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“Evviva la vita” il nuovo videoclip dei Merce Fresca diretto da Luca Vullo

Posted in Cinema, Varie on agosto 21, 2009 by Dario Adamo

In un’estate durante la quale ai vertici del nostro governo si dibatte ora sulla necessità di cambiare l’inno nazionale ora sulle misure adeguate per combattere la crisi, dal profondo sud si fa sentire una piccola canzone, un inno alla vita che si colora di ottimismo, dal verde della speranza al giallo della fortuna.

Il brano in questione è “Evviva la vita” del gruppo musicale Merce Fresca, band formata da otto giovani musicisti che dal 2005 a oggi hanno girato in lungo e in largo la Sicilia, dispensando energia positiva e non facendo mai mancare il divertimento a chi li ha visti esibirsi dal vivo. Sonorità ska, con influenze pop e rock’n’roll i Merce Fresca sono già al loro secondo album che si intitola “Le faremo sapere”, ironico riferimento a coloro che decidono della sorte di molti artisti, giocando con le speranze di chi costruisce un sogno giorno per giorno e pezzo per pezzo.

Dall’incontro con il giovane regista Luca Vullo che con il suo “Dallo zolfo al carbone”ha partecipato in concorso al David di Donatello 2009 e ha ottenuto la nomination al Globo d’oro 2009, è nata l’idea di realizzare il primo videoclip musicale. Il brano scelto è stato appunto “Evviva la vita” vivace e leggero incitamento a godere di ogni momento della propria esistenza e la macchina creativa si è messa in moto: i musicisti con la loro energia e il filmaker con la propria creatività.

Il risultato è stato l’esito dell’incontro delle forze messe in campo da entrambe le parti: l’energia di ogni componente del gruppo, nonché di pubblico e comparse, si è legata indissolubilmente ai colori vivaci degli sfondi naturali scelti dal regista, restituendo così “ogni onore e gloria” alla terra che ha dato i natali a queste giovani promesse. Il tutto tenendo fede all’ironia di quel “le faremo sapere” dei tanti talent scout che promettono il cielo per poi restare impassibili difronte allo scintillio degli astri nascenti.

“L’unione fa la forza” o “chi ben comincia è a metà dell’opera”, scegliete voi il detto più giusto a seconda che preferiate che gli artisti che valgono continuino a collaborare o se invece credete nel valore provvidenziale delle prime volte andate a buon fine. In ogni caso nell’aria resta quel profumo di ottimismo che aiuta a sperare affinchè i sogni degli artisti meritevoli non restino solo dei semplici desideri.

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Intervista a Alborosie: quando l’artista è bravo a cantare, ma non sa cosa dire.

Posted in Varie with tags , , on agosto 29, 2008 by Dario Adamo

Capita frequentemente che si ascolti per molto tempo un artista, se ne conoscano a memoria canzoni e ritornelli, si vada ai suoi concerti con passione ed energia restando piacevolmente colpiti anche di come riesca a coinvolgere dal palco in uno spettacolo dal vivo, ma si sappia poco di chi è veramente, cosa fa e (ahimè!) cosa pensa.

Quando un cantante raggiunge un certo livello (di fama e di levatura artistica), viene, che lo voglia o no, investito come da poteri speciali. In quel momento si sta facendo ambasciatore del suo genere musicale nel mondo e conseguentemente del messaggio che normalmente vincola quella musica. Lo faceva magistralmente Bob Marley quando girava il mondo e promuoveva la musica reggae come portatrice di messaggi quali l’Amore, la pace e la fratellenza tra i popoli. Quello che diceva, faceva. Quello che pensava, cantava. Senza scarti, coerentemente e con vero ardore. Ma era Bob Marley.

