Archivio per giugno, 2010

@ Biografilm Festival: Sins of my Father (Pecados de mi padre) di Nicolas Entel

Posted in Cinema on giugno 11, 2010 by Dario Adamo

Un grande peso grava sulle spalle di un architetto di Buenos Aires, Sebastian Marroquin: l’eredità che gli ha lasciato suo padre, Pablo Escobar, il narcotrafficante più potente e pericoloso di tutti i tempi. Un’eredità fatta di sangue, odio e violenza che Sebastian dopo tanti anni sente il dovere di convertire in un appello di pace rivolto alle vittime di una stagione che si vuole superare definitivamente.

Nel corso degli anni ottanta Pablo Escobar riuscì a costruire un vero e proprio impero: a capo del cartello di Medelin, gestiva la totalità della cocaina che si produceva in Colombia e che poi partiva verso gli altri paesi. Spesso era lui stesso che con le sue valigette stracolme di dollari si recava a Miami e concludeva gli affari con altri narcos, tutto alla luce del sole e senza nessun problema. Nella sua enorme villa chiamata “Hacienda Napolis” non era raro vedere animali presi direttamente dalla savana che scorrazzavano liberi per campi sterminati. Assetato di potere decise anche di entrare in politica, opzione che lo costrinse a eliminare alcuni esponenti che iniziarono a denunciare la piaga del narcotraffico colombiano. Tra le vittime più note Luis Carlos Galàn e Rodrigo Lara Bonilla, uomini che si battevano per un futuro migliore, ma che non ebbero il tempo di portare a termine i loro piani di rilancio nazionale.

Dopo la morte del padre, assassinato mentre cercava di fuggire dal suo ennesimo rifugio, Sebastian insieme alla madre fu costretto ad abbandonare la Colombia e si trasferì a Buenos Aires dove tra mille difficoltà cercò di rifarsi una vita studiando disegno industriale e architettura. Cambiò il suo cognome, troppo ingombrante per condurre una vita lontana di guai, e cercò di non farsi riconoscere per diversi anni. Ma nel tempo non è mancato chi ha cercato di incastrarlo a causa di quel cognome.

Il regista Nicolas Entel ripercorrendo insieme a Sebastian le tappe principali della vita di Pablo Escobar, attraverso un vasto repertorio di immagini e importanti testimonianze audio e video dell’epoca, si nomina testimone di un incontro epocale: Sebastian dopo aver scritto nel 2008 un’intensissima lettera ai figli di Galàn e Lara Bonilla chiede di incontrarli di persona. La riunione si pone a conclusione del film, quasi a sancire la fine di un lungo periodo di espiazione di colpe non proprie, ma per le quali si è pagato a lungo e ingiustamente. Emblematica la frase che tante volte ripete Rodrigo Lara ai presenti: “Miramos pa’lante, pa’lante (guardiamo avanti, avanti)”. Dimenticare ciò che la Colombia e alcuni dei suoi figli più noti hanno passato non sarebbe possibile nemmeno volendo. Ma con quell’eredità sulle spalle si può tentare quantomeno di “mirar pa’lante”.

The Cove. In anteprima al Biografilm Festival 2010

Posted in Cinema with tags , , , , , on giugno 6, 2010 by Dario Adamo

Una grande menzogna, innanzitutto. Le sorprendenti immagini di altrettanto sorprendenti delfini che saltano felici, fanno acrobazie e sembrano sorridere al contatto degli esseri umani nei delfinari di tutti i paesi non testimoniano il vero, ma rappresentano un’illusione. In quei “parchi di divertimento” livelli altissimi di stress colpiscono i cetacei più simpatici del mondo fino ad ucciderli, mentre qualcuno dalle parti del Giappone è già pronto a catturarne altri per addestrarli o farne carne da macello destinata al mercato del pesce.

Proprio in Giappone un vero e proprio orrore si consuma per sei mesi all’anno, da aprile a settembre, in una laguna (ribattezzata appunto “the cove”) sulle coste di Taiji, paese di appena settemila anime apparentemente tranquillo, ma che nasconde al suo interno un agghiacciante e invisibile segreto. L’uomo deciso a rendere noto a tutto il mondo quello che succede presso quella baia è Rick O’Barry, addestratore e “migliore amico” di Kathy, il delfino femmina che interpretava Flipper nell’omonima serie televisiva. Dopo il suicidio di Kathy-Flipper avvenuto proprio fra le sue braccia in seguito a un lungo periodo di depressione, O’Barry cominciò a ripensare al significato della sua attività di addestratore, ai mali causati dalla cattività e si diede all’attivismo per la salvaguardia dei delfini.

Dall’incontro con Louie Psihoyos, tra i dieci migliori fotografi del mondo secondo Fortune, nasce l’idea di denunciare il massacro che si compie a Taiji dove avvicinarsi con macchine fotografiche e videocamere è un compito reso impossibile da pescatori e autorità locali, impegnati nella salvaguardia della privacy dell’orrore di cui sono artefici. Con l’ausilio di un’eterogenea squadra composta da sub professionisti, abili operatori audiovisivi e scaltri uomini d’azione e attraverso una studiata strategia di appostamenti è stato possibile realizzare le riprese della mattanza di Taiji.

Documentario che scorre sul filo della denuncia mentre non manca di tenere il pubblico con il fiato sospeso grazie alle sequenze intrise di suspance, “The Cove” ha più di un merito:  aver portato alla luce il caso di un macabro business da 2 miliardi di dollari l’anno, tutelato dalla volutamente lacunosa legislazione dell’ International Whaling Commissionche, che ha l’invisibile beneplacito del governo giapponese e dietro cui si nascondono anche gli interessi della Yazuka, la mafia cinese; aver stimolato un dibattito internazionale tanto sul complicato sistema di regole che governa la pesca in mare aperto, quanto sui riscoperti danni causati dal consumo di carne di delfino, pericolosissima per gli alti tassi di mercurio che contiene; e infine aver dato vita a un racconto intenso e avvincente, in perfetto equilibrio in quanto a corposità da reportage d’inchiesta e ritmo narrativo da thriller.

Dopo essersi aggiudicato il premio del pubblico al Sundance e avere vinto l’Oscar come miglior documentario per il 2010, The Cove arriva al Biografilm Festival di Bologna dove verrà proiettato durante la serata d’apertura mercoledì 9 giugno alle 19.30.