Archive for the Eventi Category

Videocracy al Festival di Venezia

Posted in Cinema, Eventi on settembre 5, 2009 by Dario Adamo

Quale miglior periodo per parlare di italianissima cultura dell’immagine, del rapporto tra potere e visibilità e cioè di videocrazia come l’ha chiamata Erik Gandini.

Videocracy, proiettato ieri sera in anteprima al Festival del Cinema di Venezia e che da oggi comincia il suo tour nelle sale italiane, distribuito dalla Fandango di Domenico Procacci non è un documentario politico, così come ha ribadito lo stesso regista nell’incontro con il pubblico dopo lo spettacolo delle 19. Il docu-film di Gandini è una fotografia scattata su trent’anni di televisione commerciale italiana che ha dato vita ad una strana cultura dell’esibizionismo totale, dell’esserci e farsi vedere a tutti i costi, pena la reclusione ad eterni spettatori, passivi e inermi, in un ergastolo senza possibilità di rivalsa. “In Italia lo scontro principale non avviene tra forze politiche di segno opposto, ma tra chi sta in televisione e chi no, chi è continuamente alla ribalta e chi resta nascosto tra tanti” ha proseguito l’autore.

Da qui la scelta di alcuni personaggi simbolo di questo sistema, coloro che più ne hanno interiorizzato le regole, ne hanno capito struttura e meccanismo e sono riusciti a ricavarne potere e denaro: Silvio Berlusconi, Lele Mora e Fabrizio Corona. Con le dovute differenze essi hanno intuito prima o meglio degli altri cosa offriva la televisione in termini di successo assicurato e hanno costruito le proprie strategie, facendosi aprire le porte del paradiso in terra.

Il progetto, dice il regista, nasce quasi da una scommessa con se stesso e con il paese che lo ospita da anni, quella Svezia tanto lontana da letterine, veline e tronisti: “In Svezia ridono dell’Italia e io ero intenzionato a farli smettere, cercando di approfondire il problema”. Difatti la reazione più immediata e comune è uno strano senso di angoscia dovuta alla necessità di dare atto riguardo a ciò che sta succedendo nel Belpaese dagli anni ottanta a oggi, nella più misera constatazione che ormai il funzionamento del meccanismo è così ben rodato da risultare normale se non necessario: esserci e farsi vedere, attraverso uno schermo televisivo. Si ride, per carità, come ormai ci si è abituati a fare in Italia quando le prime pagine dei giornali nazionali rendono conto di ciò che in altri paesi verrebbe considerato follia schizoide o sketch da cabaret, ma è un “riso amaro”, si ride per non piangere.

Nell’augurare buona fortuna all’opera di Gandini in terra natìa, il Festival si prepara ad ospitare oggi il Bad Lieutenant di Herzog, remake del Cattivo Tenente di Ferrara, in concorso nella selezione ufficiale. Nicolas Cage, Val Kilmer ed Eva Mendes sono i protagonisti della vicenda

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Baarìa. Film d’apertura al Festival di Venezia 2009. Regia di G. Tornatore. Con F. Scianna, M. Madè

Posted in Cinema, Eventi on settembre 3, 2009 by Dario Adamo

Omaggio. Se si dovesse usare una sola parola per riassumere ciò che ha voluto fare Giuseppe Tornatore con questa sua ultima fatica, non se ne potrebbe trovare una più adeguata. Omaggio, alla Sicilia, alla sicilianità (o sicilitudine con buona pace di Cammilleri) e alla sua gente, piena di vizi e di virtù e per questo unica, da raccontare.

Baarìa, nome fenicio per Bagheria, cittadina della provincia di Palermo, è la storia di una famiglia attraverso i decenni che passano, dai nonni ai nipoti, sullo sfondo di un’Italia (una Sicilia) che si trasforma portando con sé lotte politiche e sociali, cambiamenti più di edilizia che di costume. Al centro di questa storia ci sono Peppino e Mannina (i giovani e bravi Francesco Scianna e Margareth Madè) che, con non poche difficoltà, mettono su una numerosa famiglia, tra l’impegno politico di lui, fervente comunista che occupa terre quando non alleva capre, e il calore materno di lei, una volta incinta e l’altra pure. Attorno a loro la gente del paese (molta, moltissima), alcuni dei veri e propri riferimenti fissi all’interno di una cittadina che cresce (il mendicante Lo Cascio e il venditore ambulante Fiorello junior), altri delle fascinose meteore, vigorosi oratori (Placido), giornalisti in missione (Bova) o affaristi da quattro soldi (Aldo Baglio).

