Baarìa. Film d’apertura al Festival di Venezia 2009. Regia di G. Tornatore. Con F. Scianna, M. Madè

Omaggio. Se si dovesse usare una sola parola per riassumere ciò che ha voluto fare Giuseppe Tornatore con questa sua ultima fatica, non se ne potrebbe trovare una più adeguata. Omaggio, alla Sicilia, alla sicilianità (o sicilitudine con buona pace di Cammilleri) e alla sua gente, piena di vizi e di virtù e per questo unica, da raccontare.

Baarìa, nome fenicio per Bagheria, cittadina della provincia di Palermo, è la storia di una famiglia attraverso i decenni che passano, dai nonni ai nipoti, sullo sfondo di un’Italia (una Sicilia) che si trasforma portando con sé lotte politiche e sociali, cambiamenti più di edilizia che di costume. Al centro di questa storia ci sono Peppino e Mannina (i giovani e bravi Francesco Scianna e Margareth Madè) che, con non poche difficoltà, mettono su una numerosa famiglia, tra l’impegno politico di lui, fervente comunista che occupa terre quando non alleva capre, e il calore materno di lei, una volta incinta e l’altra pure. Attorno a loro la gente del paese (molta, moltissima), alcuni dei veri e propri riferimenti fissi all’interno di una cittadina che cresce (il mendicante Lo Cascio e il venditore ambulante Fiorello junior), altri delle fascinose meteore, vigorosi oratori (Placido), giornalisti in missione (Bova) o affaristi da quattro soldi (Aldo Baglio).

Un cast che si fa fatica solo a immaginarlo, del quale oltre ai sopraelencati fanno parte anche Salvatore Ficarra e Valentino Picone, Monica Bellucci, Leo Gullotta, Donatella Finocchiaro, Laura Chiatti… solo per citarne pochi altri, per un colossal “alla Tornatore” in quanto a stile e spessore. Girato metà in Sicilia e metà in Tunisia e con la consueta collaborazione del maestro Morricone per quanto riguarda la colonna sonora, Baarìa è un affresco sincero e accurato, che evita i facili stereotipi mafio-siciliani e preferisce puntare di più sulle relazioni tra le persone e tra queste ultime e l’ambiente che li ospita. Le reazioni previste sono le seguenti: ovazioni del pubblico e pollice verso della critica.

Ha aspettato tanto Tornatore per fare questo film, ma forse è stato giusto così: “sessant’anni è l’età giusta per avere un buon rapporto con la propria memoria” ha detto il regista invecchiandosi benevolmente di qualche anno, durante la conferenza stampa che è seguita alla proiezione della mattina nella prima giornata della sessanteseiesima edizione del Festival di Venezia. “Era un progetto che coltivavo da sempre, che ogni tanto ritoccavo e sistemavo, ma che ho posticipato per molto fino a quando non sono stato spinto da alcuni amici e collaboratori a realizzarlo”.

La“sicilianità” di cui tanto si è parlato durante l’incontro con i giornalisti ha acceso la curiosità anche sui due protagonisti, Scianna e Madè, presenti alla conferenza. Entrambi alle prime esperienze con il cinema (per Margareth Madè si tratta della prima volta in assoluto su un set cinematografico), hanno ricevuto parecchi complimenti da parte dei presenti. Ma per eventuali riconoscimenti ufficiali è ancora presto: non sono passate nemmeno ventiquattro ore e già i pronostici, positivi e negativi, si sprecano.

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Una Risposta to “Baarìa. Film d’apertura al Festival di Venezia 2009. Regia di G. Tornatore. Con F. Scianna, M. Madè”

  1. Francesca M. Says:

    Davvero bello!
    Non è facile “raccontare” senza annoiare e Tornatori ci sriesce: perchè non entra in dettagli inutili, mantiene un ritmo serrato nell’avvicendarsi degli eventi, dirige gli attori magistralmente tirando fuori espressioni intense come mai. Nicole Grimaudo è brava: ma qui è grande! e così i numerosi comici che dimostrano, se ve fosse bisogno, quanto l’attor comico sia versatile più di altri. Bravi i due protagonisti. Inutile cercare un fine politico: non serve, perchè Tornatore, a mio parere, ha voluto render conto del modo in cui si è sviluppata una terra dove si sono avvicendati tutti i partiti: incapaci di contrastare gli abusi edilizi e le cancrene culturali. Incapaci, allo stesso modo, di imbavagliare le voci dei grandi pensatori e degli artisti che hanno denunciato i mali della Sicilia.
    Bravo!

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