Archivio per aprile, 2010

Cosa voglio di più. Un film di Silvio Soldini. Con A.Rohrwacher, P.Favino, G.Battiston

Posted in Cinema with tags , , , on aprile 30, 2010 by Dario Adamo

Apparentemente tutto va bene: Anna (Alba Rohrwacher) è una bella e giovane donna che lavora come dipendente di una compagnia di assicurazioni e convive da qualche tempo con Alessio (Giuseppe Battiston) , uomo pio, gentile e ultracomprensibile. Di certo non sono poche le difficoltà per arrivare a fine mese indenni, ma i due portano avanti comunque una relazione stabile che li induce anche a prendere in considerazione l’idea di avere un figlio. Per una casualità, una mattina qualunque, Anna conosce Domenico (Pierfrancesco Favino) che, nelle vesti di cameriere, è lì per sostituire un collega della società di catering presso cui è impiegato. Un’occhiata, un biglietto con il numero di cellulare, qualche sms e basta poco tempo perché i due si incontrino e scoppi un’attrazione fatale, irresistibile e devastante che li porta a vedersi clandestinamente, una volta a settimana, in un motel fuori città. Il legame, inizialmente solo molto carnale, diventa talmente forte da far rimettere in questione tutto, compagni, figli (Domenico è sposato con due bambini), futuro. Seguire l’improvvisa infatuazione e percorrere irresponsabilmente e istintivamente una strada nuova, forse impervia, ma decisamente eccitante o restare con i piedi per terra e rientrare da quello che probabilmente è stato solo un colpo di testa, un incidente, uno sbaglio?

Dopo essere stato accolto positivamente da pubblico e critica all’ultimo Festival di Berlino, dove ha partecipato fuori concorso, Cosa voglio di più di Silvio Soldini debutta in patria e affronta il pubblico italiano con un film basato su una storia semplice, il racconto di ciò che potrebbe succedere a ognuno di noi in qualsiasi momento quando improvvisamente la vita decide di sorprenderci e mette alla prova la nostra razionalità, i nostri progetti e le nostre sicurezze. Il tutto narrato con estrema sobrietà da vicino, dall’interno delle proprie quotidiane riflessioni, dal basso dei propri istinti. In questo i campi stretti e il costante utilizzo della macchina a spalla contribuiscono a restituire allo spettatore una dimensione emotiva vera, partecipata. Gli spazi all’interno dei quali si muovono i protagonisti della vicenda sono quelli ristretti di una vita senza troppi agi né comfort, dai piccoli appartamenti delle giovani coppie di precari, alle stanze a ore di un motel dove si consumano i (non pochi) momenti di passione sfrenata e naturale.

Un plauso dovuto a tutti gli interpreti, da Alba Rohrwacher abilissima a gestire il difficile equilibrio di una donna tutto sommato dolce, amorevole e seria in preda a uno sconvolgimento improvviso, a Pierfrancesco Favino credibile padre di famiglia meridionale in difficoltà a Giuseppe Battiston, il fedele compagno dai sani principi e dagli umili desideri, vittima immobile di un gioco che non riesce né a intuire prima né a cimprendere poi. Da segnalare infine l’apporto fornito dei comprimari Ninni Bruschetta, Teresa Saponangelo e Fabio Troiano.

Simon Konianski. Al cinema dal 9 aprile

Posted in Cinema with tags , , on aprile 7, 2010 by Dario Adamo

Il povero Simon quasi quasi non ce la fa. Abbandonato dalla ragazza, moderna e procace danzatrice goy, alla difficile età di 35 anni e con un pargolo a carico torna a vivere con il padre, ebreo credente e professante di non poche fissazioni e dalle convinzioni incrollabili. Cerca senza troppi sforzi un lavoro senza mai trovarlo e, quando se ne accorge, strappa suo figlio ai tediosi racconti del nonno sui campi di concentramento nazisti. A un certo punto la parzialmente annunciata scomparsa del padre porterà Simon, suo figlio e una coppia di anziani zii ad avventurarsi in uno strampalato viaggio dal Belgio alla Polonia per realizzare l’ultimo desiderio del defunto: essere seppellito accanto alla prima moglie di cui nessuno sapeva nulla…

Road-movie di formazione ricco di divertenti gag tipicamente yiddish, Simon Konianski è l’ideale continuazione e naturale espansione del cortometraggio Alice et Moi dello stesso regista Micha Wald che nel passaggio al lungo ha la possibilità di approfondire al meglio il tema portante della storia e cioè lo scontro generazionale tra due modi diversi di essere ebreo, quello datato e tradizionalista dei padri, ossessionati dalla shoah, votati alle illuminanti parole dei propri rabbini e intransigenti nei confronti del cambiamento e quello più distaccato e “laico” dei più giovani che cercano di guardare alla realtà di oggi con meno pregiudizi e più pragmatismo, senza dover necessariamente cercare spigolose giustificazioni nella tradizione e nei costumi del proprio “popolo”.

Simon Konianski non è certo un Serious Man alla Coen Brothers, lontano anni luce in quanto a profondità di riflessione e ampiezza di respiro, ma sicuramente non manca di far divertire lo spettatore in maniera leggera e scanzonata. Più vicino, come molti hanno già sottolineato, alla commedia “genere Sundance” stile Little Miss Sunshine si prefigge obiettivi più prossimi ma non per questo deprecabili: partendo dalla realtà quotidiana e più vicina (pare che la famiglia di Wald sia molto simile a quella Konianski del film) dare vita a un racconto a tratti ironico e a tratti grottesco che non manchi di far riflettere su certe tematiche tutte moderne: la precarietà, la famiglia (il rapporto padre-figlio nelle varie declinazioni generazionali), il rapporto conflittuale con la tradizione e, perché no, l’importanza di certe eredità tutte umane.