A Single Man. Regia di Tom Ford. Con C. Firth, J. Moore, M. Goode

Se tutti i trasferimenti da un settore artistico all’altro dessero questi risultati non avremmo più quello scetticismo fisiologico che accompagna  l’attesa di una nuova opera prima. Di scrittori che mettono da parte la penna per impugnare una camera da presa ne abbiamo visti tanti, ma di stilisti che si danno alla settima arte “confezionando” ottimi film pare sia una novità. Una bella novità.

Tom Ford, famoso per aver rinnovato con successo le case di moda Gucci e Yves Saint Laurent ha debuttato questa mattina al Festival di Venezia con il suo primo film A Single Man, convincendo pubblico e addetti ai lavori.

Los Angeles, 1962. George Falconer (Colin Firth), inglese d’origine e stimato professore universitario subisce la grave perdita del suo compagno (Matthew Goode) e si ritrova a riflettere sulla sua vita, ciò che il passato gli ha dato, ciò che il presente gli ha strappato e ciò che resta del futuro e si chiede che valore abbia continuare a vivere. A confortarlo c’è Charley (Julianne Moore) un’amica di vecchia data non lontana dalle medesime preoccupazioni, ma che cerca di stare vicino all’amico dolente. A questi si aggiunge anche un giovane studente di George, Kenny (Nicholas Hoult) che scorge nel suo professore la profondità di una persona unica, una guida capace di instradarlo e rispondere alle sue domande.

Trattandosi di uno stilista di nota fama pochi avrebbero dubitato sul risultato estetico del film, sobrio ed intenso, curato nella messa in scena ed impreziosito da una pregevole fotografia a cura del giovane spagnolo Eduard Grau. A partire dal romanzo di Christopher Isherwood, Tom Ford con l’aiuto di David Scearce per la sceneggiatura, regala al pubblico del festival una storia d’amore umana, mai scontata e profonda che non resta intrappolata su se stessa ma si presta ad una più ampia riflessione sul senso d’isolamento e sul dolore della perdita.

Alla conferenza stampa di questa mattina l’attore principale Colin Firth ha smorzato i toni di chi lo consacra già come l’interprete della migliore storia d’amore gay raccontata recentemente. Esprimendosi in un italiano che ha lasciato piacevolmente sorpresi i giornalisti presenti, Firth ha voluto sottolineare che “ il film narra di una storia d’amore finita dolorosamente ma che potrebbe essere tranquillamente quella di una coppia eterosessuale. Quel dolore potrebbe essere lo stesso provato da una moglie che perde improvvisamente suo marito”.

A coloro che invece hanno posto domande riguardo questo cambiamento che lo ha portato dietro una camera da presa, il regista Tom Ford risponde innalzando il cinema all’arte per eccellenza: “Il cinema è espressione artistica pura che resta per sempre, mentre la moda è più uno sforzo commerciale, qualcosa di volatile e passeggero”. Non sono stati pochi coloro che hanno pronunciato le fatidiche parole “Leone d’oro” riguardo all’opera di Ford, mentre per altri resta ancora Lebanon il candidato più probabile. Meno di un giorno e il Festival avrà finalmente un suo vincitore.

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