Videocracy al Festival di Venezia

Quale miglior periodo per parlare di italianissima cultura dell’immagine, del rapporto tra potere e visibilità e cioè di videocrazia come l’ha chiamata Erik Gandini.

Videocracy, proiettato ieri sera in anteprima al Festival del Cinema di Venezia e che da oggi comincia il suo tour nelle sale italiane, distribuito dalla Fandango di Domenico Procacci non è un documentario politico, così come ha ribadito lo stesso regista nell’incontro con il pubblico dopo lo spettacolo delle 19. Il docu-film di Gandini è una fotografia scattata su trent’anni di televisione commerciale italiana che ha dato vita ad una strana cultura dell’esibizionismo totale, dell’esserci e farsi vedere a tutti i costi, pena la reclusione ad eterni spettatori, passivi e inermi, in un ergastolo senza possibilità di rivalsa. “In Italia lo scontro principale non avviene tra forze politiche di segno opposto, ma tra chi sta in televisione e chi no, chi è continuamente alla ribalta e chi resta nascosto tra tanti” ha proseguito l’autore.

Da qui la scelta di alcuni personaggi simbolo di questo sistema, coloro che più ne hanno interiorizzato le regole, ne hanno capito struttura e meccanismo e sono riusciti a ricavarne potere e denaro: Silvio Berlusconi, Lele Mora e Fabrizio Corona. Con le dovute differenze essi hanno intuito prima o meglio degli altri cosa offriva la televisione in termini di successo assicurato e hanno costruito le proprie strategie, facendosi aprire le porte del paradiso in terra.

Il progetto, dice il regista, nasce quasi da una scommessa con se stesso e con il paese che lo ospita da anni, quella Svezia tanto lontana da letterine, veline e tronisti: “In Svezia ridono dell’Italia e io ero intenzionato a farli smettere, cercando di approfondire il problema”. Difatti la reazione più immediata e comune è uno strano senso di angoscia dovuta alla necessità di dare atto riguardo a ciò che sta succedendo nel Belpaese dagli anni ottanta a oggi, nella più misera constatazione che ormai il funzionamento del meccanismo è così ben rodato da risultare normale se non necessario: esserci e farsi vedere, attraverso uno schermo televisivo. Si ride, per carità, come ormai ci si è abituati a fare in Italia quando le prime pagine dei giornali nazionali rendono conto di ciò che in altri paesi verrebbe considerato follia schizoide o sketch da cabaret, ma è un “riso amaro”, si ride per non piangere.

Nell’augurare buona fortuna all’opera di Gandini in terra natìa, il Festival si prepara ad ospitare oggi il Bad Lieutenant di Herzog, remake del Cattivo Tenente di Ferrara, in concorso nella selezione ufficiale. Nicolas Cage, Val Kilmer ed Eva Mendes sono i protagonisti della vicenda

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