Un cast che si fa fatica solo a immaginarlo, del quale oltre ai sopraelencati fanno parte anche Salvatore Ficarra e Valentino Picone, Monica Bellucci, Leo Gullotta, Donatella Finocchiaro, Laura Chiatti… solo per citarne pochi altri, per un colossal “alla Tornatore” in quanto a stile e spessore. Girato metà in Sicilia e metà in Tunisia e con la consueta collaborazione del maestro Morricone per quanto riguarda la colonna sonora, Baarìa è un affresco sincero e accurato, che evita i facili stereotipi mafio-siciliani e preferisce puntare di più sulle relazioni tra le persone e tra queste ultime e l’ambiente che li ospita. Le reazioni previste sono le seguenti: ovazioni del pubblico e pollice verso della critica.

Ha aspettato tanto Tornatore per fare questo film, ma forse è stato giusto così: “sessant’anni è l’età giusta per avere un buon rapporto con la propria memoria” ha detto il regista invecchiandosi benevolmente di qualche anno, durante la conferenza stampa che è seguita alla proiezione della mattina nella prima giornata della sessanteseiesima edizione del Festival di Venezia. “Era un progetto che coltivavo da sempre, che ogni tanto ritoccavo e sistemavo, ma che ho posticipato per molto fino a quando non sono stato spinto da alcuni amici e collaboratori a realizzarlo”.

La“sicilianità” di cui tanto si è parlato durante l’incontro con i giornalisti ha acceso la curiosità anche sui due protagonisti, Scianna e Madè, presenti alla conferenza. Entrambi alle prime esperienze con il cinema (per Margareth Madè si tratta della prima volta in assoluto su un set cinematografico), hanno ricevuto parecchi complimenti da parte dei presenti. Ma per eventuali riconoscimenti ufficiali è ancora presto: non sono passate nemmeno ventiquattro ore e già i pronostici, positivi e negativi, si sprecano.

“Dallo zolfo al carbone” candidato al Globo d’Oro 2009

Posted in Cinema, Eventi with tags , , on giugno 30, 2009 by Dario Adamo

Piovono i successi per un’opera nata in una zona storicamente connotata dalla siccità. “Dallo zolfo al carbone” il documentario del regista siciliano Luca Vullo, dopo avere partecipato in concorso al David di Donatello, entra trionfalmente (e inaspettatamente) nella lista dei candidati per il Globo d’oro 2009.

Questo riconoscimento, tra i più importanti premi cinematografici italiani insieme al David di Donatello e al Nastro d’Argento, è assegnato ogni anno fin dall 1959 dai giornalisti stranieri dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, la più grande organizzazione di corrispondenti esteri nel mondo con una copertura di oltre 800 organi di informazione per 54 paesi rappresentati.

Su un totale di cinquantasei film visti dai giornalisti, nella sezione “Migliore Documentario” fa capolino il titolo dell’opera di Luca Vullo, che si dovrà contendere il riconoscimento con “Mi mancherai- Ricordo di Sandro Pertini” di Vittorio Giacci, giornalista, scrittore e autore nonché ex direttore degli studi di Cinecittà e “Noi che siamo ancora vive” di Daniele Cini, autore e regista di importanti reportage naturalistici e minifiction realizzati per Rai e Mediaset.

Tra i concorrenti per le altre categorie non mancheranno all’appello i pluripremiati e stranoti Sorrentino e Garrone, così come Marco Bellocchio reduce dall’ultimo festival di Cannes con il suo Vincere e Pupi Avati che concorrerà per la neo-categoria (fenomeno quello della nuova sezione inaugurato già in occasione dei Nastri d’Argento) “Migliore Commedia” con “Gli Amici del Bar Margherita”. Durante la serata di premiazione che si svolgerà giovedì 2 luglio con inizio alle 19.30 presso la Villa Massimo, Accademia Tedesca a Roma, verranno assegnati anche due riconoscimenti speciali, i Globi alla carriera, che andranno a Lina Wertmuller e Carlo Lizzani. A Gabriele Muccino andrà invece lo European Golden Globe.

