Archivio per marzo, 2009

Diverso da chi? Regia di U. Carteni. Con Luca Argentero, Filippo Nigro, Claudia Gerini

Posted in Cinema with tags , , on marzo 20, 2009 by Dario Adamo

Piero questa volta non era gay come il Luca di Povia, lo è da quando ha sedici anni e continua a esserlo con una buona dose di caparbietà. Si è solo sentito un po’ confuso a un certo punto, ma mai pentito. Una sbandata nella carreggiata della sessualità, una curva che spunta fuori all’improvviso dopo un lungo e rassicurante rettilineo fatto di convivenza, fiducia e responsabilità.

Infatti Piero (Luca Argentero) è un giovane politico brillante ed eclettico che si ritrova quasi all’improvviso candidato sindaco di un comune del nord-est e che convive da quattordici anni con Remo (Filippo Nigri), critico culinario e inizialmente contrario all’avventura politica del compagno. I dirigenti del partito però ritengono opportuno che al rampante ma un po’ compromesso Piero gli si affianchi una figura più equilibrata, che possa spostare il baricentro del movimento un po’ più in dentro per venire incontro ai bisogni di tutti. Ed ecco l’entrata in scena di Adele (Claudia Gerini), centrista e anti-divorzista doc che, armata di talleur e proposte pro-famiglia, non può non essere in contrasto con le strategie e le posizioni radicali di Piero. Ma il buon senso e qualche amico caldeggiano un atteggiamento collaborativo piuttosto che conflittuale ed è avvicinandosi l’un l’altra e imparando a conoscersi che le cose possono cambiare fino a ribaltarsi, dando vita ad una nuova scintilla che non provoca lo scoppio come la prima, ma un caldo fuoco di passione (e amore?). Il triangolo è nato e non sarà facile uscirne, tra ripensamenti, sofferenze e ambigue soluzioni

Primo lungometraggio di Umberto Carteni, e sceneggiato dall’ormai noto Fabio Bonifacci (E allora mambo, Tandem, Si può fare) Diverso da chi? propone il dubbio sulle proprie scelte sessuali in età adulta, nonché il ribaltamento delle certezze acquisite con l’esperienza, percorrendo la strada della commedia all’italiana. Il risultato (narrativo) fortunatamente non è la poviana conversione a una più “sana e giusta normalità”, ma l’esito di una trasgressione vissuta attraverso un rapporto eterosessuale. Complicandosi con un rebus si potrebbe dire: il diverso vede compromessa la sua normalità da una normale che si sente attratta dal diverso a cui sorge il dubbio di essere normale mentre ha sempre pensato di essere diverso. Ma, a voler girare la pagina e leggere la soluzione con un gesto tanto semplice quanto banale, Diverso da chi?…alla fin fine.

Un gioco delle parti insomma, dove con rocambolesca rapidità si passa dall’una all’altra “sponda”, ora con immensi slanci emotivi, ora con sommessa rassegnazione, scambiandosi la patata bollente delle colpe e delle responsabilità. Una messa in scena un po’ farsesca più che da commedia e grasse risate per chi si accontenta.

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La matassa. L’ultimo film di Ficarra e Picone. Dal 13 marzo al cinema

Posted in Cinema with tags , , on marzo 12, 2009 by Dario Adamo

E’ storia di tutti i giorni e di tutte le famiglie, da nord a sud, dell’Italia come del mondo intero: litigi, screzi, fraintendimenti di ogni ordine e grado caratterizzano costantemente le relazioni sociali di ogni uomo che abbia instaurato una qualche relazione con un suo simile. E’ inevitabile prendere la scossa ogni tanto, non saremmo fatti di carne e ossa, altrimenti. Poi c’è chi le liti non solo le provoca, ma le eredita come se facessero parte del patrimonio familiare, come un segno particolare che non compare sulla carta d’identità, ma che ci si porta dentro fin da quando si è bambini, senza averlo mai voluto.

A Gaetano e Paolo (Ficarra e Picone) è successo proprio questo: da piccoli hanno imparato a giocare insieme, seduti sulla panchina dell’albergo di famiglia di proprietà dei rispettivi padri, come due normali cugini. Poi la lite fra i genitori, quella dura, seria, quella che nasce perché ci sono i soldi di mezzo e in un attimo si passa da parenti stretti a completi sconosciuti, cancellando istantaneamente ogni vincolo di sangue ed affettivo . I cuginetti vengono strappati ai loro giochi e costretti a restare divisi e a odiare i “parenti cattivi”. Ma il caso è sempre lì a fare la sua parte ed ecco che i due vecchi compagni di gioco, ormai più che trentenni, si trovano a dover sbrogliare la medesima matassa, tra mafiosi che chiedono gli arretrati di un pizzo mai reso e famiglie russe che pretendono quello che gli è stato promesso, tutto attorno a quell’albergo che una volta era il loro angolo di paradiso e ora è una calamita di disgrazie.

Non occorrono presentazioni per una delle coppie comiche più affiatate del nostro paese, così come non risulta necessario sottolineare le qualità artistiche dell’irruento Ficarra e del più sommesso Picone, mai macchiette dell’umorismo, ma portatori sani di divertimento non volgare (un vento d’aria fresca che spira sui canditi dei cinepanettoni), di quelli che basta mettere uno di fianco all’altro per fare partire lo sketch e fare nascere la risata.

