La matassa. L’ultimo film di Ficarra e Picone. Dal 13 marzo al cinema

E’ storia di tutti i giorni e di tutte le famiglie, da nord a sud, dell’Italia come del mondo intero: litigi, screzi, fraintendimenti di ogni ordine e grado caratterizzano costantemente le relazioni sociali di ogni uomo che abbia instaurato una qualche relazione con un suo simile. E’ inevitabile prendere la scossa ogni tanto, non saremmo fatti di carne e ossa, altrimenti. Poi c’è chi le liti non solo le provoca, ma le eredita come se facessero parte del patrimonio familiare, come un segno particolare che non compare sulla carta d’identità, ma che ci si porta dentro fin da quando si è bambini, senza averlo mai voluto.

A Gaetano e Paolo (Ficarra e Picone) è successo proprio questo: da piccoli hanno imparato a giocare insieme, seduti sulla panchina dell’albergo di famiglia di proprietà dei rispettivi padri, come due normali cugini. Poi la lite fra i genitori, quella dura, seria, quella che nasce perché ci sono i soldi di mezzo e in un attimo si passa da parenti stretti a completi sconosciuti, cancellando istantaneamente ogni vincolo di sangue ed affettivo . I cuginetti vengono strappati ai loro giochi e costretti a restare divisi e a odiare i “parenti cattivi”. Ma il caso è sempre lì a fare la sua parte ed ecco che i due vecchi compagni di gioco, ormai più che trentenni, si trovano a dover sbrogliare la medesima matassa, tra mafiosi che chiedono gli arretrati di un pizzo mai reso e famiglie russe che pretendono quello che gli è stato promesso, tutto attorno a quell’albergo che una volta era il loro angolo di paradiso e ora è una calamita di disgrazie.

Non occorrono presentazioni per una delle coppie comiche più affiatate del nostro paese, così come non risulta necessario sottolineare le qualità artistiche dell’irruento Ficarra e del più sommesso Picone, mai macchiette dell’umorismo, ma portatori sani di divertimento non volgare (un vento d’aria fresca che spira sui canditi dei cinepanettoni), di quelli che basta mettere uno di fianco all’altro per fare partire lo sketch e fare nascere la risata.

E’ proprio l’estrema semplicità delle gag, la naturalità del botta e risposta divertente ed efficace, gli ammiccamenti, le esclamazioni, una comicità che sa intrattenere senza forzature ed esasperazioni a contraddistinguere l’ennesima serie di avventure dei due instancabili (anche se beffardamente nati stanchi) mattacchioni siciliani. Ma rispetto ai due lungometraggi precedenti stavolta sembra esserci di più: una matassa ben raggomitolata di cui però lo spettatore riesce a venirne a capo non senza impegno; una sceneggiatura cioè più articolata e studiata, più solida rispetto a Nati Stanchi e Il 7 e l’8, di cui il pubblico non può che compiacersi senza smettere di divertirsi.

“Fatevi una bella litigata con i vostri parenti e poi venite a vedere il film, così vi sentirete meglio” scherzano coralmente Ficarra e Picone con i giornalisti presenti all’anteprima bolognese del film. Ma anche senza creare dissidi familiari che potrebbero estendersi per generazioni si può andare al cinema e restare soddisfatti. Poi potreste anche provare, ma dubito stessero parlando sul serio quei due.

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