica vasca nella piscina della consapevolezza.

Meritevole d’encomio il solito Mastrandrea che pellicola dopo pellicola si conferma una certezza per i registi che lo scelgono e per il pubblico che con lui ha imparato a sorridere anche delle piccole sconfitte che sa dipingersi sul volto battuta su battuta. Non temete dunque se accanto alla voce “genere”leggerete “drammatico”, ci penserà lui a sdrammatizzare senza intaccare il risultato finale. Soddisfatti e rimborsati.

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