Non può che fare piacere la presenza di un regista esordiente come Luca Vullo in una competizione importante come è quella del Globo d’Oro, che vedrà riuniti i consueti nomi del cinema mainstream , mentre da un angolo nascosto cominciano ad affacciarsi nuovi talenti in cerca dei meritati riconoscimenti. Questa candidatura è sicuramente un dato importante, sintomo di una rinnovata fiducia che potrà dare nuova forza a chi nel proprio lavoro si è servito solo di talento e perseveranza per emergere e farsi notare.

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Biografilm Festival 2009: i vincitori della competizione

Posted in Cinema, Eventi with tags , , on giugno 16, 2009 by Dario Adamo

Con il party di chiusura di ieri sera si è conclusa la quinta edizione del Biografilm Festival 2009, che quest’anno ha visto la partecipazione di un gran numero di appassionati i quali, giorno dopo giorno hanno seguito proiezioni e incontri, con la costante possibilità di interagire con i protagonisti dell’evento, sempre presenti e ben disposti nei confronti di tutti.

La giuria dell’edizione 2009 composta da Roberta Ronconi, Michela Gallio, Stan Warnow e Spiros Stathoulopoulos durante la mattinata dell’ultima giornata ha decretato vincitore del Lancia Award|Biografilm Festival 2009 Jeremiah Zagar, autore di In a Dream, film sulla vita di Isaiah Zagar, padre del giovane regista e artista eccentrico che con i suoi mosaici ha decorato parte della città di Philadelphia. Un documento di vita che come un diario si va sviluppando giorno per giorno, passando per i momenti più difficili di un artista che ha anteposto spesso il suo lavoro alla sua famiglia con il risultato di rischiare spesso la caduta definitiva e salvato sempre per un soffio dai figli affettuosi e da una moglie molto comprensiva.

Il Best Life Award|Biografilm Festival 2009 per il miglior racconto biografico è andato invece a Persona non grata di Fabio Wuytack anche questa volta figlio del protagonista del suo racconto Frans Wuytack prete, manovale e artista che decide di cambiare la sua vita intorno agli anni ’60 preferendo ad una vita agiata e regolare, la lotta per la causa delle Favelas venezuelane che gli ha comportato l’esilio negli anni ’70.

Una menzione speciale da parte della giuria è stata assegnata al coinvolgente racconto di Petra Seeger, In Search of Memory, film sui successi e sull’incredibile personalità del Premio Nobel per la Medicina Eric Kandel, uomo dalla risata travolgente che ha fatto della ricerca scientifica sulle sinapsi e sull’immagazzinamento della memoria un obiettivo costante, non smettendo mai di amare la sua vita, i suoi cari e il suo passato.

Per quanto riguarda il film più amato dal pubblico l’Audience Award|Biografilm Festival 2009 è andato a Garbage Warrior di Oliver Hodge, film su un architetto ostinato e controcorrente, Micheal Reynolds, che fin dal primo giorno di attività professionale ha creduto solo nel suo modo di costruire abitazioni (con materiali di riciclo, lattine e pneumatici), scontrandosi sempre con l’ottusità della macchina burocratica e con le leggi anti-sviluppo sostenibile, riuscendo però poi a convincere qualcuno delle sue buone ragioni.

Infine un premio speciale per il 5° Biografilm Festiva| International Celebration of Lives è andato a Protagonist di Jessica Yu, mentre Il premio Lancia Celebration of Lives|Biografilm Festival 2009 è stato consegnato a Elliot Tiber, autore del libro da cui il regista Ang Lee ha attinto per il suo ultimo film, presentato in anteprima europea durante il festival, Taking Woodstock.

Quasi un’intera settimana di biografie e racconti di vita non sembrava essere bastata ieri sera per la gente che con grosse difficoltà e con un po’ di amarezza ha dovuto abbandonare la Manifattura delle Arti, luogo che per sei giorni è riuscito a ricreare un’atmosfera accogliente e ospitale in sintonia con il Woodstock/leitmotiv di quest’anno. La speranza è quella di rivedersi l’anno prossimo con la stessa buona qualità di film in concorso e con il medesimo entusiasmo bifronte, di ospiti e pubblico.

Woodstock al Biografilm Festival. Il Director’s Cut del documentario di Wadleigh

Posted in Cinema, Eventi with tags , , on giugno 11, 2009 by Dario Adamo

Quanti sanno cosa è (stato) Woodstock? Quanti possono immaginare veramente cosa abbia significato per gli organizzatori e per i partecipanti, quale sia stata l’entità reale (impressionante) dell’evento, cosa si possa provare a vedere dal vivo The Who, Janis Joplin, Jimi Hendrix e molti altri nell’arco di nemmeno tre giorni?

