Archivio per ottobre, 2009

Oggi Sposi. Regia di L.Lucini. Con Luca Argentero, Carolina Crescentini, Filippo Nigro. Dal 23 ottobre al cinema

Posted in Cinema on ottobre 22, 2009 by Dario Adamo

E’ opinione ormai diffusa che l’accostamento degli elementi attori famosi, genere commedia e ambientazione provinciale o esotica inquadrato nel macro genere del cinema commerciale dia come risultato un’altra (odiosa e cacofonica) formula: il cinepanettone e, nella sua declinazione estiva, il cine-cocomero. Per fortuna la commedia in Italia sta cercando di rifarsi un’identità ed è così che di questi tempi è possibile trovare prodotti migliori, diversi e più apprezzabili.

Uno di questi casi è Oggi Sposi, presentato fuori concorso al Festival di Roma e da venerdì 23 ottobre in programmazione nelle sale italiane. Si tratta di una commedia corale, la storia di quattro coppie a un passo dalle loro nozze e ognuna alle prese con più di un problema. Nicola (Luca Argentero) è un poliziotto di origine pugliese che ha intenzione di sposare la bella figlia (Moran Atias) di un ambasciatore indiano che, per le nozze della sua creatura, pretende una celebrazione secondo il rito indù. Il problema sarà convincere l’altra parte chiamata in causa per il grande giorno e cioè Sabino (Michele Placido), padre contadino e alla vecchia maniera di Nicola, che al pranzo di nozze non vuole vedere sulla tavola riso e curry, ma orecchiette alle cime di rapa e vino di casa. Per Salvatore e Chiara (Dario Bandiera e Isabella Ragonese) invece il problema è contingente: essendo una giovane coppia di precari non possiedono proprio le risorse necessarie per organizzare il loro grande giorno così come vorrebbe la famiglia di lui, che lo crede un ricco e affermato cuoco. La soluzione che escogitano insieme è quella di imbucarsi ad un altro matrimonio, quello che si celebrerà in un famoso castello tra la soubrette Sabrina (Gabriella Pession) e il presunto ricco uomo d’affari Attilio Pennacci (Francesco Montanari). Quest’ultimo però non sa di essere al centro di un’indagine di polizia, guidata dal PM Fabio Di Caio (Filippo Nigro) anche lui a sua volta invischiato in alcune beghe sentimentali, convinto a dissuadere il proprio padre (Renato Pozzetto) troppo anziano per amare una bella ma pericolosa ventitrenne (Carolina Crescentini). Quattro matrimoni quantomeno agitati verranno celebrati lo stesso giorno e di tradizionale ci sarà ben poco…

Dietro queste storie c’è lo zampino di più persone che hanno collaborato per un progetto ambizioso e narrativamente impegnativo: l’idea iniziale è di Fausto Brizzi e Marco Martani che hanno lavorato insieme all’ormai noto sceneggiatore bolognese Fabio Bonifacci (Si può fare, Diverso da chi?, Notturno Bus…) riuscendo a confezionare una commedia abbastanza divertente ed efficace che non volgarizza troppo i suoi personaggi anche quando questi si esprimono in dialetto o fanno pernacchie.

A debita distanza dunque dai successi commerciali di De Sica e Boldi, il regista Luca Lucini e il suo team cercano ispirazione più nei canoni della commedia all’italiana classica, fatta di equivoci ben congeniati e basata su un’interpretazione attoriale più contenuta, ma incisiva (un inedito Placido campagnolo pugliese affiancato da un ottimo Francesco Pannofino tra gli altri) senza la ricerca forsennata della risata grassa o l’insistenza ossessiva su cosce lunghe e forme rotonde (che comunque non mancano).

Un film programmaticamente commerciale, ma che cerca di ridare significato a questa parola, guardando alla realtà ed esasperandone miratamente alcuni aspetti, dalla convivenza di culture diverse in uno stesso paese alla filosofia tutta televisiva del basta apparire per sentirsi vivi. Un (piccolo) passo in avanti per il cinema di massa (alla ricerca di qualità).

oggi sposi

Annunci

Viola di Mare. Regia di Donatella Maiorca. Con Isabella Ragonese, Valeria Solarino, Ennio Fantastichini

Posted in Cinema on ottobre 22, 2009 by Dario Adamo

In una piccola isola non lontano dalla Sicilia (Favignana) dove si estrae tufo e si vive di pesca, due donne sono colpevoli d’amarsi. E’ da poco passata la prima metà del diciannovesimo secolo e di cose “strane” nessuno ne ha mai viste, né sentito parlare. Le donne stanno a casa, gli uomini si spaccano la schiena tutto il giorno e i fidanzamenti sono imposti dalle famiglie, senza possibilità di replica. Ma qualcuno lì si ama di un amore forte, anomalo, ed è disposto a sconvolgere tutto e tutti pur di coronare il proprio sogno.

