Archivio per maggio, 2009

Corto Circuito – Il cinema contempraneo nella rete. Convegno internazionale di studi

Posted in Cinema, Eventi on maggio 27, 2009 by Dario Adamo

Si è chiuso ieri il convegno internazionale di studi “Corto circuito – il cinema contemporaneo nella rete” tenutosi presso i laboratori DMS di via Azzo Gardino 65a , curato da Michele Fadda e dedicato al compianto Franco La Polla. L’incontro, che ha occupato quasi interamente le giornate del 25 e 26 maggio, ha concluso inoltre l’attività 2009 del Centro La Soffitta – Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna.

Nei due giorni di lavori sono intervenuti professori dalle più importanti università italiane e non solo, che hanno fornito il loro contributo concentrandosi sui diversi aspetti che caratterizzano il cinema contemporaneo, sia nelle sue problematiche di ordine teorico, sia nelle sue implicazioni tecniche legate all’innovazione tecnologica.

“Di cosa parliamo quando parliamo di cinema contemporaneo” è stato il titolo della relazione introduttiva, nonché il principale nodo da sciogliere per i vari intervenuti al convegno che hanno portato il proprio punto di vista su un tema tanto vasto, quanto spigoloso e stimolante. C’è chi, come il prof. Guglielmo Pescatore dell’Università “ospitante”di Bologna, si è preoccupato maggiormente di rilevare alcune importanti trasformazioni nel sistema mediale, soffermandosi su fenomeni quali la convergenza digitale, la scalabilità dei contenuti e la serializzazione, cogliendo in questi ultimi la rivoluzionaria subordinazione del medium al messaggio (con buona pace di Marshall McLuhan). Ma non sono mancati gli apporti più “pratici”, come i riferimenti ai cambiamenti avvenuti nei modi di ripresa, nelle fasi di pre e post produzione nell’ambito della realizzazione audiovisiva portati inesorabilmente dal digitale, di cui si è occupato il prof. Vito Zagarrio dell’università di Roma Tre o ancora la reciproca influenza che si realizza oggi tra due realtà solo apparentemente distanti tra loro, come quelle del cinema e del videogioco che danno origine a “oggetti” di straordinaria innovatività, come nel caso preso in esame dal prof. Ruggero Eugeni dell’università cattolica di Milano.

Si è parlato anche di “elaborazione del canone 2.0”, cioè di cosa cambia nelle classifiche (pubblico e critica) dei film più visti, imperdibili o essenziali nell’era del cinema contemporaneo, a partire dalle quali il prof. Roy Menarini ha costruito un’interessantissima analisi che sta alla base del suo prezioso intervento. Non è mancata nemmeno la politica, trattata sia direttamente, cioè nella sua influenza che questa ha sui generi cinematografici (“modi della circolazione neomediale del cinema politico italiano” a cura dei prof. Giacomo Manzoli e Francesca Negri), sia nei termini di un’attenzione rivolta alle retoriche che accompagnano le uscite dei film, che creano attese o spezzano illusioni, ma che inevitabilmente nell’era contemporanea fanno parte degli oggetti stessi, si accompagnano fino a creare qualcosa di unico con il film (si tratta del contributo offerto da Andrea Bellavita).

Sicuramente però, ciò che ha piacevolmente sorpreso tutti i presenti è stato l’intervento, avvenuto nella tarda mattinata del secondo giorno di lavori, del più giovane tra i relatori, l’unico a cui non è possibile far precedere la sigla prof., ma che per un giorno se la sarebbe meritata “ad honorem”, legittimata dell’esaustività, nonché dalla complessità del suo intervento su un genere cinematografico di difficile collocazione, il global cinema. Si tratta di uno studente universitario, Giorgio Avezzù, vincitore l’anno scorso dell’importante premio di critica cinematografica “Adelio Ferrero”, invitato a partecipare al convegno e che ha fornito sicuramente un importante contributo all’incontro. Importanti temi poi sono stati affrontati nel proseguo della giornata, parole come “esperienza” e “memoria” hanno attraversato i discorsi di Leonardo Gandini e Luca Malavasi, passando per gli interventi dei docenti stranieri provenienti dall’Université Paris III Sorbonne Nouvelle, Jean Loup Bourget e Laurent Jullier che si sono occupati rispettivamente dell’influenza della pittura nel cinema contemporaneo e della post-moderna modalità di ripresa (ma che affonda le sue radici ne cinema di Abel Gance) definita Run and Gun Style.

Proveniente dalla lontana università della Pennsylvania il prof. Timothy Corrigan ha affrontato un sottogenere di tutto interesse come quello a cui appartengono i cosiddetti “Essay films” (film – saggio), all’interno di un’ampia discussione su un cinema che si definisce contemporaneamente riflessivo e rifrattivo; un curioso caso di rimediazione e “dialogo” tra generi è quello descritto dalla prof.ssa Maria Roberta Novielli nella sua trattazione riguardante quei particolari romanzi per cellulare nati in Giappone, che la “scalabilità” di cui ha parlato il prof. Pescatore ha permesso che diventassero prima manga e poi finalmente un film.

