Corto Circuito – Il cinema contempraneo nella rete. Convegno internazionale di studi

Si è chiuso ieri il convegno internazionale di studi “Corto circuito – il cinema contemporaneo nella rete” tenutosi presso i laboratori DMS di via Azzo Gardino 65a , curato da Michele Fadda e dedicato al compianto Franco La Polla. L’incontro, che ha occupato quasi interamente le giornate del 25 e 26 maggio, ha concluso inoltre l’attività 2009 del Centro La Soffitta – Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna.

Nei due giorni di lavori sono intervenuti professori dalle più importanti università italiane e non solo, che hanno fornito il loro contributo concentrandosi sui diversi aspetti che caratterizzano il cinema contemporaneo, sia nelle sue problematiche di ordine teorico, sia nelle sue implicazioni tecniche legate all’innovazione tecnologica.

“Di cosa parliamo quando parliamo di cinema contemporaneo” è stato il titolo della relazione introduttiva, nonché il principale nodo da sciogliere per i vari intervenuti al convegno che hanno portato il proprio punto di vista su un tema tanto vasto, quanto spigoloso e stimolante. C’è chi, come il prof. Guglielmo Pescatore dell’Università “ospitante”di Bologna, si è preoccupato maggiormente di rilevare alcune importanti trasformazioni nel sistema mediale, soffermandosi su fenomeni quali la convergenza digitale, la scalabilità dei contenuti e la serializzazione, cogliendo in questi ultimi la rivoluzionaria subordinazione del medium al messaggio (con buona pace di Marshall McLuhan). Ma non sono mancati gli apporti più “pratici”, come i riferimenti ai cambiamenti avvenuti nei modi di ripresa, nelle fasi di pre e post produzione nell’ambito della realizzazione audiovisiva portati inesorabilmente dal digitale, di cui si è occupato il prof. Vito Zagarrio dell’università di Roma Tre o ancora la reciproca influenza che si realizza oggi tra due realtà solo apparentemente distanti tra loro, come quelle del cinema e del videogioco che danno origine a “oggetti” di straordinaria innovatività, come nel caso preso in esame dal prof. Ruggero Eugeni dell’università cattolica di Milano.

Si è parlato anche di “elaborazione del canone 2.0”, cioè di cosa cambia nelle classifiche (pubblico e critica) dei film più visti, imperdibili o essenziali nell’era del cinema contemporaneo, a partire dalle quali il prof. Roy Menarini ha costruito un’interessantissima analisi che sta alla base del suo prezioso intervento. Non è mancata nemmeno la politica, trattata sia direttamente, cioè nella sua influenza che questa ha sui generi cinematografici (“modi della circolazione neomediale del cinema politico italiano” a cura dei prof. Giacomo Manzoli e Francesca Negri), sia nei termini di un’attenzione rivolta alle retoriche che accompagnano le uscite dei film, che creano attese o spezzano illusioni, ma che inevitabilmente nell’era contemporanea fanno parte degli oggetti stessi, si accompagnano fino a creare qualcosa di unico con il film (si tratta del contributo offerto da Andrea Bellavita).

Sicuramente però, ciò che ha piacevolmente sorpreso tutti i presenti è stato l’intervento, avvenuto nella tarda mattinata del secondo giorno di lavori, del più giovane tra i relatori, l’unico a cui non è possibile far precedere la sigla prof., ma che per un giorno se la sarebbe meritata “ad honorem”, legittimata dell’esaustività, nonché dalla complessità del suo intervento su un genere cinematografico di difficile collocazione, il global cinema. Si tratta di uno studente universitario, Giorgio Avezzù, vincitore l’anno scorso dell’importante premio di critica cinematografica “Adelio Ferrero”, invitato a partecipare al convegno e che ha fornito sicuramente un importante contributo all’incontro. Importanti temi poi sono stati affrontati nel proseguo della giornata, parole come “esperienza” e “memoria” hanno attraversato i discorsi di Leonardo Gandini e Luca Malavasi, passando per gli interventi dei docenti stranieri provenienti dall’Université Paris III Sorbonne Nouvelle, Jean Loup Bourget e Laurent Jullier che si sono occupati rispettivamente dell’influenza della pittura nel cinema contemporaneo e della post-moderna modalità di ripresa (ma che affonda le sue radici ne cinema di Abel Gance) definita Run and Gun Style.

Proveniente dalla lontana università della Pennsylvania il prof. Timothy Corrigan ha affrontato un sottogenere di tutto interesse come quello a cui appartengono i cosiddetti “Essay films” (film – saggio), all’interno di un’ampia discussione su un cinema che si definisce contemporaneamente riflessivo e rifrattivo; un curioso caso di rimediazione e “dialogo” tra generi è quello descritto dalla prof.ssa Maria Roberta Novielli nella sua trattazione riguardante quei particolari romanzi per cellulare nati in Giappone, che la “scalabilità” di cui ha parlato il prof. Pescatore ha permesso che diventassero prima manga e poi finalmente un film.

Chiude la seconda giornata di lavori e, quindi, il convegno di studi, l’intervento della prof.ssa Monica Dall’Asta che si è avvalsa in maniera non volontaria e non programmata di un appassionato interlocutore “nascosto” tra gli uditori seduti in sala: il prof. Francesco Casetti, noto praticamente alla totalità degli studenti e docenti di cinema italiani e non, che ha avuto la possibilità di scontrarsi, seppur affettuosamente, con l’ultima relatrice del convegno su questioni di carattere generale relative alla riconfigurazione del quadro attuale degli studi sul cinema. A testimonianza del fatto che quando si parla di cinema contemporaneo risulta difficile (almeno per ora) lasciarsi imprigionare da classificazioni rigide o tassonomie stabili, sarà perchè come ha voluto affermare con forza Casetti il terreno di gioco è cambiato e sta continuando a cambiare, sarà perchè quel terreno è continuamente martoriato dai frequenti terremoti che si susseguono alla velocità delle odierne connessioni internet.

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