Angela e Sara (Valeria Solarino e Isabella Ragonese) sono le protagoniste di Viola di Mare, film diretto dalla regista siciliana Donatella Maiorca che dopo la partecipazione in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma è adesso in programmazione nelle sale italiane. Liberamente tratto dal romanzo “Minchia di Re” del giornalista e scrittore Giacomo Pilati, il film racconta la storia di Angela, figlia del burbero Salvatore, uomo di fiducia del barone dell’isola e responsabile della maggiore attività di sostentamento del paese, l’estrazione del tufo. Salvatore non ha mai accettato Angela, primogenita femmina, alla quale avrebbe preferito un bel figlio maschio, degno di proseguire la sua attività. E invece Angela non solo è del sesso sbagliato, ma ama anche la persona sbagliata e cioè un’altra donna, Sara, la sua prima compagna di giochi. Ciò causerà la repressione severa da parte del duro Salvatore che terrà isolata la povera figlia, “malata” e fuori di senno. La metamorfosi anagrafica e sociale, possibile grazie a un conto in sospeso con il parroco del paese, è l‘unica soluzione che permette alle due donne di vivere insieme e avere una vita ”normale”. Ma una scelta così non potrà che avere delle conseguenze, il caro prezzo da pagare per aver dato ascolto al proprio cuore…

Dopo il suo esordio cinematografico con Viol@ e tanta televisione, Donatella Maiorca torna dietro la macchina da presa scegliendo un bellissimo paesaggio (le campagne messinesi nei pressi di Capo d’Orlando e la stessa isola di Favignana) per raccontare una storia difficile, ispirata a fatti realmente accaduti nella Sicilia del 1800 e che sembra pensata apposta per uscire all’indomani della bocciatura alla camera della legge anti-omofobia. Oggi come ieri, a Favignana come a Roma, si tratta  della difficoltà di amare una persona dello stesso sesso con coraggiosa sfrontatezza, scelta di vita che qui, grazie soprattutto alla pregevole interpretazione delle due attrici protagoniste, è messa in scena con il giusto equilibrio in quanto a intensità emotiva, senza esasperazioni uterine né stereotipi di genere.

Un progetto difficile da portare a termine, ma mandato avanti grazie alla perseveranza delle tre  produttrici (Giovanna Emidi, Silvia Natili e la più nota Maria Grazia Cucinotta che interpreta anche una parte nel film) e di Giulio Violati, sorretti in questo da Cinesicilia e la Sicilia Film Commission, realtà sempre più presenti nel supportare progetti cinematografici realizzati nell’isola. Una “sfida” che già nel primo week end di programmazione ha avuto un riscontro positivo da parte del pubblico e che promette di far riaccendere il dibattito sui temi caldi dell’ultimo periodo, dalla violenza omofoba all’eguaglianza dei diritti.

viola-di-mare

Di me cosa ne sai. Un documentario di Valerio Jalongo

Posted in Cinema on ottobre 18, 2009 by Dario Adamo

“C’era una volta il cinema italiano…” potrebbe essere il sottotitolo più adatto per il documentario di Valerio Jalongo presentato con successo alle Giornate degli Autori dell’ultima edizione del Festival del cinema di Venezia e in programmazione in questi giorni al Cinema Lumière di Bologna.

Di me cosa ne sai parte da un interrogativo tutto sommato semplice: “Perché il cinema italiano che fino agli anni sessanta e settanta dominava la scena internazionale con produzioni importantissime e una florida industria cinematografica nazionale, d’improvviso entra in fortissima crisi facendo scappare via i produttori più importanti e decretando l’inizio della fine per registi, autori ed esercenti?” Jalongo cerca le risposta a questa domanda, trovando nei protagonisti di quegli anni, da Dino De Laurentis a Mario Monicelli, testimonianze concrete, affermazioni dure e rivelazioni sincere, facendo emergere le cause di uno dei tanti misteri italiani di quegli anni che questa volta non si macchiano di sangue, ma solo del nero di una realtà troppo amara. Nel presente l’autore trova invece un manipolo di registi che qualche anno fa si erano riuniti per discutere insieme le difficoltà di fare cinema oggi, come quelle incontrate da Felice Farina che per i quasi ottanta minuti del film accompagna lo spettatore nella sua disavventura personale mentre cerca di “sbloccare” il suo film, fermo a causa di strane beghe produttive da più di quattro anni.

Ciò che emerge è la storia di un declino che ha la sue radici in accurate scelte politiche che porteranno l’Italia, cinematografica e non solo, a un lento sfiorire, vittima sacrificale di un carnefice chiamato televisione commerciale. Il regista rispolvera retrospettivamente anche antiche querelle che appaiono oggi fondamentali per capire quel declino, come la lotta di Federico Fellini contro le interruzioni pubblicitarie volute da Silvio Berlusconi, una battaglia sostenuta dal PCI al grido di “Non si spezza una storia, non si interrompe un’emozione”, la sfida ad una dinamica televisiva a cui oggi il pubblico è ormai abituato ma che allora gli autori cercavano di combattere con tutte le loro forze.