Nel 1969 un giovane regista esordiente di nome Micheal Wadleigh era lì per riprendere quell’evento epocale e l’anno successivo vinse un meritatissimo oscar come miglior documentario con il suo Woodstock. Quest’anno esce in DVD (data prevista 23 giugno) una mirabile edizione aggiornata Woodstock: Three Days of Peace & Music-The Director’s Cut lunga ben 218 minuti che il pubblico del Biografilm Festival 2009 ha avuto modo di vedere in anteprima a termine della prima giornata dell’evento.

L’inconsueta durata del documentario avrebbe potuto spaventare i partecipanti del festival che invece, come in preda ad uno stato di estasi lisergica, non sono usciti dalla sala fino all’una di notte, vittime accondiscendenti di una magica empatia che si è creata con il pubblico che nel 1969 stava seduta su una collina ad ascoltare alcuni tra i più grandi artisti di sempre.

Ad entrare subito in sintonia con l’atmosfera ha contribuito la presenza ad inizio proiezione del regista Micheal Wadleigh, impegnato per l’intero pomeriggio a scattare foto per tutto il cortile della cineteca e a scambiare due chiacchiere con tutti coloro che ne avessero avuto voglia, accompagnato dal “padre” di Woodstock Artie Kornfeld, il montatore del documentario Stan Warnow e il fotografo di scena Barry Z Levine che hanno voluto salutare il pubblico, suggerendo di godere del film prestando particolare attenzione ai testi delle canzoni e invitando ad alzarsi in piedi, ballare e fare qualsiasi cosa si volesse durante la proiezione.

Sono bastati pochi minuti perchè il viaggio a ritroso nel tempo cominciasse e ci si sentisse parte di quella cosa chiamata Woodstock: sintomatici a riguardo gli applausi alla fine di ogni concerto ripreso con maestria dal regista e la sua troupe (tra cui figura un giovanissimo collaboratore di nome Martin Scorsese), gli accompagnamenti canori della platea per i brani più noti o le due dita alzate su richiesta di Sly and The Family Stone. Ad aprire le danze ieri come allora Richie Havens salito per primo su un palco ancora in costruzione, mentre la gente cominciava a riempire quella vasta distesa di terra. Il resto è storia, che dopo quarant’anni fa ancora piacere rileggere attraverso le immagini sapientemente montate da Stan Warnow: le performance di Jefferson Airplane, The Who, Canned Heat, Joe Cocker, Santana, Ten Years After, Ario Guthrie, Sha-na-na, Country Joe passando per molti altri ed arrivando al grande concerto serale di Janis Jolplin e all’ultimo, attesissimo, ma arrivato solo la mattina del lunedì quando già la collina di Bethel era semivuota, di Jimi Hendrix.

Le scene dei concerti si alternano alle interviste ai ragazzi che vi hanno partecipato e alla gente del luogo in parte piacevolmente sorpresa dell’educazione e della civiltà dei giovani “fricchettoni” e in parte disgustata per un festival che permetteva “a ragazzini di quindici anni di dormire in una tenda”.

Le opinioni su quei giorni e su ciò che ne è conseguito come si sa sono le più varie e controverse, da chi ci ha visto la riunione di giovani che cercavano le risposte alle domande della loro vita in quella reunion tutta sesso, droga e libertà a coloro che la considerano un evento-segno, in grado di fornire un confine nella recente storia della musica e della civiltà tra un prima woodstock e un dopo woodstock. Una cosa è certa: fu impressionate viverlo allora ed è altrettanto sconvolgente ri-vederlo oggi, pur nella magra consolazione di fruirne attraverso delle immagini. Di qualità.

“Dallo zolfo al carbone”entra nelle aule universitarie: il regista Luca Vullo invitato come docente dagli atenei di Padova e Bologna

Posted in Cinema, Eventi on giugno 2, 2009 by Dario Adamo

Lo scorso 27 maggio il giovane regista Luca Vullo è stato invitato dal prof. Mirco Melanco dell’Università degli Studi di Padova per un incontro con gli studenti del DAMS impegnati in un laboratorio che ha come scopo la realizzazione di un documentario dedicato alla memoria del grande Dziga Vertov, nell’ottantesimo anniversario del film girato a Mosca “L’uomo con la macchina da presa”.