Chiude la seconda giornata di lavori e, quindi, il convegno di studi, l’intervento della prof.ssa Monica Dall’Asta che si è avvalsa in maniera non volontaria e non programmata di un appassionato interlocutore “nascosto” tra gli uditori seduti in sala: il prof. Francesco Casetti, noto praticamente alla totalità degli studenti e docenti di cinema italiani e non, che ha avuto la possibilità di scontrarsi, seppur affettuosamente, con l’ultima relatrice del convegno su questioni di carattere generale relative alla riconfigurazione del quadro attuale degli studi sul cinema. A testimonianza del fatto che quando si parla di cinema contemporaneo risulta difficile (almeno per ora) lasciarsi imprigionare da classificazioni rigide o tassonomie stabili, sarà perchè come ha voluto affermare con forza Casetti il terreno di gioco è cambiato e sta continuando a cambiare, sarà perchè quel terreno è continuamente martoriato dai frequenti terremoti che si susseguono alla velocità delle odierne connessioni internet.

Biografilm Festival – International Celebration of Lives. Bologna dal 10 al 15 giugno

Posted in Cinema, Eventi on maggio 14, 2009 by Dario Adamo

Avrà luogo a Bologna dal 10 al 15 giugno presso la Manifattura delle Arti la quinta edizione del Biografilm Festival – International Celebration of Lives, che quest’anno rende un particolare omaggio al festival rock più famoso della storia, quello tenutosi a Woodstock nell’agosto del 1969.

Alla conferenza stampa tenutasi martedì 12 maggio presso la Cineteca di Bologna è stato presentato il programma riguardante i focus e le grandi anteprime del festival che per cinque giorni si occuperà di celebrare con incontri, proiezioni e seminari le vite di alcuni dei personaggi che con la loro attività, artistica e non, hanno contribuito a cambiare questo mondo.

Per quanto riguarda le grandi anteprime del festival, il direttore della manifestazione Andrea Romeo è sembrato particolarmente orgoglioso di presentare il trailer di Taking Woodstock, attesissimo film in concorso questa settimana al Festival di Cannes, del celebre cineasta di origine taiwanese Ang Lee (Il banchetto di nozze, Ragione e Sentimento, I segreti di Brokeback Mountain). Il film ha come protagonista Elliot Tiber, interpretato dal giovane Demetri Martin, che nel 1969 fu costretto ad aiutare i suoi genitori per rimettere in piedi uno sfortunato motel che si trova nel bel mezzo delle montagne di Castkill, dove da lì a poco avrà luogo il più importante concerto della storia. La commedia è tratta dall’autobiografia omonima di Elliot Tiber, che sarà ospite della manifestazione e che presenterà anche il suo libro edito da Rizzoli.

Nella sezione Biografilm 2009 oltre a Taking Woodstock, verrà presentato The Fall, film onirico e fiabesco prodotto da David Fincher e Spike Jonze e diretto da Tarsem Singh che tratta dell’inusuale incontro in un sanatorio tra una bambina e un soldato. Quest’ultimo comincia a raccontare una favola ricca di personaggi alla piccola la quale si immedesimerà a tal punto da non riconoscere più il limite tra sogno e realtà. Surfwise è invece il biopic diretto da Doug Pray che descrive le avventure di Dorian “Doc” Paskowitz che ha passato la sua vita alla ricerca dell’onda perfetta, portandosi dietro moglie e nove figli a attraversando California, Hawaii, Messico arrivando perfino ai reef israeliani. Per gli appassionati di thriller mozzafiato il Biografilm Festival propone un film che fu una vera e propria rivelazione a Cannes nel 2007: si tratta di P.V.C.-1 del greco Spiros Stathoulopoulos, girato in un unico piano sequenza da cardiopalma della durata di 85 minuti che racconta una vicenda realmente accaduta a una donna e alla sua famiglia vittime di un atto di terrorismo. Ci si sposterà tra Cuba, il Sud America fino ad arrivare in Europa per ripercorrere il cammino che ha fatto una delle immagini più popolari del mondo, la fotografia del Che scattata dal cubano Alberto “Korda” Dìaz che diventò un simbolo di rivoluzione, di lotta e di protesta, indossata e sventolata in ogni parte del pianeta, nel film di Trisha Ziff e Luis Lopez Chevolution. The Night James Brown Saved Boston di David Leaf (U.S vs John Lennon) riporterà gli spettatori alla notte del 5 aprile del 1968, dove a Boston poche ore dopo l’assassinio di Martin Luther King il concerto dei uno dei più grandi artisti di sempre, James Brown, riuscì a sedare una rivolta imminente e pericolosissima.

I Focus di quest’anno invece saranno tesi a celebrare la vita di cinque personaggi che a vario titolo sono stati protagonisti del Novecento e che meritano di essere narrati e riscoperti: uno al giorno, si partirà mercoledì 10 con la straordinaria avventura dei fratelli Warner, creatori di una delle più importanti case di produzione cinematografica hollywoodyane, si uscirà un attimo dall’ambito prettamente cinematografico per ricordare, nell’Anno Internazionale dell’Astronomia, il genio di Galileo Galilei, si parlerà poi durante le altre giornate di Klaus Kinski, Groucho Marx e Andrea Pazienza.

