Il Grande Sogno debutta al Festival di Venezia

Di Sessantotto si è già detto tanto e in fondo ognuno ha avuto modo di fare sentire la propria voce. Negli anni se ne sono evidenziati limiti, esaltate gesta o criticati certi estremismi. Molti si sono interrogati sull’eredità di quel periodo tanto accesso, dando ognuno la propria versione. Oggi al lido di Venezia è toccato a Michele Placido che con il suo ultimo film Il Grande Sogno ha virato decisamente verso l’interno e ha ricostruito la sua esperienza personale ponendola sullo sfondo di quegli avvenimenti. Chi si aspettava un film “sul” Sessantotto ha sbagliato proiezione o semplicemente ne è rimasto deluso, ma anche chi si aspettava qualcosa di diverso batte timidamente le mani ed esce dalla sala alquanto perplesso.

Il protagonista è Nicola (Riccardo Scamarcio) giovane poliziotto che proviene da un piccolo paese della Puglia e che è intenzionato a diventare un attore. Arrivato a Roma si ritrova infiltrato nella aule universitarie per capirne di più su quelle agitazioni studentesche, ma destino vuole che si innamori di una bella e intelligente ragazza di buona (e borghese) famiglia, tale Laura (Jasmine Trinca) occhialuta ed intrigante. Di mezzo c’è anche uno dei leader della rivolta giovanile, Libero (Luca Argentero) di nome e di fatto, sempre impegnato con manifestazioni e scioperi, dalla Sicilia a Torino. Il tempo passa e le cose si complicano, qualcuno si mette nei guai con le contestazioni politiche facendo amareggiare famiglia e parenti e qualcun altro studia Shakespeare sognando una vita da attore. Il vero Grande Sogno alla fine è quello, a cambiare il mondo ci penserà qualcun altro.

A scontrarsi in questo film  non sono solo gli studenti contro i poliziotti armati di manganelli, ma anche la necessità di dovere ricostruire una vicenda privata sullo sfondo di un pezzo di storia troppo imponente per essere dipinto con originalità. L’intenzione di restare fedeli nei confronti dei fatti realmente accaduti c’è tutta, con tanto di scena dedicata agli scontri di Valle Giulia, uova e pomodori compresi, ma l’impressione è quella di avere assistito a una storia raccontata fin troppe volte per colpire veramente. Un ritratto sincero, ma troppo ambizioso e forse poco profondo.

A chi cerca di sollevare questioni riguardanti le sfumature politiche, il regista durante la conferenza stampa ci tiene a sottolineare che non era sua intenzione redigere un documento storico “Questo è un film assolutamente personale dove racconto la mia storia, un ragazzo del sud che vuole fare l’attore e quella di altre persone esistite veramente e che mi sono state affianco durante quel periodo”. Quando poi una corrispondente estera gli chiede la relazione che c’è tra una storia “di sinistra” e la distribuzione da parte della berlusconiana medusa, il regista perde completamente le staffe chiudendo brutalmente l’incontro con la stampa: “E con chi c… lo dovevo fare? Io non l’ho mai votato, voto dall’altra parte, il produttore con cui ho lavorato è Pietro Valsecchi, non il presidente del Consiglio. Voi inglesi fate le guerre e i film sulla guerra… ma andate a quel paese!”.

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