Oggi ci sono altri artsiti, oggi il numero Uno al mondo della musica reggae è senza ombra di dubbio Alborosie che, cresciuto artisticamente in Italia con i Reagge National Tickets, vola in Jamaica e da lì dopo alcuni anni di rodaggio, esplode e conquista fama mondiale con questa sua nuova identità, con questo suo alter ego un po’ gangsta, alquanto lontano da quel bianco rastaman che cantava “Il Mondo” e “Il rimedio”.

Quest’anno è salito sul palco del Sikula Reggae Festival, realizzando uno spettacolo che ha strappato i consensi che si meritava, strabiliando con quella voce su cui ha dovuto sicuramente lavorare tanto, così come ha fatto con quell’inglese trasformato in ottimo jamaican english.

Il fatto che canti in questa criptica, ma tanto amata lingua di cui tutti i reggae lovers sono infatuati, non lo esula dal compito (per lo meno quando si trova in Italia) di rispondere ad alcune domande, utilizzando quel bell’italiano che gli ha insegnato mammà. Certo, qualche suono gli esce un po’ jamaican, ma almeno sappiamo e capiamo bene quello che dice.

L’intervista rilasciata qualche momento dopo il concerto tenutosi a Rosolini è a cura di uno dei ragazzi di Siciliantagonista.org, che non può farsi scappare l’occasione di rivolgere qualche domanda al number one neo-jamaicano, così da potere sapere qualcosa in più su questo successo vivente, ambasciatore della musica reggae nel mondo. Il risultato è quantomeno sconcertante, soprattutto per coloro che vogliono conoscere le opinioni di un big sui temi “scottanti”di questi ambienti, come per esempio la tanto discussa omofobia e la legalizzazione della marjuana.

La traccia audio dell’intervista è ascoltabile qui, a testimonianza del fatto che non si tratta di illazioni gratuite o di maligne supposizioni

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Andiamo con ordine:

Il messaggio originale della musica reggae: Alborosie afferma di essere politicizzato, anche se fino ad ora non si è espresso al massimo. Dovremmo aspettare il suo prossimo lavoro per sentire parlare di tematiche forti: si pronuncerà sui paesi che utilizzano la violenza contro altri paesi e si spinge pure oltre, affermando che parlerà anche dell’Italia e della sua preoccupante situazione politica, del Vaticano e dell’esercito.In ogni caso dice di “non essere commerciale e di non farlo per soldi”anche se qualche bell’ambiente di lusso  tra donne stupende, alcool e anelloni d’oro, nei suoi video si lascia vedere senza troppi imbarazzi.

L’omofobia: uno dei pezzi forti. Alborosie ha “un approccio molto europeo nei confronti dell’omofobia”cioè, come spiega subito dopo, non è interessato alle abitudini sessuali degli altri. Quindi? Noi europei siamo così tolleranti da non provare sdegno e orrore nei confronti di quelli che in Jamaica massacrano a sangue gli omosessuali o, ancor peggio, li vogliono vedere bruciare come paglia secca? Noi siamo così aperti culturalmente che ogni comportamento razzista, sessista, violento va bene purchè si faccia in privato e lontano dai nostri liberal-occidentali occhi? Forse si dovrebbe spiegare ad Alberto che l’omofobia non è una scelta sessuale, ma è un’avversione ossessiva e spesso crudele per gli omosessuali, qualcosa di molto diffuso in Jamaica e spesso inneggiato nei pezzi dancehall dei suoi colleghi. Lui, da artista seguito e famoso potrebbe spendere due parole d’amore universale contro tutti questi abusi ma purtroppo è soltanto un “uomo piccolo”che non può giudicare. Che sia ben chiaro comunque gli piacciono le donne, ci mancherebbe altro…

Da Stena a Alborosie, quanti passaggi? “Stena è mio padre, Alborosie è ilfiglio, senza il padre non c’è il figlio”. Complimenti mamma, hai un figlio jamaicano e non ne eri al corrente! Insomma Alberto non ha mai cantato con i Reggae National Tickets, lo starete confondendo con una altro. Lui è Alborosie punto e basta. La domanda mette in difficolta il giornalista, ma Albo lo incoraggia e lo mette su un altra strada, quello della marjuana.