E’ proprio l’estrema semplicità delle gag, la naturalità del botta e risposta divertente ed efficace, gli ammiccamenti, le esclamazioni, una comicità che sa intrattenere senza forzature ed esasperazioni a contraddistinguere l’ennesima serie di avventure dei due instancabili (anche se beffardamente nati stanchi) mattacchioni siciliani. Ma rispetto ai due lungometraggi precedenti stavolta sembra esserci di più: una matassa ben raggomitolata di cui però lo spettatore riesce a venirne a capo non senza impegno; una sceneggiatura cioè più articolata e studiata, più solida rispetto a Nati Stanchi e Il 7 e l’8, di cui il pubblico non può che compiacersi senza smettere di divertirsi.

“Fatevi una bella litigata con i vostri parenti e poi venite a vedere il film, così vi sentirete meglio” scherzano coralmente Ficarra e Picone con i giornalisti presenti all’anteprima bolognese del film. Ma anche senza creare dissidi familiari che potrebbero estendersi per generazioni si può andare al cinema e restare soddisfatti. Poi potreste anche provare, ma dubito stessero parlando sul serio quei due.

L’ultimo Pulcinella. Regia di M. Scaparro. Con Massimo Ranieri, Domenico Balsamo, Jean Sorel

Posted in Cinema with tags , , on marzo 9, 2009 by Dario Adamo

Teatro e cinemalontani parenti, di quelli che si incontrano una o due volte l’anno, giusto per Natale e Pasqua (e se ci scappa anche qualche compleanno), scambiandosi qualche forzato convenevole o piuttosto gemelli separati alla nascita, a cui il destino ha riservato percorsi diversi, strade similarmente tortuose, ma comunque simili nell’aspetto e con un identico DNA e che si riscoprono finalmente fratelli?

Sotto sotto sembra avere riflettuto su questa ambigua relazione Maurizio Scaparro, che ispirandosi a un soggetto inedito di Roberto Rossellini ha dato vita a questo L’ultimo Pulcinella, sceneggiato insieme a Rafael Azcona e Diego De Silva e interpretato dal sempre vigoroso Massimo Ranieri.

Michelangelo (Massimo Ranieri) è un attore di teatro nato, cresciuto e pasciuto a Napoli, dove ormai la maschera di Pulcinella non interessa più a nessuno e dove non c’è più spazio per i paladini della commedia dell’arte. Scappato di casa il figlio Francesco (Domenico Balsamo), colpevole di avere assistito a un omicidio di camorra, Michelangelo parte alla volta di Parigi dove il suo primogenito sembra essersi nascosto. Occorrerà spingersi fino alle banlieues della metropoli per ritrovare il figlio, gentilmente ospitato da una certa Cecilia (Carla Ferraro), e insieme a lui ravvivare la speranza di poter ricominciare di nuovo qualcosa. Aiutato da un vecchio amico professore alla Sorbona (Jean Sorel), dalla sua giovane assistente Faiza (Margot Dufrene) e dai ragazzi del quartiere, Michelangelo rimette in moto un vecchio teatro abbandonato dove vive un’ ex-attrice di discutibili origini francesi (Adriana Asti), che custodisce quell’edificio nel timore che venga un giorno buttato giù per costruirvi sopra un supermercato. Organizzata in poco tempo l’eterogenea compagnia teatrale, tutti si danno da fare per la messa in scena di uno spettacolo ispirato a Pulcinella. La difficoltà maggiore però non verrà da dentro e cioè dall’assegnazione delle parti, la suddivisione dei ruoli, l’impegno dei ragazzi e quant’altro, ma da ciò che brucia e batte fuori dalle porte dello stabile: gli scontri delle banlieues che qualcuno cerca di tenere distanti e qualcun’altro non può che portarli con sé. Come quelli di Napoli, alla fine. Come dire… tutto il mondo è paese. E l’artista? Cerca il suo spazio e fa sentire la sua voce, come meglio può e con tutte le sue forze.

Dietro il difficile dialogo intergenerazionale, topos del cinema e della narrativa di tutti i tempi, L’ultimo Pulcinella non è solo la storia di un figlio che scappa dal padre, del padre che insegue il figlio e della ricongiunzione che ne nascerebbe di conseguenza, così come potrebbe sembrare se ci si fermasse a un livello di superficialità pari a quello di un qualsiasi trailer promozionale. “Ognuno quando scrive o racconta, lo fa in maniera un po’ autobiografica” ci dice Maurizio Scaparro, che era presente all’anteprima bolognese tenutasi alla Cineteca Lumiere di Bologna. Ed è normale dunque, che nel film di un uomo che del teatro ha fatto professione di fede oltre che di fatto (è l’attuale direttore della Biennale Teatro di Venezia), non può che esserci tanto, tantissimo (amore per il) teatro. Teatro non solo come nobile forma d’espressione o insigne disciplina artistica, ma anche quale straordinario mezzo di comunicazione, luogo di compartecipazione ad altissimo valore paideutico-formativo e, perché no, a suo modo strumento di rivalsa sociale. E per avere tutto questo in un sol colpo, quale miglior interprete se non Massimo Ranieri che, da scugnizzo a “cantattore”, come gli piace definirsi, trasuda passione per il palcoscenico anche quando interpreta una canzone?

Poi c’è il cinema che qui aiuta il teatro a sfogarsi un po’, a parlare di se stesso attraverso le sue modernissime macchine da presa, con tanto di inquadrature e di montaggio a seguire. Lo fa con la sbadataggine e la formalità un po’ maldestra di un parente lontano o con l’affetto scrupoloso di un gemello che scopre dopo tanto tempo di non essere figlio unico? I cinefili più ortodossi penseranno al parente distratto, i più laici potrebbero optare per la lieta ricongiunzione di famiglia. Vedere per sentenziare e decidere dove collocarsi.