@ Biografilm Festival: Sins of my Father (Pecados de mi padre) di Nicolas Entel

Un grande peso grava sulle spalle di un architetto di Buenos Aires, Sebastian Marroquin: l’eredità che gli ha lasciato suo padre, Pablo Escobar, il narcotrafficante più potente e pericoloso di tutti i tempi. Un’eredità fatta di sangue, odio e violenza che Sebastian dopo tanti anni sente il dovere di convertire in un appello di pace rivolto alle vittime di una stagione che si vuole superare definitivamente.

Nel corso degli anni ottanta Pablo Escobar riuscì a costruire un vero e proprio impero: a capo del cartello di Medelin, gestiva la totalità della cocaina che si produceva in Colombia e che poi partiva verso gli altri paesi. Spesso era lui stesso che con le sue valigette stracolme di dollari si recava a Miami e concludeva gli affari con altri narcos, tutto alla luce del sole e senza nessun problema. Nella sua enorme villa chiamata “Hacienda Napolis” non era raro vedere animali presi direttamente dalla savana che scorrazzavano liberi per campi sterminati. Assetato di potere decise anche di entrare in politica, opzione che lo costrinse a eliminare alcuni esponenti che iniziarono a denunciare la piaga del narcotraffico colombiano. Tra le vittime più note Luis Carlos Galàn e Rodrigo Lara Bonilla, uomini che si battevano per un futuro migliore, ma che non ebbero il tempo di portare a termine i loro piani di rilancio nazionale.

Dopo la morte del padre, assassinato mentre cercava di fuggire dal suo ennesimo rifugio, Sebastian insieme alla madre fu costretto ad abbandonare la Colombia e si trasferì a Buenos Aires dove tra mille difficoltà cercò di rifarsi una vita studiando disegno industriale e architettura. Cambiò il suo cognome, troppo ingombrante per condurre una vita lontana di guai, e cercò di non farsi riconoscere per diversi anni. Ma nel tempo non è mancato chi ha cercato di incastrarlo a causa di quel cognome.

Il regista Nicolas Entel ripercorrendo insieme a Sebastian le tappe principali della vita di Pablo Escobar, attraverso un vasto repertorio di immagini e importanti testimonianze audio e video dell’epoca, si nomina testimone di un incontro epocale: Sebastian dopo aver scritto nel 2008 un’intensissima lettera ai figli di Galàn e Lara Bonilla chiede di incontrarli di persona. La riunione si pone a conclusione del film, quasi a sancire la fine di un lungo periodo di espiazione di colpe non proprie, ma per le quali si è pagato a lungo e ingiustamente. Emblematica la frase che tante volte ripete Rodrigo Lara ai presenti: “Miramos pa’lante, pa’lante (guardiamo avanti, avanti)”. Dimenticare ciò che la Colombia e alcuni dei suoi figli più noti hanno passato non sarebbe possibile nemmeno volendo. Ma con quell’eredità sulle spalle si può tentare quantomeno di “mirar pa’lante”.

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