Previsti anche degli “eventi collaterali” come il Groucho Marx party di sabato sera, la Bio Balkan Night, con la Fanfara Burek in concerto allo Zò Cafè venerdì 12 e lo spettacolo teatrale tratto dal fumetto Pompeo di Andrea Pazienza, a cura di Davide Grassetti nella serata conclusiva di domenica.

Biografilm® bianco su rosso taking-woodstock


The Brothers Warner. Regia di Cass Warner. Anteprima europea

Posted in Cinema on maggio 13, 2009 by Dario Adamo

Quando si sente “Warner Brothers” la prima cosa a cui viene da pensare è probabilmente un simpatico coniglietto di nome Bugs Bunny che cerca di scappare da un non molto convinto cacciatore con bombetta e naso a patata chiamato Taddeo. Ma cosa c’è dietro a quel grosso scudo con le iniziali WB che apriva (e apre ancora) ogni puntata di alcuni tra i più celebri cartoni animati mai esistiti, così come molti dei capolavori del cinema classico hollywoodiano?

Cass Warner ha voluto ripercorrere la storia di una delle più importanti case di produzione cinematografiche esistenti al mondo e per farlo ha iniziato sfogliando tra gli album di famiglia. Nipote del presidente e fondatore Harry, Cass dà avvio al suo racconto ripensando agli ultimi momenti passati insieme al nonno, di cui ancora sembra possedere nitidi ricordi.

Perchè la storia della Warner Bros, non è solo il susseguirsi di vicende artistiche, produttive e distributive contraddistinte dai fisiologici periodi d’ascesa e di declino che accompagnano molte delle aziende impegnate nell’industria cinematografica. E’ anche, e forse prima di tutto, la storia di un sogno coltivato in famiglia, l’evoluzione di un’idea che ha preso corpo lentamente, grazie all’abnegazione di quattro fratelli tanto diversi da loro, ma anche molto determinati, caparbi e volenterosi.

Quattro fratelli di origine polacca Harry, Albert, Sam e Jack,  giunti nel Nuovo Mondo a inizio Novecento, intuiscono quasi contemporaneamente che quel fenomeno che attirava un grande numero di persone in una sala buia dove venivano proiettate delle “immagini in movimento” aveva delle potenzialità incredibili da far emergere e sui cui investire. E così che, messi insieme i pochissimi soldi di cui disponevano, aprirono una piccola sala da novantanove posti facendosi prestare le sedie dalla agenzia di pompe funebri di fianco che chiudeva poco prima dell’apertura di questo nuovo “cinema”.

Con questo umile tentativo inizia l’avventura dei Warner Brothers, guidati dal fratello maggiore Harry che, poco dopo, ebbe anche l’ eccezionale intuizione che l’inserimento del sonoro in quelle immagini in movimento avrebbe determinato un significativo cambiamento e un decisivo passo in avanti. Dagli anni trenta in poi i successi furono continui e numerosi, dalle produzioni di film impegnati nel sociale che scossero molti americani, alla realizzazione dei primi gangster movies (Nemico pubblico, Una pallottola per Roy, che lancia attori come James Cagney e Humphrey Bogart), passando per importanti musical quali Quarantaduesima strada e La danza delle luci fino alla fortunata serie di cartoni animati Looney Tunes che ancora oggi intrattengono i bambini di tutto il mondo.

Ma come ogni storia di successo che si rispetti, come tutte le più importanti biografie familiari placcate con l’oro della popolarità, anche le avventure dei fratelli Warner che avevano basato tutto sulla loro unione di intenti e il loro profondo legame, nonché sulle loro diverse capacità e attitudini che insieme formavano un team resistente su ogni fronte, furono minate da momenti di incertezza e debolezza. Al successo di un capolavoro come Casablanca si alternavano le accuse di filocomunismo, alla stagione d’oro di Hollywood si opponevano i disastri della Grande Depressione e alla crescita di un progetto figlio di più padri si cominciarono a manifestare le prime gelosie dei genitori più attenti o forse solo più egoisti.

La nipote Cass, fondatrice della Warner Sisters Productions, si è servita di sequenze filmiche inedite, video tratti da molti incontri istituzionali a cui parteciparono i quattro fratelli, foto pubbliche e private, e soprattutto interviste a conoscenti e amici, familiari e attori ancora oggi molto noti, per ricostruire la vicenda di quella che per molti è solo un’effigie, un marchio, tanto famoso quanto sconosciuto. Dietro quello scudo ci stanno invece sforzi e debolezze di una storia prima che produttiva umana e personale, ricca di aneddoti divertenti e poco conosciuti. Un modo di andare dietro le quinte sfogliando un album di famiglia, dove poter incontrare da Bette Davis a Bugs Bunny, da James Dean a un dodicenne di nome Dennis Hopper.