Luca Vullo con il successo ottenuto grazie al suo ultimo lavoro “Dallo zolfo al carbone”, oltre ai consueti riconoscimenti presso festival e rassegne, in questi ultimi tempi ha anche ricevuto numerosi apprezzamenti da parte di molti docenti universitari di cinema. Per l’incontro, l’autore ha fornito indicazioni necessarie riguardo le tecniche di sceneggiatura, ripresa e montaggio per la realizzazione di un film documentario.

Per il giovane regista nisseno non si tratta della prima volta nella prestigiosa veste di docente universitario: lo scorso 20 aprile infatti, Luca Vullo è stato invitato a partecipare ad una lezione del corso di Promozione e Marketing del Prodotto Audiovisivo tenuto dalla Prof.ssa Veronica Innocenti dell’Università di Bologna. In quell’occasione si è discusso con gli studenti riguardo le strategie produttive e le tecniche di distribuzione pensate per il documentario low-budget “Dallo zolfo al carbone”.

Le due esperienze accademiche dell’autore tessono inoltre un filo invisibile che lo lega all’esperienza di un suo famoso concittadino, noto alla quasi totalità degli studiosi di cinema: Lino Miccichè, tra i più importanti critici cinematografici italiani di tutti i tempi, senza avere mai portato a termine gli studi universitari (nota in comune, al meno per il momento, con il giovane cineasta di Caltanissetta) cominciò molto presto la sua attività di docente, arrivando nel tempo a ricoprire incarichi presso le università di Trieste, Siena, Parigi – Sorbonne e Roma III. Semplici casualità che fanno comunque ben sperare sull’attività del giovane regista.

Domenica 24 maggio inoltre il documentario è stato proiettato presso il Centro civico Centeleghe di Collegno, in provincia di Torino, nell’ambito della dodicesima rassegna del Festival Cinemambiente. L’incontro, organizzato in occasione della giornata mondiale dell’ambiente e con la collaborazione del Centro studi “La Casa Sicilia”, ha visto la partecipazione oltre che dell’autore, delle autorità comunali e degli organizzatori dell’evento, anche quella dell’ultimo cantastorie siciliano, Nonò Salomone.

Sempre a Torino il documentario “Dallo zolfo al carbone” è stato proiettato, alla presenza del regista, lo scorso giovedì 28 maggio presso L’Archvio Nazionale Cinematografico della Resistenza. La proiezione è stata parte di una serie di appuntamenti riguardanti la rassegna “Costituzione e Cittadinanza al cinema” che durerà fino al 21 giugno.

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Corto Circuito – Il cinema contempraneo nella rete. Convegno internazionale di studi

Posted in Cinema, Eventi on maggio 27, 2009 by Dario Adamo

Si è chiuso ieri il convegno internazionale di studi “Corto circuito – il cinema contemporaneo nella rete” tenutosi presso i laboratori DMS di via Azzo Gardino 65a , curato da Michele Fadda e dedicato al compianto Franco La Polla. L’incontro, che ha occupato quasi interamente le giornate del 25 e 26 maggio, ha concluso inoltre l’attività 2009 del Centro La Soffitta – Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna.

Nei due giorni di lavori sono intervenuti professori dalle più importanti università italiane e non solo, che hanno fornito il loro contributo concentrandosi sui diversi aspetti che caratterizzano il cinema contemporaneo, sia nelle sue problematiche di ordine teorico, sia nelle sue implicazioni tecniche legate all’innovazione tecnologica.

“Di cosa parliamo quando parliamo di cinema contemporaneo” è stato il titolo della relazione introduttiva, nonché il principale nodo da sciogliere per i vari intervenuti al convegno che hanno portato il proprio punto di vista su un tema tanto vasto, quanto spigoloso e stimolante. C’è chi, come il prof. Guglielmo Pescatore dell’Università “ospitante”di Bologna, si è preoccupato maggiormente di rilevare alcune importanti trasformazioni nel sistema mediale, soffermandosi su fenomeni quali la convergenza digitale, la scalabilità dei contenuti e la serializzazione, cogliendo in questi ultimi la rivoluzionaria subordinazione del medium al messaggio (con buona pace di Marshall McLuhan). Ma non sono mancati gli apporti più “pratici”, come i riferimenti ai cambiamenti avvenuti nei modi di ripresa, nelle fasi di pre e post produzione nell’ambito della realizzazione audiovisiva portati inesorabilmente dal digitale, di cui si è occupato il prof. Vito Zagarrio dell’università di Roma Tre o ancora la reciproca influenza che si realizza oggi tra due realtà solo apparentemente distanti tra loro, come quelle del cinema e del videogioco che danno origine a “oggetti” di straordinaria innovatività, come nel caso preso in esame dal prof. Ruggero Eugeni dell’università cattolica di Milano.

