Archivio per gennaio, 2010

3D day al Future Film Festival. Il futuro della streoscopia

Posted in 1 on gennaio 31, 2010 by Dario Adamo

3d: tutti ne parlano e pochi sanno di cosa si tratti veramente. Innovazione tecnologica che sta cavalcando l’onda degli entusiasmi degli ultimi successi commerciali (Avatar oggi, Alice di Tim Burton e il terzo capitolo di Toy Story i successi annunciati nei prossimi mesi) o una reale trasformazione del linguaggio cinematografico, un passaggio epocale tanto per la storia quanto per la grammatica della settima arte di cui tutti dovremmo prendere atto?
Di questo e di molto più si è parlato in occasione del 3D Day al Future Film Festival, svoltosi nella Sala Hera del Future Village all’interno del Palazzo Re Enzo, in una lunga giornata scandita da incontri tra autori, distributori, esercenti e addetti ai lavori intervenuti per l’occasione

Mattina: case history di produzioni italiane

La tavola rotonda della prima parte della giornata ha avuto come protagonisti alcuni di coloro che hanno lavorato e stanno continuando a lavorare utilizzando la tecnica stereoscopica tridimensionale. Giampiero Piazza e Francesca Tornimbeni sono gli stereografi della casa di produzione Lilliwood che hanno partecipato alla realizzazione del cortometraggio Il volo di Wim Wenders, girato in Calabria e interamente realizzato in tecnica stereoscopica. Insieme a Gianfranco Borgatti (co-produttore del film), gli autori hanno illustrato il loro metodo di lavoro, basato sulla percezione visiva e sulle ottiche inclinate a differenza di quanto accade negli USA dove si predilige l’utilizzo delle ottiche parallele, insistendo particolarmente sul valore della tecnica stereoscopica come nuovo strumento di comunicazione e non come semplice effetto speciale. L’impressione, per coloro che stanno lavorando con questo metodo, è quella che il 3D rappresenti realmente la nuova frontiera del linguaggio cinematografico e non una semplice sperimentazione tutta votata alle spettacolarità. A conferma di ciò i due stereografi hanno annunciato che è già stato avviato il progetto del primo lungometraggio italiano realizzato completamente in tecnica stereoscopica, le cui riprese inizieranno il prossimo mese.
A seguire è intervenuto Pietro Carlomagno, stereografo indipendente che ha curato la realizzazione del primo spot pubblicitario in 3D proiettato nelle sale cinematografiche (per le Gocciole Pavesi). Oltre ad avere illustrato tutte le fasi del processo produttivo, Carlomagno ha ribadito che il ritorno alla sterografia (tecnica per nulla nuova, ma tornata alla ribalta negli ultimi anni) rappresenta un passo in avanti in termini di linguaggio e, a proposito di fruizione, ha anche fornito preziosi consigli al pubblico per una visione ottimale del 3D in sala (posizione centrale anche rispetto alla distanza dallo schermo).
L’ultimo contributo della mattinata è venuto da Giosuè Boetto, noto giornalista e autore RAI, che ha presentato al pubblico del Future il documentario tridimensionale sul Big Bang da lui realizzato in collaborazione con Cineca di Bologna che sarà presente stabilmente al Museo dell’Astronomia di Torino. Partendo da alcuni servizi di divulgazione scientifica che la RAI ha trasmesso negli anni ’70, Boetto ha tracciato un interessante percorso storico che ha messo in evidenza l’importanza dell’informazione culturale veicolata prima attraverso la televisione e oggi grazie ai new media. Ne risulta un ulteriore applicazione del 3D, utile in questo modo anche al perseguimento di obiettivi strettamente culturali

Pomeriggio: incontro esercenti/distributori e panel tecnologico

Sul versante distributivo/commerciale molte sono state le voci che hanno permesso al pubblico del Future di avere un quadro abbastanza chiaro riguardo le tendenze del mercato. Nicola Maccanico, direttore generale della Warner Bros. Italia ha fornito subito i primi dati sul successo del 3d in Italia: a fronte di un sostanziale equilibrio rispetto alla stagione scorsa in termini di biglietti venduti nel 2009 si è registrato un incremento dei guadagni grazie soprattutto alle proiezioni in 3d. In linea generale, ha sottolineato Maccanico, il più importante effetto positivo portato dal 3d riguarda la riaffermazione dell’unicità dell’esperienza in sala in un’epoca durante la quale si è voluto a tutti costi equiparare il cinema domestico a quello tradizionale. Il 3d tuttavia non porta solo vantaggi: secondo Maccanico occorrerà valutare con cura gli effetti sui mercati di sbocco secondari e sperare che questa nuova tecnologia non nasconda una grande bolla speculativa che se esplodesse arrecherebbe danni irreparabili.
Rappresentanti dell’esercizio come Giuseppe Corrado del gruppo The Space Cinema e Gianantonio Furlan titolare dei Furlan Cinema e Teatri hanno confermato gli effetti positivi della nuova tecnologia dichiarando che già a partire dai prossimi mesi aumenteranno le sale per le proiezioni in 3d che verranno sfruttate non solo per i nuovi film in arrivo, ma anche per la distribuzione di contenuti alternativi: The Space sta già contrattando i diritti per i prossimi mondiali di calcio e, dopo il concerto degli U2, saranno altri gli eventi musicali proiettati in 3d nelle sale.
Una problematica interessante sollevata durante la serie di incontri ha riguardato gli effetti del 3d sulla cosiddetta “tenitura” dei film: Gianluca Pantano, direttore della programmazione della UCI Italia ha ricordato che la vita media di  un film in 2d (o in 35mm) si sta accorciando di anno in anno e che è necessario dunque trovare in breve tempo nuove soluzioni
Complessivamente anche grazie ai contributi degli altri intervenuti (Andrea Maluccelli, esercente e presidente Agis Emilia-Romagna, Gino Zagari segretario generale Anem, Raid Onhanian Sales Manger 20 th. Fox Italia e Giulio Carcano Sales Manger della Walt Disney Italia) risulta unanime la convinzione che il 3d sia tutt’altro che una moda effimera, ma che rappresenti invece uno standard destinato a durare a lungo. Sembra inevitabile dunque che i prodotti futuri dovranno adeguarsi al cambiamento e rispettare gli standard raggiunti.