L’irruenza della televisione che spazza via la poesia del cinema, svuotando progressivamente le sale e confinando gli spettatori a scelte preimpostate di largo consumo e bassa qualità, dove a comandare resta soltanto l’Auditel, sigla funesta che seleziona sconsideratamente cosa gli italiani debbano vedere sui propri teleschermi

Un documentario intenso la cui gestazione è durata molto tempo a causa di impedimenti legati ai diritti d’autore e a questioni d’archivio, ma anche un’opera che era stata concepita inizialmente come un lavoro corale sul cinema italiano e che con il tempo è diventata un’attenta analisi individuale, un’appassionata ricerca tesa a comprendere cosa abbia sostituito quello che una volta era il cinema più bello del mondo. Un bel documento per gli appassionati di storia del cinema e un motivo in più riflettere su alcuni cambiamenti importanti che hanno caratterizzato il passato e che non smettono di influenzare quello che siamo oggi non solo come pubblico, ma anche come società (che voglia ancora definirsi) civile.

Di-me-cosa-ne-sai

La Voce Stratos. Un documentario di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato

Posted in Cinema on ottobre 5, 2009 by Dario Adamo

Un uomo dalla voce inconfondibile o forse una voce che è riconducibile solo e soltanto ad una persona: Demetrio Stratos. Parte dalle sue indiscutibili e multiformi qualità canore il documentario “La Voce Stratos” arrivando a delineare accuratamente il profilo artistico di quello che è stato il cantante di uno dei gruppi più “off” del panorama musicale degli anni settanta, gli “Area”.

I registi indipendenti torinesi Luciano d’Onofrio e Monica Affatato dopo più di quattro anni spesi a trovare i fondi necessari per realizzare questo documentario, rendono così omaggio a un’icona della musica contemporanea, ricordata più all’estero che in Italia, percorrendo il doppio binario dell’analisi storico-culturale di un periodo che ha trovato nello sperimentalismo una nuova forma di comunicazione efficace e quello dell’approfondimento “scientifico”di un fenomeno, quale era la voce di Stratos, che ha incuriosito medici e specialisti.

Grazie alle interviste ad alcuni dei protagonisti della scena musicale a artistica di quegli anni (Tavolazi, Tofani, Fariselli,Rocchi, Guarnaccia per citarne solo alcuni) e alle immagini di repertorio relative sia alle interpretazioni degli Area e dei Ribelli (primo gruppo di Stratos) che alle manifestazioni più importanti del periodo, da Parco Lambro alla “presa” di Radio Alice, i due registi torinesi ricostruiscono con grande intensità visiva l’evoluzione artistica di Stratos che è corrisposta fin dall’inizio all’affacciarsi delle nuove avanguardie artistiche del tempo, dal progressive alla musica sperimentale di John Cage. Particolare attenzione è rivolta all’incredibile lavoro di ricerca che lo stesso Stratos ha affrontato negli anni per sviluppare tutte le possibilità che la sua voce gli ha offerto e con la quale ha potuto spaziare e innovarsi, senza sosta, fino alla sua scomparsa avvenuta prematuramente nel 1979.

Una ricerca costante che ha portato lo stesso Stratos a essere ricordato come colui che ha fatto della propria voce uno strumento musicale, spingendola fino all’estremo delle sue potenzialità, e che ha messo gli specialisti di otorinolaringoiatria difronte a un mistero scientificamente inspiegabile: nel riuscire a padroneggiare tranquillamente diplofonie, trifonie e quadrifonie (due, tre e quattro suoni contemporaneamente emessi con la voce) Stratos raggiungeva i 7000 Hz, quando il massimo “concesso” a un essere umano si fermerebbe attorno ai 1040 Hz.

“Raccontare la voce di Stratos per capire cos’è la voce umana” è stato uno degli obiettivi che ha spinto i due filmaker piemontesi a realizzare questo documentario unitamente alla voglia di ricordare un’intellettuale a 360 gradi che spaziava dalla musica, alla poesia alle performance vocali più estreme. Un grande aiuto in termini produttivi è arrivato dall’assessorato alla cultura della Regione Emilia Romagna che è già all’opera per l’organizzazione di una giornata interamente dedicata alla memoria di Demetrio Stratos, curata da Stefano Tassinari. La data è stata stabilita provvisoriamente per il 20 gennaio 2010 presso L’I.T.C di San Lazzaro e si avvarrà della partecipazione di molti amici e conoscenti del performer degli Area. L’iniziativa varrà anche come seconda occasione per assistere alla proiezione del documentario di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato che per il momento è in programmazione al Cinema Lumiere solamente per la serata del 6 ottobre alle ore 20.00.