Marpiccolo. Regia di Alessandro di Robilant. Dal 6 novembre al cinema

Di Gomorra non c’è una sola in questo benedetto assurdo belpaese. Di quartieri difficili e periferie desolate dove la scuola dell’obbligo è pratica facoltativa e i modelli culturali si collocano a metà tra vita di strada e televisione commerciale, ce ne sono tanti giù al sud. Cambiano i dettagli di un paesaggio tutto sommato simile o l’accento di un dialetto duro che spesso sputa parole amare, ma la sostanza rimane la stessa, a Napoli come a Taranto.

Nel quartiere di Paolo VI, nella zona sud di Taranto, vive Tiziano (Giulio Beranek), sveglio ma capoccione ragazzo di strada che troppo spesso preferisce sbrigare i lavoretti per il boss locale (Michele Riondino) piuttosto che andare a scuola come fanno abitualmente i suoi coetanei. A casa non sempre riesce a trovare Franco (Nicola Rignanese) suo padre, troppo indaffarato a sperperare il corrispettivo della sua cassa integrazione in videopoker-mangiasoldi, mentre Maria (Anna Ferruzzo), sua madre, cerca di tenere a bada ciò che resta della famiglia e cioè la piccola Lucia, tra i problemi dentro casa e la contestazione fuori a causa dell’ultimo ripetitore telefonico foriero di altri possibili tumori in città, come se l’impianto industriale dell’ILVA non fosse già abbastanza. Tiziano dietro quell’aspetto da burbero si dimostra anche capace di amare: ha una ragazza, Stella (Selenia Orzella), che tra mille difficoltà cerca di volergli bene, con sincerità, ma stare dietro a Tiziano non è cosa facile. Attorno a lui poi ci sono la professoressa d’italiano Costa (Valentina Carnelutti) e l’educatore di origini romane De Nicola (Giorgio Colangeli) che in qualche modo cercano di dargli una spinta per rimetterlo in carreggiata, ma la sua strada, come quelle di Paolo VI, è molto dissestata e prendere una buca, a volte una voragine, è troppo facile.

Marpiccolo, tratto dal libro di Andrea Cotti dal titolo “Stupido” e presentato in concorso al Festival Internazionale del film di Roma 2009 nella sezione “Alice nella città” si serve della realtà amara delle periferie di Taranto per ricostruire una vicenda tanto individuale quanto collettiva, la repressione di un ragazzo di strada che è la voce sopra le righe delle difficoltà di un quartiere, di una borgata dimenticata dallo stato e dalle forze politiche. Il regista Alessandro di Robilant, lo stesso del fortunato Il giudice ragazzino, sceglie di affidare questa storia a un cast formato in parte da attori non professionisti, a partire dallo stesso protagonista Giulio Beranek, esordiente con un passato da calciatore professionista in Grecia e trapezista circense qui in Italia che vive a Taranto da anni.

Della stessa città sono anche molti degli altri interpreti che si muovono sul set naturale che conoscono bene e che diventa personaggio anch’esso, un “mare piccolo” e un po’ inquinato che si apre lasciandosi alle spalle le costruzioni di periferia, le strade impervie e i piccoli ambienti malavitosi da dove Tiziano vorrebbe scappare, ma che poi lo risucchiano senza lasciargli aria.

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