Parliamo di marijuana allora. Ci piace perchè è illegale, perchè è qualcosa di proibito e ci attrae per questo. Se non fosse illegale del resto…. Ma come? E il buon vecchio Peter Tosh con la sua Legalize it e tutti gli altri che negli anni hanno combattuto per avere la marijuana legale, così da togliere almeno questo al controllo delle organizzazioni criminali, della mafia? Chi va in carcere per qualche grammo, chi passa guai inutili per una canna che, come il saggio Alborosie sa bene, non fa male a nessuno e non uccide? Niente di tutto questo lui vuole “la coltivazione industriale e l’ esportazione globale, nazionale e internazionale”, ma comunque illegale, contro il sistema, contro Babylon. Sembra di sentire un ragazzino che ha appena finito di leggere qualche saggio sull’anarchia ed è tutto infervorato per le elucubrazioni sul sistema da abbattere o da eludere. Vabbè.

Un sogno e un incubo. L’ultima perla. Il sogno di Alberto è di “vedere la musica tornare in piedi come una volta”( e fin qui diciamo che va bene) “dove ci sono i soldi,dove la gente ha i soldi, dove i ragazzi hanno i soldi in tasca e possono andare ai concerti”. Non vogliamo inasprirci proprio alla fine, ma vi assicuro che è dura. Ipotizziamo benevolmente quindi che Alberto voglia solo una più giusta ed equa ridistribuzione, un attenzione maggiore ai paesi poveri, meno scompensi tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri(vedi l’Etiopia d’oggi). Escludiamo quindi un inconscio capitalista e un Morfeo che disturbi i sogni di Albo con paperonesche piscine piene di dollari. “I soldi sono solo carta stampata e stampali sti cazzo di soldi!”Alè, tutti con i soldi, che, deduciamo, fanno la felicità. Addio messaggio originale del reggae.

Con questo articolo non si è voluto sparare a zero in maniera gratuita e illegittima su Alborosie che resta un grande cantante, il cui personalissimo stile insieme a delle grandi doti canore lo hanno portato in cima alle classifiche di tutto il mondo. Si tratta semplicemente di un invito a conoscere e a capire le intenzioni, gli obiettivi e le pulsioni degli artisti, i quali a volte peccano un attimino di sufficienza e superficialità, forse senza rendersi conto che quando si arriva in alto si è in qualche modo responsabili di qualcosa di grande, cioè di quel messaggio originale di cui si è accennato a inizio dell’intervista. Che il tempo porti consiglio.

“Sardinia Blues”di Flavio Soriga. BOMPIANI, pp. 276 – 16,00 euro

Posted in Varie on agosto 2, 2008 by Dario Adamo

Faccio uno strappo alla regola, un’eccezione. Inizialmente mi ero promesso ed avevo annunciato “pubblicamente” di scrivere di cinema ed eventi culturali per non perdermi troppo nei meandri dell’informazione culturale e non disorientare troppo i fruitori dei miei umili contenuti. Ma quando un libro raggiunge la portata di evento (personale in questo caso, si intende) mi sembra giusto parlarne e renderlo noto ai web-navigators che si imbattono nel mio blog.

Il libro/evento in questione è Sardinia Blues e l’autore si chiama Flavio Soriga. Sardo di nascita e cuore, romano d’adozione, il giovane scrittore è nato a Uta (CA) nel 1975 e ha all’attivo altri due libri Diavoli di Nuraiò (Il Maestrale , 2000) e Neropioggia (Garzanti, 2002) che lo hanno portato alla conquista rispettivamente del Premio Italo Calvino e al Premio Grazia Deledda Giovani.