Il terzo e ultimo incontro professionale del 3d DAY ha riguardato l’aspetto prettamente tecnologico e ha visto la partecipazione di Pier Carlo Ottoni, Direttore Generale Digima spa, che ha illustrato il fenomeno del “passaggio” al 3d dal punto di vista delle forniture agli esercenti che stanno adeguando le proprie sale alle proiezioni stereoscopiche, sottolineando come sia in atto una vera e propria “corsa agli armamenti”; Andrea Tito, responsabile marketing TV Panasonic Italia con il quale si è discusso delle possibilità offerte dal 3d nel settore dell’home entertainment (saranno disponibili già a partire da giugno i primi televisori 3d Full HD dell’azienda giapponese) e infine Christian Casati della Nvidia che ha parlato delle applicazioni 3d stereoscopiche per pc.

Da un lato l’entusiasmo dimostrato da stereografi e autori impegnati nello sviluppo di un linguaggio (riscopertosi) nuovo, dall’altro il mercato con i successi “trainati” dall’effetto 3d, hanno fatto pensare ad un futuro univoco per il cinema, ad un’esperienza cinematografica tutta orientata al totale coinvolgimento dei sensi. Non mancano i detrattori e gli scettici, coloro che guardando al 3d storcono il naso e palesano molta diffidenza, rivendicando a spada tratta i valori base di un cinema che si possa definire di buona qualità e additando il 3d come un entusiasmo fatuo. Staremo a vedere se la prossima edizione del Future Film Festival avrà ancora un 3d day… o se davvero si sia trattato solamente di un abbaglio stereoscopico.

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La prima cosa bella. Regia di Paolo Virzì

Posted in Cinema with tags , , on gennaio 15, 2010 by Dario Adamo

Ridere e commuoversi, divertirsi per delle situazioni comiche o per le battute giuste al momento giusto e prendere parte al dramma di un uomo, di una donna o di una famiglia intera. Non è facile confezionare un film che provochi queste sensazioni contrastanti, che mescoli i due registri senza stridore o cadute di stile, ma Paolo Virzì ce l’ha fatta ed ecco La prima cosa bella del 2010.

Anna a inizio anni settanta è una delle più belle donne di Livorno e un’estate allo stabilimento balneare del paese la proclamano senza troppe difficoltà  la mamma più bella. Quello che normalmente dovrebbe essere l’inizio dei festeggiamenti per la famiglia Michelucci si trasforma invece nel principio della fine. Gelosie e incomprensioni scoppiano tra moglie e marito e per i figli incomincia il calvario di una separazione violenta, strattonati dall’una e dall’altra parte senza poter fare nulla per conciliare le parti. Bruno nel 2009 è invece un professore d’italiano un po’ confuso, un po’ sballato e in fondo molto triste che prova a lasciare la sua ragazza senza troppa convinzione e non riesce nel suo intento. Improvvisamente arriva la sorella Valeria foriera di brutte notizie: la madre sta male, il cancro è alla sua fase terminale e non le rimane molto da vivere. Bruno segue controvoglia la sorella all’ospedale, nella città natale. Quella città è la amata/odiata Livorno, la madre è la bella Anna e la famiglia che tenta di ricomporre i pezzi di un quadro rotto troppo in fretta, attraverso ricordi sbiaditi e abbracci lasciati in sospeso, è la stessa di tanti anni prima.
La prima cosa bella oltre ad essere un noto brano musicale dei primi anni settanta cantato da Nicola Di Bari è l’ultimo bel film di Paolo Virzì, che dopo Tutta la vita davanti abbandona i temi esplicitamente sociali e si rifugia nella famiglia, scandagliando gli animi dei suoi componenti, la difficoltà di ricongiungersi, di perdonare, di ricordare e di ritrovarsi. Sono le “relazioni pericolose” maturate nella (e attorno alla) famiglia l’oggetto dell’ultima fatica di Virzì, il cui fulcro essenziale sta nella figura della madre Anna (nella doppia interpretazione di Stefania Sandrelli in età avanzata e Micaela Ramazzotti da giovane), vittima della sua innocenza, affettuosa nei confronti dei figli e dei suoi cari che proprio allo scadere cerca di riconciliare tutto e tutti, decisamente a modo suo.

Forse più vicino nei toni e nei modi a Ettore Scola che a Risi o Monicelli, Virzì cerca di far quadrare tutto nel massimo rispetto di quella che comunque resta una commedia, sostenuta da un cast di ottimi attori, tra i quali primeggiano l’ineditamente toscanizzato Mastrandrea e la contenuta ma efficace Sandrelli che sanno come e quando far nascere il sorriso nel bel mezzo di una tragedia.
Il film, che dovrà contendersi le attenzioni del pubblico nostrano con il gigante firmato da James Cameron Avatar, esce nelle sale italiane il 15 gennaio e si candida a restarci per molto…inaspettate invasioni da Pandora permettendo.