Si è parlato anche di “elaborazione del canone 2.0”, cioè di cosa cambia nelle classifiche (pubblico e critica) dei film più visti, imperdibili o essenziali nell’era del cinema contemporaneo, a partire dalle quali il prof. Roy Menarini ha costruito un’interessantissima analisi che sta alla base del suo prezioso intervento. Non è mancata nemmeno la politica, trattata sia direttamente, cioè nella sua influenza che questa ha sui generi cinematografici (“modi della circolazione neomediale del cinema politico italiano” a cura dei prof. Giacomo Manzoli e Francesca Negri), sia nei termini di un’attenzione rivolta alle retoriche che accompagnano le uscite dei film, che creano attese o spezzano illusioni, ma che inevitabilmente nell’era contemporanea fanno parte degli oggetti stessi, si accompagnano fino a creare qualcosa di unico con il film (si tratta del contributo offerto da Andrea Bellavita).

Sicuramente però, ciò che ha piacevolmente sorpreso tutti i presenti è stato l’intervento, avvenuto nella tarda mattinata del secondo giorno di lavori, del più giovane tra i relatori, l’unico a cui non è possibile far precedere la sigla prof., ma che per un giorno se la sarebbe meritata “ad honorem”, legittimata dell’esaustività, nonché dalla complessità del suo intervento su un genere cinematografico di difficile collocazione, il global cinema. Si tratta di uno studente universitario, Giorgio Avezzù, vincitore l’anno scorso dell’importante premio di critica cinematografica “Adelio Ferrero”, invitato a partecipare al convegno e che ha fornito sicuramente un importante contributo all’incontro. Importanti temi poi sono stati affrontati nel proseguo della giornata, parole come “esperienza” e “memoria” hanno attraversato i discorsi di Leonardo Gandini e Luca Malavasi, passando per gli interventi dei docenti stranieri provenienti dall’Université Paris III Sorbonne Nouvelle, Jean Loup Bourget e Laurent Jullier che si sono occupati rispettivamente dell’influenza della pittura nel cinema contemporaneo e della post-moderna modalità di ripresa (ma che affonda le sue radici ne cinema di Abel Gance) definita Run and Gun Style.

Proveniente dalla lontana università della Pennsylvania il prof. Timothy Corrigan ha affrontato un sottogenere di tutto interesse come quello a cui appartengono i cosiddetti “Essay films” (film – saggio), all’interno di un’ampia discussione su un cinema che si definisce contemporaneamente riflessivo e rifrattivo; un curioso caso di rimediazione e “dialogo” tra generi è quello descritto dalla prof.ssa Maria Roberta Novielli nella sua trattazione riguardante quei particolari romanzi per cellulare nati in Giappone, che la “scalabilità” di cui ha parlato il prof. Pescatore ha permesso che diventassero prima manga e poi finalmente un film.

Chiude la seconda giornata di lavori e, quindi, il convegno di studi, l’intervento della prof.ssa Monica Dall’Asta che si è avvalsa in maniera non volontaria e non programmata di un appassionato interlocutore “nascosto” tra gli uditori seduti in sala: il prof. Francesco Casetti, noto praticamente alla totalità degli studenti e docenti di cinema italiani e non, che ha avuto la possibilità di scontrarsi, seppur affettuosamente, con l’ultima relatrice del convegno su questioni di carattere generale relative alla riconfigurazione del quadro attuale degli studi sul cinema. A testimonianza del fatto che quando si parla di cinema contemporaneo risulta difficile (almeno per ora) lasciarsi imprigionare da classificazioni rigide o tassonomie stabili, sarà perchè come ha voluto affermare con forza Casetti il terreno di gioco è cambiato e sta continuando a cambiare, sarà perchè quel terreno è continuamente martoriato dai frequenti terremoti che si susseguono alla velocità delle odierne connessioni internet.