Il ritmo, innanzitutto. Questo libro trascina, incatena, traina e ci accompagna deliziosamente e senza spingere con pressione nelle avventure di questi tre personaggi Pani, Licheri e Corda. Tre cognomi e tre ballerine per le quali i giovani soffrono ancora e che stentano a dimenticare. Tre pirati, come si autodefiniscono, che cercano di tirare avanti (anche non proprio legalmente a volte) dopo una gioventù un po’ bruciata, un po’ malinconica, ma pur sempre verace, autentica.

Una malattia, l’Anemia Mediterranea, forse più conosciuta come Thalassemia, per i continentali, fa un po’ da filo conduttore, ma senza mai appesantire o fare la facile voce grossa del vittimismo semplice. Una compagna, non voluta nè ben accetta, di una vita comunque normale, con i suoi alti e suoi bassi, gli amori e le soffernze. Una vita, tutto incluso, banalità quotidiana e decisioni difficli inculse.

I punti non ci sono in questo testo e del resto le virgole svolgono benissimo il loro lavoro: trattengono, poco, e rilanciano in quello che è il fiume degli eventi che scorre in una Sardegna non solo estiva e “vippaiola”, ma anche paesana e semplice, poco asfaltata e routinaria, discotecara quanto basta. Dalla quale a volte è necessario scappare, emigrare, per necessità o Amore che sia.

Un libro da bere come i coca-rhum della discoteca Peyote della storia e che vi disseterà, senza il rischio di sottrarvi preziosi punti della patente. Al massimo potete perdere d’cchio un bellissimo tramonto d’estate, perchè distratti e allo stesso tempo attenti alla lettura, ma senza troppi rimorsi.

Enzo Biagi e Pier Paolo Pasolini. Riflessioni di un Intellettuale.

Posted in Varie on luglio 24, 2008 by Dario Adamo

L’ intervista di uno tra i più grandi giornalisti mai vissuti, Enzo Biagi, allo scrittore-regista-profetico intellettuale, Pier Paolo Pasolini. Pillole di situazionismo debordiano sulla funzione (o meglio disfunzione) dei mass media come strumento alienante e omologatore, l’impossibilità della democrazia televisiva, l’utopia di una vera libertà di parola. La indiscutibile validità di posizioni prese decine di anni fa e terribilmente valide ancora oggi. Profezie d’Autore.

Ringraziamento dovuto

Posted in Varie on luglio 9, 2008 by Dario Adamo

Brevemente e concisamente, mi tocca ringraziare nei primi passi di questa esperienza una persona su tutte, una delle personalità più incredibili cha abbia mai conosciuto nella mia vita… senza i cui incoraggiamenti non sarei di certo qui a scrivere. Questa persona è Francesco Gori, astro nascente del web marketing e del web analytics, compagno di studi e soprattutto grande amico.

Grazie Fratch

Inaugurando

Posted in Varie on luglio 9, 2008 by Dario Adamo

Mi sembra proprio che sia giunta l’ora… Cari- futuri- lettori, da oggi inizia la mia esperienza come blogger e “informatore culturale” così come mi vorrei autodefinire. Il mio obiettivo è molto semplice, nonchè triplice : consigliare, informare, aggiornare principalmente su film da non perdere ( o da scansare senza indugi ) e in piccola percentuale anche su eventi e occasioni culturali da tenere sott’occhio perchè, a mio parere, validi e interessanti.

Diciamo che farò in modo di consigliarvi come spendere alcune ore della vostra vita, se non avete ancora deciso se uscire o restare a casa, in compagnia di un buon film. Il mio blog sta proprio lì, tra la vita fuori di casa e l’intimo spazio domestico… Consideratelo proprio come una porta, che se vorrete, potrete aprire quando volete.

Si tratta di una prima esperienza, sia con il blogging che con l’informazione culturale, pertanto vogliate perdonarmi possibili errori e incidenti di percorso, cercò di fare il possibile per risultare efficace e coerente.

Grazie e buona estate a tutti!